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27 Maggio 2012

Oskar, l’undicenne che riporta il cinema all’undici settembre

Dalle pagine di un libro alla regia e sceneggiatura di Stephen Daldry e Eric Roth, il capolavoro letterario di Jonathan Safran Foeur approda nelle sale cinematografiche per rivivere l’11 settembre 2001 attraverso gli occhi di un bambino undicenne incredibilmente intelligente.

“Molto forte, incredibilmente vicino” prende le mosse dalla storia privata di una memoria collettiva per tracciare un filo rosso  tra la perdita affettiva di un bambino e le vite senza riscatto perse nel fatidico giorno americano.

La sarcastica vena indagatrice di Oskar, deciso a ripercorrere  pochi attimi nel ricordo del padre scomparso, interpretato dal magistrale Tom Hanks, conduce gli spettatori per le strade della Grande Mela in cerca delle storie sepolte dalle ceneri fumanti dell’attacco terroristico contro gli States. In mano una busta e un paio di chiavi, in necessario per intraprendere il viaggio.

La sua indagine lo porterà lontano tra commozione e ostinazione e per chi non avesse letto il romanzo, privo di stereotipi e sensazionalismi stucchevoli,  il film è assolutamente consigliabile.

È sempre difficile tradurre la complessa ricchezza di un romanzo con immagini visive. E questo film non fa eccezione alla regola, perché nonostante la bravura del regista famoso per “Billy Elliot” e “The reader” il protagonista, il piccolo Oskar  Shell, affetto dalla sindrome di Asperger, rischia a più riprese di essere pericolosamente semplificato per compiacere i registri di Hollywood.

Il film è interpretato da Thomas Horn, Tom Hanks, Sandra Bullok e visibile nei cinema italiani dal 23 maggio.

E se alcuni frammenti lasciano presagire una retorica troppo semplice per assomigliare all’immagine del reale, quelle poche ma superbe interpretazioni di Tom Hanks rendono ancora viva l’idea di cosa significhi fare cinema, cinema vero.

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