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6 Maggio 2012

Spostare gli oggetti con il pensiero: da Troisi alla Neurobiologia

Spostare gli oggetti con il pensiero
Spostare gli oggetti con il pensiero

Spostare gli oggetti con il pensiero

Tutti ricordano la mitica scena di Ricomincio da tre in cui Gaetano – un Massimo Troisi all’esordio cinematografico – cerca di spostare gli oggetti con il pensiero: esattamente cerca di spostare un vaso rivolgendogli parole gentili e muovendo le mani come un prestigiatore; sequenza poi citata in La vita è bella di Roberto Benigni, grande amico dell’attore napoletano che ha voluto omaggiare in questo modo.

Di gente che sogna di comandare gli oggetti con il pensiero, nel cinema ce n’è molta. La generazione nata nei primi anni novanta, poi, ha visto e rivisto le avventure della bambina che questo desiderio lo realizza – la protagonista di Matilde sei mitica, s’intende.

Ma è possibile spostare gli oggetti con il pensiero? C’è chi ha investito una vita a fare ricerca sui potenziali nascosti della mente umana e, tra questi, qualcuno ha compiuto passi impensabili sulla strada di Gaetano e Matilde.

Niels Birbaumer, professore di Neurobiologia comportamentale e Psicologia medica all’università di Tubinga – in Germania -, è uno di questi. Lavorando con persone completamente paralizzate a livello muscolare, il ricercatore è infatti riuscito a comunicare con loro; il metodo, che è valso a Birbaumer numerosi premi, si basa sul neurofeedback.

I pazienti, avendo imparato a modificare i corticali lenti – lente variazioni di potenziale a livello della corteccia cerebrale -, sono riusciti a muovere una palla a destra e sinistra per indicare delle lettere e formare – dunque – delle parole. Le ricerche in questo caso sono state di importanza fondamentale, in quanto hanno dimostrato che le persone in questione non erano in coma.

C’è poi Rainer Goebe J, dell’Università di Maastricht, che, sfruttando le onde elettromagnetiche emesse dal cervello umano, ha creato un rudimentale videogame in cui si può giocare una partita a ping pong virtuale con il pensiero.

Chissà se Massimo Troisi avrebbe mai immaginato di aver anticipato di una ventina d’anni delle importanti scoperte scientifiche.

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