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11 Maggio 2012

Lectio Magistralis: l’Ambasciatore Torcuato Di Tella compara i sistemi politici di Argentina, Cile e Brasile

Si è tenuta nell’Università della Calabria (Unical) il 9 maggio dell’anno in corso, organizzata dalla Presidenza della Facoltà di Scienze Politiche, nella persona del prof. D’Ignazio, presso l’Aula Caldora dell’Ateneo.

Torcuato Di Tella, invitato in considerazione della sua produzione scientifica sull’America Latina, é un sociologo e un ambasciatore che non si sente “peronista, ma emanazione di un governo che si definisce tale”.

La sua analisi comparativa parte dal caudillismo nato come soluzione per mettere insieme i problemi di integrazione delle popolazioni rurali latinoamericane immigrate in città.
Le masse che spingono dalla periferia verso i centri urbani si ritrovano esiliate dalla protezione della triade “padre, prete, latifondista” e incontrano la figura forte, carismatica e demagogica che magari indossa una divisa, prendendo il posto e la guida del proprio destino.

“La grande paura del 1942-1943” – scrive Di Tella derivò dall’impatto del primo conflitto mondiale. Il diffuso senso di minaccia presso la società argentina – gli industriali, i militari, alcuni settori degli intellettuali e la destra della Chiesa – richiamò come eco la risposta di Perón con una politica di forte controllo statale mirata all’integrazione della classe operaia. Waisman afferma che questo allarme era ingiustificato, semmai un riflesso dell’ideologia controrivoluzionaria tra le forze armate e altri gruppi conservatori.” (T. Di Tella 1998)

“La natura proteiforme del Peronismo è tale che la prima persona ad essere sorpreso dal tipo di movimento che aveva creato deve essere stato lo stesso Perón. Avrebbe preferito mille volte qualcosa come il Partido Revolucionario Institucional (PRI) messicano, che incorporava la maggior parte degli imprenditori dinamici e tecnocrati, con un seguito popolare come una buona riproduzione di un secondo violino. Perón respingeva la lotta di classe, e il suo intero sforzo mirava a promuovere la solidarietà sociale, in modo da consolidare la nazione e prepararla per strenui sforzi nel settore industriale e, infine, nel campo militare. Ma in pratica il suo partito è stato coinvolto in alcuni degli scontri più gravi contro l’istituzione, nella nostra storia.” (T. Di Tella 1998, idem)

Quando introduce la nozione di nazional-populismo, per caratterizzare alcune manifestazioni di regime politico in America Latina, Gino Germani, di origine italiana e sociologo argentino insiste sulle combinazioni paradossali, gli ibridi ideologico – politici e insieme sulla specificità dei movimenti popolari latino-americani in lotta contro l’imperialismo delle potenze coloniali (compreso l’egemonismo nordamericano).

“Nei paesi in cui la mobilitazione degli strati popolari ebbe luogo dopo la crisi delle democrazie occidentali, dopo la nascita e lo sviluppo delle società industriali, a regime autoritario comunista e, soprattutto all’interno di una situazione di dipendenza economica o politica proprio dai paesi a regime democratico rappresentativo, l’orientamento delle elites che presero la direzione dei movimenti popolari doveva essere molto diverso da quello europeo. Tale orientamento trovò una tipica espressione nelle ideologie dell’industrializzazione le cui caratteristiche essenziali sembravano essere l’autoritarismo, il nazionalismo e una forma o l’altra di socialismo, di collettivismo o di capitalismo di Stato, cioè dei movimenti che combinarono insieme in modi diversi contenuti ideologici opposti. Autoritarismo di sinistra, nazionalismo di sinistra, socialismo di destra e una massa di formule ibride e anche paradossali dal punto di vista della dicotomia/continuum “sinistra-destra”: sono proprio queste le formule che, malgrado la loro diversità e in molti sensi la loro opposizione, possiamo riassumere sotto la denominazione generale di movimenti nazional-popolari.” (Germani 1961).

La retorica populista può quindi inserirsi in quella che Di Tella chiama ideologia anti status quo e prendere così l’aspetto di una ricusazione popolare dell’establishment, “una retorica diretta contro l’oligarchia, il sistema vigente definito con un linguaggio vago che non parla della lotta di classe” (Taguieff, L’illusion populiste, 2002).

Il populismo rappresenta una relazione diretta non tradizionale tra le masse e il leader che porta a quest’ultimo sia la fedeltà delle prime sia il loro sostegno attivo nella sua ricerca del potere e questo in funzione della capacità carismatica del leader di mobilitare la speranza e la fiducia delle masse nella rapida realizzazione delle loro aspettative sociali nel caso egli acquisti un potere sufficiente (Hermet 2001).

Torcuato Di Tella definisce il populismo come un movimento politico che dispone di un forte appoggio popolare, con la partecipazione di settori non operai dotati di una notevole influenza all’interno del partito, e portatore di un’ideologia anti status quo.
Pur rispondendo così ai medesimi bisogni che in Europa avevano fatto nascere i partiti socialdemocratici, il peronismo non stimola il movimento operaio ad auto-organizzarsi sotto leader propri, ma spinge a cercare un leader proveniente dai ceti superiori. In questo modo, però, finisce per integrare anche ceti sociali che in Europa voterebbero per il centrodestra.

Un percorso condotto dall’Ambasciatore Di Tella dall’oggi al passato nel Sud America: dal fenomeno Kirchner presidente della Nazione dal 2007 e volto del nuovo peronismo, alla crisi economica dei primi anni 2000, dal processo di riorganizzazione nazionale fino ai tempi lontani in cui, in Argentina, l’emigrato non era considerato uno straniero.

Torcuato Di Tella, è stato nominato nel settembre 2010 ambasciatore argentino in Italia.

Nato a Buenos Aires, nel 1929, ha fatto gli studi di ingegneria industriale a Buenos Aires e di sociologia all’Università di Columbia (New York) e di Londra. È professore emerito all’Università di Buenos Aires e all’Istituto del Servizio Estero dell’Argentina.
Si è specializzato nello studio comparativo dei sistemi sociali e politici dell’America Latina, avendo pubblicato parecchie opere su questo tema, tra le altre, Historia de los partidos políticos en América Latina (Buenos Aires, 1993, tradotto in inglese), Historia Argentina (2 volumi, 1993, 1994), Política nacional y popular en México, 1820-1847 (Messico, 1994, tradotto in inglese), Los partidos políticos (Buenos Aires, 1998). La sua Sociología de los procesos políticos (Buenos Aires, 1985) è stata tradotta in inglese e in italiano col nome Tra caudillos e partiti politici (Feltrinelli, 1993).
Ha organizzato con Fernando Devoto un libro collettivo, pubblicato in inglese come Annale Feltrinelli, Political Culture, Social Movements and Democratic Transitions in South America in the Twentieth Century, Milano, 1998. Il suo ultimo libro è uno studio sulle origini del peronismo, col titolo Perón y los sindicatos (Buenos Aires, 2003).
Con suo fratello Guido, industriale e Ministro degli Esteri per otto anni sotto il presidente Menem (1991-1999), ha fondato l’Istituto Torquato Di Tella, col nome del loro padre, dedicato alla ricerca in scienze sociali e all’arte contemporanea e che è diventato da pochi anni un’Università privata. Tra maggio 2003 e novembre 2004 é stato Segretario Nazionale della Cultura.
Ha preparato un Repertorio politico latinoamericano, che è una selezioni di testi, in genere già pubblicati, su temi storici e sociali del continente, dai tempi più antichi fino al presente, pubblicato nel 2007, in quattro volumi.

Link
www.corrieredellacalabria.it/stories/societa/5185_nasce_a_cosenza_il_centro_di_ricerca_sulle_migrazioni/
Martedì 8 maggio la visita dell’ambasciatore Torcuato Di Tella per ufficializzare il varo dell’organismo in seno all’Icsaic (Istituto calabrese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea)

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