• Google+
  • Commenta
25 maggio 2012

Villa Adriana: ad occhi aperti una sconfitta dell’arte

“E chi dice morte esprime anche quel mondo misterioso al quale forse per suo mezzo si accede. Dopo tante riflessioni ed esperienze, talvolta condannabili, ignoro ancora quello che accade dietro quella buia cortina. Ma la notte siriaca rappresenta la mia parte consapevole d‘immortalità” 

L’ immortalità della Villa Adriana sembra aver strappato una chance alla politica ora che la notizia che il sito di raccolta rifiuti pensato nei pressi della Villa non si farà.
Villa Adriana rappresenta un patrimonio storico e spirituale e per esso hanno minacciato di saltare più di un ruolo ministeriale.  Peccato che esso fosse già da tempo travolto dall’ incuria e dalla dimenticanza, da una bile di rifiuti che non sono solo materiali ma soprattutto mentali.
Quella villa che risale al 120 d C e che rappresenta l‘ epoca repubblicana stratificatasi ed alternatasi all’ epoca adrianea ha dalla sua il meglio dell’ architettura. Adriano come di un piacere considerava il bello del viverlo sommato ai ricordi degli uguali piaceri vissuti con lo stesso principio ha pensato e rielaborato la propria Villa, sui resti di un precedente che non fosse conflittuale rispetto al passato ma somma perfetta per il bello futuro.
La Villa rappresenta in definitiva il passato, il presente ed il futuro nella sua proiezione, epoche che si sono sommate tutte in una volta nella volontà megalomane ed insieme fragile dell’ imperatore. La Villa è amore, vita, morte, tuttavia del suo vero essere è difficile trovare traccia e non sono i rifiuti o l’ incombere di essi ad averla estirpata.

Le questioni romane di oggi sulla dintorni della Villa, trattano di pura amministrazione e rivendicano oggetti del contendere già falliti ancor prima di sorgere.  Roma lamenta una discarica che già c’ è: la discarica è tutto cio che è di pubblico dominio. La presenza arrogante dell’ uomo già da un pezzo ha inondato con la propria indifferenza e con rifiuti annessi quei siti di cui il caso della Villa rappresenta solo l’ esito ultimo.

Cosa ne sarà di quella materializzazione del sogno, dell’ esorcizzazione della morte e di tutte le sofferenze che un regno in cui rinchiudersi poteva proiettare ogni giorno allo specchio dell’ anima di Adriano?
“Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t’appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo più… cerchiamo d’entrare nella morte a occhi aperti…”

Google+
© Riproduzione Riservata