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23 Maggio 2012

Distributori merendine, l’Università di Bari mette a dieta le macchinette abusive

All’Università di Bari e nella sede distaccata di Taranto, l’appetito vien mangiando… non solo per gli studenti universitari che combattono lo stress pre e post esame sfogandosi su merendine e cioccolate ipercaloriche presenti nelle varie macchinette automatiche ma, anche per la stessa Università che ha finalmente regolamentato la presenza dei distributori, permettendo di fatto anche un guadagno “ufficiale” attraverso un canone di concessione e non più “ufficioso” tramite amici, per le casse a regime di dieta dell’Ateneo pugliese.
La comparsa a sorpresa (e quindi abusiva) delle macchine fornitrici di cibo e bevande, è stato un fenomeno che ha interessato per anni  i corridoi di facoltà di Bari prima e dopo anche quelli di Taranto,  con spiacevoli connessioni (a Taranto qualche mese fa vennero distrutte da atti vandalici o forse dalla concorrenza, tutti i distributori presenti) e con consumi di elettricità non controllati.
La solita burocrazia, favoritismi di stampo clientelare, decisioni non prese da chi avrebbe dovuto e prese invece da chi non avrebbe potuto, hanno portato ad una situazione di assoluta mancanza di regole e controlli che si è protratta per anni e alla luce del sole dei dipartimenti di facoltà.
Il gruppo bergamasco vincitore della gara di appalto, potrà ora installare ben 93 apparecchi presso l’Università di Bari e nella sede distaccata di Taranto, portando nelle casse dell’Ateneo 553 mila euro l’anno (Iva esclusa) per la durata di sei anni e si spera, ristabilendo di fatto un senso di normalità e legalità delle piccole cose.
Il Consiglio di Amministrazione Accademico dell’Università, dopo aver ratificato l’appalto, si occuperà anche di nominare i direttori dell’esecuzione del contratto che dovranno vigilare sulla installazione dei distributori regolari e sulla immediata rimozione di quelli abusivi che da troppo tempo sostavano in questi luoghi di cultura non solo non pagando canoni o rimborsi spese per l’utilizzo della corrente elettrica utilizzata ma non rispettando anche, norme in materia di sicurezza, di controlli e igiene.

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