Laurea in inglese, sì o no? Risponde l’università di Parma

Redazione Controcampus 7 Maggio 2012

Do you speak english? No? Peccato, per te niente laurea.

L’ipotesi, che non è fantascienza, prende piede a partire dalla svolta del Politecnico di Milano, di cui ci eravamo occupati tempo fa: dal 2014, i corsi di laurea magistrale saranno  interamente in inglese.

Sull’onda della nuova proposta formativa milanese, Lisa Oppici ha firmato per la Gazzetta di Parma un servizio che comprende una serie di interviste ad alcuni importanti esponenti del campus emiliano.

Il primo ad essere interpellato è stato Guglielmo Wolleb: non certo a caso, dato che il professore presiede a Parma il corso di International business, l’unico in lingua inglese attivo nell’ateneo.

Il mio è un giudizio molto positivo – spiega – , innanzitutto perché questi corsi in inglese svolgono una duplice funzione: da un lato l’attrazione degli studenti stranieri, cosa che contribuisce alla creazione di un clima internazionale e interculturale; dall’altro il fatto che “si costringono” i nostri studenti a una piena immersione nella lingua inglese, assolutamente necessaria oggi per muoversi in un ambiente globale ma anche in un mercato del lavoro globale. Oggi non sapere l’inglese, e anche non sapere più lingue, è un handicap.

Ed il possibile e tanto temuto accantonamento della lingua italiana? Nessun problema secondo Wolleb, che nel merito ha le idee piuttosto chiare.

Il problema neppure si pone, specie perchè il concetto di “monolingua” è da considerarsi antiquato: “A me sembra che ci sia un grave errore concettuale nel contrapporre la difesa della lingua italiana alla diffusione di corsi in inglese. E questo errore nasce da una premessa sbagliata, e cioè che noi in natura siamo monolingua: non è così. La possibilità di apprendere altre lingue contemporaneamente è fondamentale, e questo non significa che la lingua italiana venga declassata.

Il professor Giorgio Picchi seguirà la scia del collega a partire dal prossimo anno accademico: si occuperà del corso di Communication engineering, anch’esso in inglese. E il suo parere sulla rivoluzione del politecnico milanese non può che essere in linea con quello di Wolleb.

Ormai siamo in un mondo globale – spiega Picchi – , e soprattutto nelle discipline più legate al mercato la lingua veicolare è l’inglese, non possiamo ignorarlo. I corsi in inglese ci sono in tanti paesi.

Certo, convertire qualsiasi corso magistrale attivo in un ateneo può essere un azzardo. Ma Picchi la ritiene tutto sommato una scelta che, nel contesto giusto, potrebbe pagare: “si può forse obiettare sulla sua radicalità, ma bisogna comunque tener presente che in un politecnico l’inglese è fondamentale. Capisco che la notizia abbia toccato il nervo di chi difende la cultura e la lingua italiana, ma credo che le due cose non contrastino l’una con l’altra. È necessario allargare l’offerta in inglese, ma questo non contrasta con la consapevolezza che la lingua italiana sia importante e vada difesa.

Tutti d’accordo, quindi? Tutti incondizionatamente a favore di questo salto in avanti senza precedenti? Col cacchio.

A frenare un attimino ci pensa già Guido Cristini: pur dichiarandosi favorevole all’internazionalizzazione, il prorettore vicario sottolinea che ogni ateneo è diverso dagli altri, soprattutto nelle proprie priorità: “Una cosa è un politecnico, che ha pochi corsi di laurea e ambiti scientifici e disciplinari molto ristretti e molto vocati alla lingua inglese, un’altra un ateneo come il nostro, molto complesso e con un’offerta diversificata. Noi abbiamo aree disciplinari, penso ad esempio alle umanistiche, che per loro natura sono molto vocate alla lingua del nostro Paese, e quasi la metà della nostra utenza è comunque di area umanistica.

In effetti, è anche facile comprendere le eventuali rimostranze di chi si ritrova a gestire discipline appartenenti a corsi di laurea umanistici, che inevitabilmente risulterebbero i più penalizzati.

Appena due settimane fa, manco a farlo apposta, intervistavamo per TGCampus Gabriele Frasca, neo-presidente del premio Napoli: il professore si era a lungo soffermato sull’inesorabile declino della lingua italiana, il cui recupero  sarebbe a suo giudizio essenziale al fine di una riscoperta delle radici culturali di tutta Europa, a scapito di quella che definisce una “tensione selvaggia” verso l’inglese.

Luigi Allegri, direttore del Dipartimento di Beni culturali e dello spettacolo presso l’Unipr, avverte: “Un conto sono le facoltà scientifiche, dove comunque la lingua franca è l’inglese e dove un’iniziativa del genere può anche avere un senso, salvo poi rendersi conto che tutto ciò si fa per l’internazionalizzazione ma oltre il 90% dei nostri studenti restano sempre italiani. Altro conto sono le materie umanistiche: insegnare italiano in inglese credo sia un non senso, o anche storia dell’arte. Le lingue storiche, della cultura, hanno una tradizione e uno spessore che vanno salvaguardati e difesi. Se io mi mettessi a parlare di arte o di teatro in inglese perderei di spessore e di riferimenti: la lingua diventerebbe un puro trasmissore.

Ma le obiezioni non si esauriscono qui: dalla Facoltà di Medicina ecco levarsi la voce del preside Loris Borghi, che non usa mezze misure: “Posso solo dire che per la nostra realtà ho grandi perplessità su iniziative di questo genere, in primis proprio per le caratteristiche di Medicina. Noi ci siamo anche posti il problema, ne stiamo parlando, ma tutto un corso in inglese non lo ritengo all’ordine del giorno. In senso generale comunque io credo che noi dobbiamo usare la lingua nostra.

Ci va giù pesante Annamaria Cavalli, docente di letteratura italiana e presidente del corso di laurea in Giornalismo e cultura editoriale: secondo la sua opinione, una scelta di questo tipo avrebbe implicazioni inquietanti, dal momento che l’unica giustificazione per i corsi in inglese “potrebbe essere quella di chi, lasciata ogni speranza che i nostri studenti possano trovare un lavoro in Italia, li vuole preparare da subito a una sicura “emigrazione”. Una teoria rinunciataria a priori, dunque.

Già l’italiano, per molti dei nostri studenti, è una lingua seconda – osserva – , di cui s’imparano con difficoltà o si trascurano del tutto le regole di base. Quando si abdicherà in modo così plateale e improvvido, a farne una lingua dell’istruzione e della divulgazione culturale (per quanto, per ora, prevalentemente sul versante scientifico), gli si intonerà un definitivo e pericoloso “de profundis”.

Rivoluzione un corno, dunque. A dispetto delle tanto decantate necessità di espandere i confini, c’è chi in questa svolta ci vede ben poco, di epocale.

Del resto se da un lato, in un mondo sempre più globalizzato, è quasi inevitabile spalancare le porte ad orizzonti multiculturali di questo tipo, è altrettanto scontato l’obbligo di una riflessione comune che tenga presenti vantaggi e svantaggi.

Ocio, come direbbe qualcuno. O, se preferite, keep calm.

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto