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6 Maggio 2012

S.O.S. università pugliesi: l’abitudine agli allarmi chiusura

Da qualche tempo, vi è una ricorrente minaccia che incombe sui destini di alcune facoltà universitarie: l allarme chiusura. I tagli alle finanze degli atenei, talvolta, costringono gli stessi ad un ridimensionamento delle attività: le casse piangono, e mantenere attivi corsi di studio, in particolare nelle sedi periferiche, non è spesa di poco conto.

Vi sono, però, realtà universitarie che più di altre accusano le conseguenze della nuova politica economica: sono le università pugliesi, per le quali gli allarmi chiusura facoltà non sono più una novità. Una triste e regolare abitudine, oseremmo dire, che fa dell’università pugliese, l’emblema della grande crisi che investe l’Italia universitaria.

Brindisi, Foggia e Taranto: queste le università al centro delle recenti cronache. Sedi periferiche dell’Università di Bari, tutte e tre protagoniste di annunciate -talvolta smentite- chiusure.

Una situazione tanto grave quanto anomala, che richiede di essere conosciuta, analizzata, raccontata, ancora una volta.

Brindisi: a rischiare è la facoltà di Economia. ( http://www.controcampus.it/2012/04/brindisi-economia-a-un-passo-dalla-chiusura-lappello-degli-studenti/) Il problema nasce dal mancato rinnovo della convenzione economica tra Università di Bari e Università di Brindisi: proteste di studenti, mobilitazioni istituzionali e un destino ancora incerto. Se, da una parte, la Provincia di Brindisi, attraverso un comunicato stampa, invita gli studenti ad attendere lo svolgimento delle elezioni amministrative “ad esito delle quali si potrà agevolmente programmare il piano dell’offerta formativa”, dall’altra, gli universitari sono scesi in campo organizzando una assemblea pubblica. Si tratta di un incontro tra studenti ed amministrazione, previsto per l’8 maggio, nato con un unico obiettivo: mettere la parola fine al rischio chiusura.

Storia diversa, quella di Foggia: erano i primi di marzo quando il rettore del Politecnico di Bari, Nicola Costantino, annunciò a gran voce la chiusura della Facoltà di Ingegneria. (http://www.controcampus.it/2012/03/politecnico-di-foggia-allarme-chiusura/). Nonostante il destino oramai segnato, le istituzioni locali non hanno mai smesso di dimostrare il loro sostegno alla causa, riuscendo, sorprendentemente, a ribaltare le sorti della facoltà: è di ieri l’annuncio che la facoltà di ingegneria potrà proseguire la sua attività accademica nel capoluogo dauno, grazie all’impegno degli Enti Locali.

Lieto fine anche per il caso dell’annunciato trasferimento delle specializzazioni di Medicina, rivelatosi un semplice malinteso scatenato dalle parole del Consigliere regionale Damone.(http://www.controcampus.it/2012/04/allarme-rientrato-medicina-resta-a-foggia/) A completare il quadro Unifoggia, infine, l’irrisolto e quanto mai misterioso destino della Scuola di specializzazione per le professioni legali, in lotta con il Comune per il contributo annuale sul canone di locazione.

Anche Taranto, infine, non è stata risparmiata dall’ondata “chiusura” abbattutasi sulle università pugliesi. La storia segue un copione ben conosciuto: annuncio e smentita della soppressione di una facoltà universitaria.

Ad essere coinvolto, il Corso di laurea in Scienze della comunicazione, la cui sopravvivenza, negli anni, non è mai stata scontata nella città ionica. Già da tempo si rincorrevano le voci di una possibile chiusura del corso, che sinora ha subìto unicamente una ridenominazione, da “Scienze della comunicazione” in “Scienze della comunicazione nelle organizzazioni”. Ieri, invece, l’annuncio del triste epilogo, a causa della mancanza di docenti disponibili ai giornalieri trasferimenti Bari-Taranto. Una soppressione inevitabile, per un corso orfano di insegnanti, sino a questa mattina, quando, puntuale, è arrivata la smentita: il rettore assicura che tutti i professori hanno confermato la loro disponibilità all’insegnamento nella sede tarantina. Tutto risolto, pare.

Una situazione, dunque, che a prima vista, non sembrerebbe poi così drammatica: la maggior parte delle facoltà in procinto di chiudere i battenti ha poi trovato la via della salvezza .

Ma questo non basta: ogni allarme, seppur successivamente smentito, rappresenta il segnale di una crisi ancora lontana dall’essere superata, una crisi che senza ombra di dubbio coinvolge ogni università, ogni regione, ogni facoltà italiana, seppur in misura differente. C’è di più: lo stesso allarme costituisce una insidia alla lecita tranquillità di ogni singolo studente, che reclama semplicemente il diritto a un sereno percorso universitario.

 

 

 

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