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6 Maggio 2012

Nuovo virus pandemico: quando la ricerca diventa pericolosa

Siamo ad agosto 2011 quando si decide di bloccare la pubblicazione su “Nature” dei risultati potenzialmente pericolosi per la sicurezza mondiale ottenuti dal Japanese – US team diretto da Yoshihiro Kawaoka riguardanti la creazione di un ibrido di un virus influenzale umano (H1N1, il responsabile della suina del 2009) e dell’aviaria H5N1.

Dopo mesi di discussioni e critiche l’ articolo “Experimental adaptation of an influenza H5 HA confers respiratory droplet transmission to a reassortant H5 HA/H1N1 virus in ferrets” è consultabile su “Nature” da alcuni giorni. Il virus prodotto in laboratorio sarebbe potenzialmente pandemico perché trasmissibile attraverso uno starnuto o un colpo di tosse.

Lo studio ricopre una notevole importanza scientifica perché permetterebbe di comprendere come l’ influenza letale aviaria si trasmette da uomo a uomo ma nello stesso tempo ha destato notevoli preoccupazioni riguardo agli utilizzi criminosi dei risultati raggiunti.

Contemporaneamente alla pubblicazione della ricerca sempre su “Nature” è comparso un altro articolo da titolo Publishing risky research” nel quale si ripercorrono le tappe della vicenda e si pongono alcuni interrogativi generali riguardanti gli standard globali di biosicurezza, le motivazioni e le libertà dei ricercatori.

Dopo che nel novembre dello scorso anno lo US National Science Advisory Board for Biosecurity (NSABB) aveva consigliato di non pubblicare informazioni sul metodo utilizzato ed i risultati raggiunti e dopo mesi di dibattiti pubblici con esperti nello studio dell’ influenza che hanno coinvolto anche il World Health Organization (Organizzazione mondiale della sanità) nel mese di marzo NSABB ha ribaltato la sua posizione.

“Nature” ha quindi pubblicato lo studio per intero ritenendo che omettere alcuni dati rischi di minacciare il prosieguo della ricerca. E’ difficile, inoltre, credere di selezionare i destinatari dello studio (università e centri di ricerca) garantendo nello stesso tempo che i risultati non cadano in mano di terzi.

Intanto, il gruppo di Ron Fouchier dell’ Erasmus Medical Centre di Rotterdam si prepara a pubblicare, questa volta su “Science” i restanti risultati della ricerca. Si dovrebbe considerare la ricerca libera e di dominio pubblico soprattutto quando i risultati vanno a beneficio della salute pubblica. Nello stesso tempo bisogna garantire la sicurezza mondiale. Ci si augura che l’ Oms stabilisca delle linee guida vincolanti riguardo agli standard internazionali per la biosicurezza.

 

Entrambi gli articoli sono consultabili su: http://www.nature.com/


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