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9 Maggio 2012

Stato d’ eccezione e resistenza civile, separati in casa

“Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione.” (C. Schmitt)

Stato di eccezione e diritto di resistenza sono termini che fanno riferimento a condizioni assai di moda in questo periodo.

Secondo una valutazione strettamente costituzionale vi è uno stato di eccezione allorquando l’ autorità sospende il proprio diritto di obbedire ad una parte della normativa, ovverosia alle norme del diritto, mentre il diritto di resistenza, sarebbe rivendicato dai cittadini per sospendere parte dell’ obbedienza dovuta all’ autorità. A ben vedere nel nostro caso  , quello italiano, l’ uno implica l’ altro.

Essere perennemente in uno stato d’ eccezione permette di agire sul filo delle istituzioni, con tempi e modi particolari che entrando nel merito potrebbero riferirsi all’ uso spropositato dei decreti legge o delle modifiche strutturali rese effettive senza la dovuta ponderazione. D’ altro canto lo Stato di eccezione rende assai fluido il collante sociale che lega il singolo cittadino all’ autorità e la resistenza ad essa diventa facilmente rappresentabile nelle forme “in” ed extra- istituzionali.

Responsabilità del potere ed illegittimità del potere sono i due criteri con i quali l’ autorità decide per  l’ eccezione ed il singolo decide per la resistenza. Giulio Sapelli in un pamphlet sul governo Monti, ci ricorda come questa sia la fase forse l’ epoca della dittatura dei tecnici nata dalla necessaria eccezionalità del contesto interno ed internazionale che non poteva maturare altri frutti se non un commissariamento avallato dall’ Unione Europea.

L’ eccezione non è data dallo stato di guerra o da un colpo di stato bensi’ dalla crisi dei mercati finanziari, i quali come miliziani di un partito invisibile lottano di volta in volta con l’ obiettivo ultimo di distruggere il nemico, colui che oppone resistenza. Alla condizione di eccezionalità economica ed internazionale si oppone una resistenza individuale e collettiva che quindi a rigor di logica non fa che allontanare sempre di più la vista della fine del regime stesso.

Una sincope moderna che risente della globalizzazione, dell’ individualismo, della scarsa conoscenza e visione degli avvenimenti all’ interno di un contesto ampio. Al potere seduttivo della tecnica alla quale ciscuno di noi a suo modo si è abbandonato, ha fatto da contraltare una disaffezione, politica, esistenziale, in definitiva un‘ indifferenza verso un destino scontato..

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