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6 Maggio 2012

Educare cittadini insegnando Filosofia


Se siete o siete stati studenti di filosofia, non sarete di certo sfuggiti all’inevitabile domanda dal tono scettico e un po’ canzonatorio, sul vostro futuro lavorativo: “E quindi, cosa pensi di fare da grande?”. Prima ancora che il povero interrogato possa trovare una risposta convincente, nella mente dell’inquisitore appare –nel migliore dei casi-  l’immagine poco felice di un professore di liceo precario, sottopagato e che, per giunta, insegna una materia inutile. Purtroppo, agli occhi di molti, quello dell’insegnante appare come un lavoro di “serie b”, poco gratificante e, di certo, non allettante quanto quello di un manager o di un avvocato.

Proprio in questi giorni, in occasione dell’uscita dei bandi per il Tirocinio Formativo Attivo, ovvero il tirocinio necessario per poter essere abilitati all’insegnamento, sarebbe invece interessante riflettere sul valore e sull’importanza sociale che riveste il ruolo dell’insegnante.

Trovo lo spunto in un interessante articolo di Carlos Fraenkel, uscito qualche mese fa sul Boston Review, intitolato “Citizen Philosophers”. Il giornalista racconta dell’esperienza di Almira Ribeiro, insegnante di filosofia nel liceo di Itapua, un comune periferico dello stato di Bahia, nel Nord-Est del Brasile. Si tratta di una delle zone più povere del Brasile, con un alto livello di analfabetismo e di criminalità, in cui spesso vengono coinvolti molti ragazzi. In un tale contesto, insegnare filosofia sembrerebbe una vera e propria assurdità, eppure, grazie a  una legge emanata nel 2008, l’insegnamento di questa materia nei licei è stato reso obbligatorio poiché ritenuto necessario per l’esercizio della cittadinanza.

A chi considera questa legge una pretesa inutile e utopica, Almira Ribeiro risponde che Platone, Locke e Hobbes hanno ancora molto da dire sull’uguaglianza, la giustizia e la democrazia, soprattutto a ragazzi che ogni giorno toccano con mano la disuguaglianza sociale e l’ingiustizia. Secondo una bella definizione, tutta platonica, della stessa insegnante, “filosofia è uscire dalla caverna e vedere le cose come davvero sono per poi tornare nella caverna e applicare ciò che si è imparato”. Nonostante le posizioni degli scettici, Ribeiro racconta di ragazzi che partecipano con entusiasmo alle sue lezioni, prendendo parte attivamente ad accesi dibattiti ed impegnandosi poi in concrete azioni di impegno sociale, come, ad esempio, chiamare gli uffici comunali per lamentare problemi nelle infrastrutture o trovare piccole cose da riparare nelle strade della loro città.

Da questo racconto emerge quindi il potenziale, forse troppo spesso sottovalutato nel nostro Paese,  dell’insegnamento della filosofia e dell’insegnamento in generale. Quello dell’insegnante è sicuramente un mestiere da salvaguardare e promuovere, nella convinzione che sia uno strumento educativo fondamentale e che, attraverso di esso, passi la formazione di cittadini consapevoli e impegnati.

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