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23 Maggio 2012

L’Erasmus, una marcia in più.

Controcampus prosegue alla ricerca di studenti Erasmus in giro per l’Europa, o, come in questo caso, di ex studenti, ai quali abbiamo chiesto di raccontarci la loro esperienza universitaria lontani da casa.

Fabrizio si è laureato lo scorso anno in Economia Aziendale presso l’Università degli Studi di Perugia. Nel 2007 partecipa al bando Erasmus, a febbraio 2008 inizia la sua avventura a La Coruna, Spagna.

 

INTERVISTA a Fabrizio T.

Com’è iniziata questa avventura?

Ho sempre sognato il mio Erasmus; in Spagna naturalmente, qualsiasi città della Spagna. Ma ahimè la mia scelta, causa media ponderata, poteva orientarsi verso due  sole due mete: La Coruna e Valladolid. Una sul mare, e l’altra nel profondo entroterra. Scelsi il mare e quindi Viva La Coruna!

Inizia quindi il calvario burocratico che adesso a posteriori non ricordo sia stato particolarmente pesante, ma posso ricordare con esattezza lo sconforto che provavo mentre dovevo portare a termine delle scadenze necessarie per partire, lo stress dovuto alle numerose carte da firmare, l’esame di spagnolo da superare, i moduli da da scegliere presso l’Università ospitante, le immense code allo sportello studenti per poi sentirmi dire: ‘c’è tutto sul sito ..avanti il prossimo!’.

Quand’è che hai deciso di partire? La voglia di fare questa esperienza da cosa è nata?

Da sempre, fin dai tempi de “L’appartamento spagnolo” ho pensato che volevo vivere questa esperienza. Scherzosamente mi piace dire che mi sono iscritto all’Università solo per poter partecipare al bando Erasmus. Non è così naturalmente!

A maggio del 2007 vado a trovare un amico a Valencia, lì ricevo una chiamata; era mio padre che mi diceva di contattare subito la mia Università, la quale mi ha poi comunicato in tempo reale che avevo vinto la borsa Erasmus e che dovevo inviare un foglio con la mia accettazione ad un indirizzo. Già le prime forme di burocrazia iniziavano a levitare.

A febbraio 2008 parto per l’avventura della vita. Volevo fare tutto da solo e lo volevo subito quindi inizio a cercare casa, conosco le prime persone all’Università, e devo dire che non ci ho messo molto ad ambientarmi.

Cosa ti ha offerto l’Università spagnola rispetto alla tua italiana?

Dal punto di vista organizzativo devo ammettere che l’Università de La Corunasi presenta molto più funzionante e meno pasticciona della collega di Perugia.
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Dal punto di vista scolastico invece, devo confessare con tutta onestà che in quegli anni non ero un tipo troppo studioso, non lo ero a Perugia, quindi figuriamoci là.
Alla fine dei cinque mesi un esame ci è scappato!

Diciamo che il mio obiettivo principale era imparare la lingua, girare la Spagnache ancora non conoscevo, e conoscere tante persone da tutto il mondo.
Devo dire che questi obiettivi li ho portati a casa tutti e tre ..che bello!!

C’è qualcosa che ti senti di consigliare agli studenti italiani? Spingeresti le giovani generazioni all’esperienza di studio all’estero?

Esperienze come queste ti danno una leggera scossa a livello emotivo che occorre saper riconoscere e coltivare, ti cambia la vita, la percezione del tempo e dello spazio. Il senso di lontananza culturale, oltre che affettiva, mi ha dato una forte energia che oggi dopo quattro anni è cresciuta e divampa.

L’esperienza Erasmus dovrebbe essere obbligatoria, perché credo fermamente che questa sia un assaggio di melting pot internazionale che ti permette di allargare gli orizzonti ..e in parole povere, ti apre molto la testolina!

Una volta rientrato in Italia, l’Erasmus ti è stato utile nella ricerca di un impiego? Ti sei sentito di avere una carta vincente in più?

Dal punto di vista professionale, oltre ad aver imparato un nuova lingua, che mi piace tanto e che sicuramente “fa curriculum”, devo aggiungere il fatto che aver partecipato a questo programma di intercambio mi ha dato senza dubbio una marcia in più, soprattutto con me stesso, ma che naturalmente si manifesta all’esterno, quindi sì, anche in ambito lavorativo.

 

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