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17 Giugno 2012

A Bologna una lezione di giornalismo investigativo

Si è conclusa oggi, con gli ultimi incontri e il concerto di Francesco De Gregori in Piazza Maggiore, La Repubblica delle Idee, il festival organizzato dal quotidiano diretto da Ezio Mauro al quale hanno preso parte intellettuali, artisti, scienziati e ovviamente le firme più note del giornale, tra le quali i protagonisti di uno degli incontri più interessanti di quest’ultima giornata, Carlo Bonini (nella foto) e Conchita Sannino, che hanno tenuto presso la Sala Re Enzo una piccola lezione sul giornalismo investigativo.

Chi legge Repubblica conosce perfettamente le loro inchieste e la risonanza che alcune di esse hanno avuto: Carlo Bonini si è occupato, da solo o in coppia con il compianto Giuseppe D’Avanzo, dello scandalo Telekom Serbia, del rapimento di Abu Omar, di Guantanamo e di molto altro ancora, mentre Conchita Sannino è la giornalista che per prima ha scoperto, e reso pubblica, la presenza di Berlusconi alla festa per i 18 anni di Noemi Letizia, dando il via al primo degli scandali che negli ultimi tre anni hanno avuto come protagonista l’ex Presidente del Consiglio.

La lezione che i due hanno tenuto questa mattina alle 11, pur penalizzata dal poco tempo a disposizione (è stato deciso infatti di farla finire qualche minuto prima di mezzogiorno per consentire a chi avesse voluto di assistere all’incontro, previsto per quell’ora, con Eugenio Scalfari), è stata comunque di indubbio interesse: Bonini e la Sannino hanno deciso di spezzare l’ora scarsa a loro disposizione in due parti ben distinte, illustrando nella prima mezz’ora alcune delle caratteristiche fondamentali del giornalismo investigativo, e mostrando nella seconda, attraverso alcuni esempi, alcune applicazioni pratiche di quanto spiegato in precedenza.

Che cos’è dunque il giornalismo investigativo? Secondo Bonini e la Sannino, una definizione precisa non si può dare, ma è possibile rintracciare alcune qualità che distinguono questo genere giornalistico da tutti gli altri. Un primo esempio può essere la profondità, intesa come necessità di andare oltre ciò che appare in superficie, senza fermarsi alla mera registrazione di un fatto quando esso si verifica; un altro l’originalità, cioè l’idea che il giornalista investigativo per fare bene il suo lavoro  debba offrire al lettore qualcosa di nuovo, sia esso un fatto prima ignoto o anche solo una diversa interpretazione di un fatto già conosciuto; un altro ancora è la molteplicità di fonti, che è di fondamentale importanza quando si deve condurre un’inchiesta, e necessita di particolare cura ed attenzione da parte del giornalista, il quale deve basarsi sull’interazione tra fonti aperte (come i documenti ufficiali) e chiuse (come le carte riservate e le testimonianze di persone che, pur non essendo autorizzate a rivelare quanto sanno, decidono di farlo ugualmente). Infine, il giornalista investigativo deve saper combinare, per svolgere bene il suo lavoro, vari metodi di ricerca: se non lo fa, ha spiegato Bonini, non produce un’inchiesta di buon livello.

Gli esempi utilizzati per illustrare quanto detto in precedenza hanno confermato la bontà delle parole di Bonini e della Sannino: dal caso della ristrutturazione di casa Scajola, che è servito a capire l’importanza dell’interazione tra fonti aperte (l’elenco delle imprese del costruttore Diego Anemone, l’uomo che ha pagato la casa all’ex ministro “all’insaputa” di quest’ultimo) e chiuse (i documenti, forniti da un impiegato comunale, che certificano che le ditte che hanno eseguito i lavori di ristrutturazione appartenevano allo stesso Anemone), al cosiddetto “Casoriagate”, che ha dimostrato come da un dettaglio (gli addetti alla sicurezza di Berlusconi che controllano i giornali locali per vedere se qualcuno ha saputo sua presenza a Casoria) si possa risalire fino a qualcosa di molto importante (lo scandalo Noemi che ha tenuto banco sui giornali per molto tempo ed ha anche portato al divorzio tra Berlusconi e Veronica Lario), tutte le caratteristiche che prima erano state enunciate in maniera teorica hanno trovato conferma nella realtà del lavoro giornalistico.

Per chi vuole diventare giornalista, quello di stamattina era senz’altro un incontro da non perdere: Bonini e la Sannino sono infatti tra i migliori reporters che abbiamo in Italia, e da cronisti come loro c’è senz’altro da imparare molto. Peccato, come già detto, che i tempi siano stati davvero stretti, troppo per un argomento così complesso e meritevole di approfondimento.

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