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27 maggio 2012

La mostra che esalta la nobiltà del lavoro di un tempo

Cento anni, o poco più, di lavoro e di mestieri immortalati dagli artisti veneti tra il XIX e il XX secolo: “Nobiltà del lavoro – arti e mestieri nella pittura veneta tra ‘800 e ‘900” è la mostra che esalta la nobiltà del lavoro, dell’individuo che garantisce il benessere e la dignità della vita sociale attraverso la sua onesta attività produttiva.

Il lavoro è un valore senza tempo, che annulla le distanze tra passato e presente, nel cui valore tutti, si spera, possano riconoscersi. E si può ben dedurre dai dipinti – esposti a partire dal 2 giugno al Museo Nazionale di Villa Pisani di Stra, in provincia di Venezia – quanto il lavoro occupasse e caratterizzasse la vita dei nostri avi: più di sessanta opere esposte rievocano i mestieri praticati nell’entroterra veneto, dalla caduta della Serenissima ai primi decenni del XX secolo. Promossa dalla Sovrintendenza dei Beni architettonici e paesaggistici di Venezia, Belluno, Padova e Treviso, la mostra è stata curata da Myriam Zerbi e da Luisa Turchi, che hanno selezionato con cura le opere, concesse da enti sia pubblici che privati, molte della quali ancora inedite.

I soggetti esposti sono frammenti di vita quotidiana del passato ritagliati da artisti poco conosciuti al pubblico, come Barison, Caliari, Ciardi, Da Molin, Selvatico, Tito e Zandomeneghi.

Anche se sono mutate le tecniche, il valore profondo del lavoro è rimasto invariato. Forse oggi come allora, in tempo di crisi occupazionale e di precariato, si è tornati a sentire profondamente il bisogno di esaltarlo, di evidenziare la sua preziosità, come un oggetto raro e antico che si vuole esporre sotto una campana di vetro. La generazione attuale vorrebbe nutrire la speranza di un futuro più dignitoso, da costruire con le proprie mani, anche a costo di non vedere realizzate in tempi brevi le ambizioni fomentate durante gli ultimi anni di liceo, prima di iscriversi all’università; ma quei sogni, di fronte alla realtà dei fatti, si smaterializzano come polvere al vento. E della nobiltà del lavoro, dunque, permane soltanto il ricordo, impresso nella pittura.

 

 

 

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