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21 maggio 2012

Dalla potenza all’atto, il motore è immobile: L’Italia dopo l’Italia

Dalla potenza all'atto L'Italia dopo l'Italia
Dalla potenza all'atto L'Italia dopo l'Italia

Dalla potenza all’atto L’Italia dopo l’Italia

Dalla potenza all’atto: continuano gli appuntamenti della manifestazione L’Italia dopo l’Italia degli Editori Laterza nella Basilica di S. Maria delle Grazie a Milano.

Mercoledì 16 maggio a parlare nella basilica gremita da un pubblico che manifesta con il suo alto tasso partecipativo un bisogno di cultura scarsamente accontentato nel nostro paese, è Giuseppe De Rita, presidente del Censis (Centro per lo studio degli investimenti sociali) di cui è fondatore insieme ad altri, nonchè membro della fondazione Italia Usa. Ha ricoperto in passato anche la carica di presidente del Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro). De Rita inizia il suo intervento parlando dei fenomeni socio economici che coinvolgono il nostro Paese nel secondo dopoguerra, fotografando quei tempi come la stagione più aperta e democratica dell’Italia.

De Rita sostiene fermamente che dal 45′ in poi non si è affermata solo una democrazia politica ed elettorale ma sostanziale, in quanto, secondo il pensiero espresso da De Rita, dopo la Seconda Guerra mondiale vi è stata la rivincita della gente comune.

E’ questa gente che fa la ricostruzione, che davanti alla tragedia reagisce rimettendo in piedi uno stato distrutto dalla guerra e da vent’anni di dittatura; è la gente comune che dà vita ad uno dei fenomeni di migrazione interna più vasti che la storia ricordi, portando enormi masse popolari del Sud Italia a cercare lavoro nelle grandi fabbriche del Nord che in quegli anni dettavano i tempi del boom economico: e non chiamatelo miracolo. I miracoli sono istantanei ed indolori, qui si sta parlando di quindici, venti anni di sacrifici, migrazioni, solitudini, lontananze, lotte operaie per avere condizioni di lavoro migliori.

Fino ad arrivare agli anni 60′ e 70′, anni in cui la gente comune che aveva ricostruito il paese, che l’aveva estratto ansimante dalle macerie della guerra, dopo aver lottato e sudato sangue nelle fabbriche, si scopre consumista, si scopre maggiormente individualista, si scopre capace anche di fare impresa: insomma, l’individualità assurge a motore degli eventi, la piccola e media impresa diventa la vera locomotiva economica del Paese.

Non solo a livello economico l’idividualità incide sull’evolversi della società italiana: insieme alla piccola impresa, l’accento posto sulla soggettività fa si che ci sia un’affermazione di valori individuali nel vestirsi, negli orientamenti religiosi, nelle pratiche sessuali: sono i tempi in cui l’aborto e il divorzio vengono finalmente riconosciuti come diritti.

Attualmente i motori economici si sono fermati, l’idividualità tra essi è diventata forse il più grande freno al nostro paese. Non si sa chi o cosa prenderà il posto di motore economico lasciato libero dalla crisi. Probabilmente il motore sarà esterno, verrà dall’Oriente

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