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29 agosto 2012

Il museo “eco” nel deserto d’acqua

L’architetto italiano Pietro Laureano si aggiudica il progetto per la costruzione di un complesso museale in un’oasi nel sud est del Marocco

Pietro Laureano è un insigne architetto che, oltre alla cattedra di Storia e Civiltà del Territorio presso la facoltà di Architettura dell’Università di Bari, è anche Rappresentante italiano nel Comitato Scienza e Tecnologia della Convenzione delle Nazioni Unite per la Lotta alla Desertificazione (UNCCD), nonché Consulente UNESCO esperto delle zone aride, della civiltà islamica e degli ecosistemi in pericolo.

Proprio nell’ambito di tale incarico, Laureano ha da poco vinto il bando per la costruzione di un museo ecologico dedicato alla salvaguardia della memoria sull’evoluzione delle tecniche di sfruttamento della rete idrica naturale del territorio, disposto dal Ministero per l’Urbanistica del Marocco.

In particolare, il museo sarà dedicato alle khettara, antichi tunnel di captazione d’acqua chiamati anche qanat in Iran, foggara in Algeria e falaj in Oman. La caratteristica di questo canali artificiale sta nel fatto di riuscire a raggiungere acque libere là dove non esiste alcuna risorsa superficiale apparente.

Secondo un approfondimento del Centro Internazionale Civiltà dell’Acqua, la nascita delle khettara  è testimoniata in modo incontrovertibile dall’opera dello storico e geografo arabo Al-Idrîsî, il quale la individua nel periodo compreso tra il 1106 e il 1143: «L’acqua della città che serve a irrigare i giardini fu ottenuta grazie allo sfruttamento di un sistema ingegnoso messo in opera da Ubayd Allah Ibn Yûnus al-Muhandis. La realizzazione di questo artificio fu facilitata dall’esistenza di una falda freatica molto vicina alla superficie. Ubayd Allah Ibn Yûnus al-Muhandis (l’ingegnere) è venuto a Marrakech dopo la sua fondazione, quando non si trovava nella città che un solo giardino di proprietà di Abû l-Fadl, il servo del Principe dei Credenti del quale abbiamo parlato (cioè di Ali Ibn Yûsuf). L’ingegnere si diresse verso la parte più elevata del terreno che dominava il giardino e vi costruì un pozzo quadrato di grandi dimensioni da dove fece partire, per far fluire alla superficie, una canalizzazione sotterranea scavata in continuo. Aiutato dall’uso della livella, andò nella direzione della parte inferiore scavando dall’alto in basso e progressivamente fino a che l’acqua fuoriuscì all’aria aperta e arrivò al giardino per scorrere notte e giorno, senza interruzione. Pertanto, quando un osservatore osserva il terreno, egli non nota una differenza di altezza sufficiente per giustificare l’uscita dell’acqua dalle profondità e la sua apparizione in superficie. Solo un conoscitore può comprendere il principio di funzionamento di questa tecnica di sfruttamento delle acque sotterranee. E questo principio attiene essenzialmente al buon livellamento del terreno».

Il museo dedicato alle khettara progettato dall’architetto Laureano sorgerà nell’oasi di Fezna, 500 km ad est circa da Marrakech, ed oltre ad essere una futura attrattiva turistica avrà lo scopo di coinvolgere direttamente la popolazione locale: lo scopo della realizzazione, come dichiarato da Laureano, è quello di proporre «non un museo convenzionale ma un ecomuseo, un museo vivente del territorio e del paesaggio. L’obiettivo della protezione, la valorizzazione e la visita è tutta l’area con i suoi abitanti, i modi di vivere, le identità, le tecniche, le pratiche ancestrali e anche i modi appropriati di gestione ed evoluzione».

Il complesso museale avrà un’estensione complessiva di 9 mila metri quadri e grazie all’utilizzo stesso delle khettara sarà in grado di produrre energia in maniera autosufficiente, riducendo a zero l’impatto sull’ambiente circostante. In vista dell’inizio dei lavori di costruzione, Laureano ha anche anticipato quale sarà la scena dei visitatori che si recheranno all’eco museo: «Il visitatore che arriva dal deserto entra in un giardino murato irrigato da canalizzazioni superficiali. Seguendo a ritroso il percorso dell’acqua si ritrova negli ambienti freschi e protetti della caffetteria ristorante, le sale di esposizione, attrezzate con schermi interattivi sulle oasi e infine entra nella grotta dove scopre il segreto della origine dell’acqua. Poi si risale all’aria aperto sulla terrazza e la collina rocciosa da dove si ha la visuale del paesaggio. Intorno è attrezzato uno spazio nomade con tende, artigianato, gli stand delle associazioni che invitano ai circuiti sul territorio e i terrazzamenti per il riciclo dell’acqua e la fito depurazione».

Un’opera intelligente, di tecnologia ecologica, che guarda al futuro riprendendo gli insegnamenti del passato, quelle tradizioni capaci di far adattare la civiltà umana in uno dei luoghi più ostili alla vita stessa.

Fonte foto: http://www.travelingsolemates.com 

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