Auto ad aria e palloni gonfiati

Redazione Controcampus 9 Giugno 2012

Adieu Smart! Un nuova aria spira sul mondo dell'auto e sull'urbanitas del XXI secolo, aria ristoratrice e progredita: aria compressa; l'avvenieristica auto ad aria è pronta a sconvolgere i rapporti di mobilità, di distribuzione e di costi delle città europee e oltre.

E’ arrivato forse il mezzo del futuro? Troppe volte ci è stato ripetuto questo ritornello, ma il “Questa è la volta buona” è sempre stato fatto cadere nell’oblio da scoppiettanti motori  fumiganti e dagli emirabili burattinai del combustibile fossile; ma forse questa è la volta buona. Sì perché, ironie a parte, sembra che stavolta la lussemburghese Motor Development International (MDI) sia riuscita a sviluppare un progetto che sulla carta pare non mostrare il fianco a (quasi) nessun attacco. Il progetto AirPod è già una realtà pronta ad invadere il mercato dalla metà del prossimo anno grazie alla lungimiranza del super colosso indiano delle autovetture a basso costo Tata che ha visto in questo progetto vantaggi a non finire?

Una vecchia tecnologia tornerebbe in auge grazie a una gamma di autovetture che ha come unico mezzo di propulsione aria compressa, manna dal cielo per un periodo in cui con 5 euro si riesce a mettere nel serbatoio solo un paio di litri di carburante. Il primo modello ad essere già stato messo a disposizione di prenotazioni online sul sito www.mdi.lu è una citycar (AirPod) a tre ruote al prezzo di 7000 euro a cui si aggiungeranno baby car per quattordicenni (AirOne), berline familiari (AirCity), autobus e camion; tutte dotate di un motore-compressore in grado di caricarsi in due minuti in una specifica stazione di servizio o tre ore a una normale presa di corrente e di sopravvivere a 20 milioni di chilometri.

Con una potenza di 7 kw l’AirPod arriva a 80 km orari, sufficienti per ronzare per la città e trovare parcheggio nei posti più impensabili grazie anche alla possibilità data dalle tre ruote di girare su se stessa in meno di due metri quadrati; il quadriciclo AirOne ha a disposizione 15kw per un massimo di 100 km/h mentre per l’AirCity, vera e propria autovettura, si è dovuta sviluppare una tecnologia a doppia energia interponendo al motore e la bombola un piccolo motore a benzina o diesel che scaldi l’aria prima del compressore per aumentarne l’autonomia senza emissioni nocive e consentendo di percorrere 100 chilometri con mezzo litro di benzina raggiungendo la velocità di 130 chilometri all’ora.

Bassi costi per acquistarla e per mantenerla su strada, non basta? Bene, il motore è anche in grado di funzionare come alternatore generando corrente per un intero appartamento. Non è tutto, quelli dell’MDI avrebbero un idea tutta loro della distribuzione delle loro auto, non tramite concessionari, a cui è sempre dovuto il pagamento di una commissione che fa inevitabilmente lievitare i costi, ma tramite tante piccole fabbriche/officina in grado di assemblare la vettura e venderla direttamente. Le macchine infatti verrebbero assemblate solo per un quinto nello stabilimento madre per poi distribuire il restante 80% del lavoro ai piccoli laboratori-distaccamento in tutta Europa. Un rinnovamento dei sistemi di produzione che potrebbe investire più di venti piccole fabbriche italiane con un incremento del 30% della forza lavoro; questo grazie alla facilità con cui si possono montare i soli tre pezzi  di cui è composta la carrozzeria dell’AirPod, la presenza di un olio motore eterno e la semplicità della tecnologia interna; tutte qualità che permetterebbero alle fabbriche sparse sul territorio di assemblare, vendere e aggiustare le proprie macchine riducendo le emissioni e i costi derivanti da gigantesche catene di produzione concentrate.

In più la tecnologia ad aria costerebbe meno nell’immagazzinamento energetico rispetto al suo corrispettivo elettrico e sarebbe dotata di una bombola simile a quella del GPL con maggiore sicurezza e stessa durata di cinque anni prima del controllo legale; ciliegina sulla torta: essendo la temperatura interna del motore a meno venti gradi sarà possibile utilizzare l’aria di scarico per raffreddare l’abitacolo, gonfiare airbag e pure raffreddare le bibite!

Queste sono le credenziali e pare che l’MDI sia convinta che un tale prodotto non potrà non spopolare prima tra gli appassionati di tecnologia, poi tra gli amanti dell’ambiente, infine tra chi ha un occhio attento al portafoglio; ma in realtà le perplessità non sono poche. Dapprincipio, basta uno sguardo per capire che un simile design farà storcere il naso agli amanti della macchina intesa non solo come mezzo di trasporto; la mancanza di potenza, di una linea almeno aggressiva e di optional sembrano inezie ma, soprattutto nel nostro paese, sono grandi incentivi alla distribuzione. Tralasciando i problemi estetici l’interrogativo primario è senza dubbio quello sulle accise le quali coprono adesso il 50% del prezzo del carburante, come farà lo Stato a fare a meno di questo ingente introito? Tassando l’aria? Per questo ci sarebbe da aspettare che l’idea prendesse piede, ma è sospetto il silenzio delle grandi case produttrici di auto che, probabilmente, vedono il progetto come la solita vetrinetta per un futuro irrealizzabile visti oltretutto i probabili problemi relativi alla sicurezza in un mezzo in grado di consumare poco grazie alla propria leggerezza di scocca, leggerezza compromessa da materiali e accessori eventualmente necessari per rendere il mezzo a norma di legge. Infine ciò che sempre rende poco credibili tali progetti d’avanguardia è il fatto che nessuno abbia verificato effettivamente l’autonomia di questi mezzi a di là delle prove di presentazione e pubblicità e, soprattutto, il fatto che qualunque sia il funzionamento del motore il mezzo per ricaricarlo risiede sempre nell’elettricità e nei conseguenti, costosi kilowatt.

E queste sono le critiche doverose ed immediate, ma ecco che qualcosa affiora dal passato di questa “innovativa” idea per un futuro prossimo. Sembrerebbe infatti che questa idea sia già in circolazione da una decina di anni e ancora nessuna di queste vetture e stata ancora vista viaggiare sulle nostre autostrade, questo perché lo stesso Guy Negre, presidente della MDI, presentò al Motorshow di Bologna del 2001 “Eolo” la macchina del futuro, ad aria compressa, leggerissima, resistente e prodotta in Italia. Immediato lo scalpore e da quel giorno il sito www.eoloauto.it fu sommerso da prenotazioni per una macchina che si sarebbe dovuta produrre a partire dall’anno seguente; ma, ad un certo momento, puf! La bolla esplose e il sito scomparve lasciando tutti con un palmo di naso. Qualcuno decise di farla scoppiare? La Fiat o l’Agip non potevano permettere la distribuzione di un auto dai costi così ridotti da mettere in allerta le grandi compagnie?

Pare piuttosto che i problemi maggiori della vecchia Eolo derivassero dai costi mostruosi di progettazione e sviluppo dei prototipi e dal fatto che, dopo pochi minuti di strada, la formazione di ghiaccio derivante dall’aria fredda del motore impedisse alla vettura di marciare  regolarmente, le leggi della fisica sono spietate sotto questo punto di vista ma nessun articolo di giornale metteva in luce questo spiacevole inconveniente. Non complotti ma veri e propri problemi tecnici da arginare dunque, sia per quanto riguardava i costi che le tecnologie vere e proprie visto che tutti i modelli progettati da Negre sono stati visti funzionare solo per alcuni minuti e in video promozionali; oltre a ciò, lo stesso progetto di commercializzazione della Eolo sembrava più che altro fondato su promesse future in quanto la MDI proponeva la distribuzione del prototipo ad aziende disposte ad investirvi capitali quando poi, a conti fatti, le possibilità di contattare l’azienda madre risultavano molto difficoltosi mancando sul sito dei veri e propri estremi per aprire un canale commerciale. Si è forse trattato di un idea troppo bella per essere vera?

Quello che è certo è che adesso per AirPod c’è un reale interesse (e investimento) di una grande casa come la Tata e forse i problemi di progettazione sono stati risolti nonostante manchino ancora prove su strada convincenti. Non resta che rimanere con le orecchie dritte senza fidarsi troppo delle promesse di case produttrici e di controllori energetici e aspettare. Sicuramente se il progetto dovesse dimostrarsi realizzabile diverrebbe ciclopicamente lucrativo e certamente la nostra sempre prodiga pubblicità televisiva non mancherà di farci sapere se il futuro sta davvero bussando alla porta.

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto