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29 Maggio 2012

Libri trafugati, l’ex direttore della Girolamini confessa


Qualche giorno fa avevamo dato notizia di una svolta nelle indagini sul furto di centinaia di volumi antichi spariti dalla Biblioteca dei Girolamini di Napoli e dell’arresto, tra gli altri, di Massimo Marino De Caro, fino al 19 aprile scorso direttore della biblioteca (http://www.controcampus.it/2012/05/furto-di-libri-rari-ai-girolamini-clamorosa-svolta-nelle-indagini/). Tre giorni fa l’inchiesta ha fatto un ulteriore passo in avanti, poiché De Caro, dopo una notte passata in carcere, ha iniziato a collaborare con i magistrati e ha confessato di aver portato via dalla biblioteca i testi antichi di cui si erano perse le tracce (240 volumi sono poi stati ritrovati in un deposito a Verona).

De Caro, finito in carcere con l’accusa di peculato, ha affermato davanti agli inquirenti che lo interrogavano di aver effettivamente preso i libri, ma di averlo fatto al solo scopo di preservarli e di restaurarli: diverso il parere dei magistrati che indagano, secondo i quali i preziosi testi della biblioteca napoletana sono stati trafugati per poi essere venduti.

Tutta questa vicenda è a dir poco deprimente, e dà purtroppo l’idea della scarsissima considerazione che lo Stato italiano riserva al suo patrimonio culturale. Lo ha spiegato bene Salvatore Settis in un articolo pubblicato da “la Repubblica” il 23 maggio: la Biblioteca dei Girolamini, una delle più importanti d’Italia, che ospita numerosi testi antichi di gran valore e le prime edizioni delle opere del filosofo napoletano Giambattista Vico, versa da anni in uno stato di grave degrado, nel disinteresse dello Stato, che anzi ha aggravato la situazione nominando alla direzione un personaggio perlomeno discutibile come De Caro.

Perché discutibile? Ce lo spiega sempre Settis, che nel suo articolo ne ha tracciato una breve biografia: De Caro è stato nominato alla direzione della Biblioteca senza possedere alcun titolo specifico che giustificasse tale nomina. De Caro infatti non è laureato e, per quel che se ne sa, non ha mai ricoperto incarichi di alcun tipo in biblioteche, archivi o strutture similari: in compenso è amico del senatore Marcello Dell’Utri (ideatore di Forza Italia e appassionato di libri antichi, oltre che titolare di una condanna definitiva per false fatture e frode fiscale e di una in secondo grado, recentemente annullata con rinvio dalla Cassazione, per concorso esterno in associazione mafiosa), e tanto gli è bastato, secondo Settis, per essere nominato consulente del Ministero dei Beni Culturali “per le relazioni impresa-cultura, l´editoria e le energie rinnovabili” dall’ex titolare del dicastero Galan e per essere riconfermato in quell’incarico dall’attuale ministro Lorenzo Ornaghi.

Inutile, dopo aver saputo queste cose ed essersi resi conto di quale sia l’atteggiamento dello Stato nei confronti dei beni culturali, chiedersi se De Caro sia o meno colpevole: questo lo stabiliranno i giudici quando si farà il processo. La questione davvero importante è un’altra, e riguarda le responsabilità politiche e morali di chi ha permesso che una persona sicuramente incompetente e con ogni probabilità anche disonesta arrivasse a ricoprire un incarico come quello affidato dai ministri Galan ed Ornaghi a De Caro: dal momento che la Biblioteca dei Girolamini è statale, quindi appartiene a tutti i cittadini italiani, pretendere spiegazioni convincenti da parte del ministro e dell’ex ministro è non solo lecito, ma doveroso.

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