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12 giugno 2012

Ciriaco De Mita: “La mia storia nella Storia”

Lo scorso 4 giugno l’Università degli Studi di Salerno ha ospitato uno dei personaggi politici più longevi della nostra Repubblica, nonchè uno dei più influenti del nostro territorio, ovvero l’ex Segretario Nazionale della Democrazia Cristiana Ciriaco De Mita. L’incontro, organizzato dall’Associazione universitaria Agorà, è stato curato dal Professore Virgilio D’Antonio, docente della facoltà di Lettere e Filosofia, e ha visto la partecipazione di numerosi esponenti del mondo accademico e del Rettore Raimondo Pasquino.

De Mita è stato il protagonista non della classica intervista, nè del solito convegno in cui più persone prendono la parola ed esprimono propri concetti ed opinioni su un determinato argomento; l’Eurodeputato dell’UDC è stato il protagonista di un’intervista fotografica, come quelle che si vedono nel programma di Bonolis “Il senso della vita” per intenderci, 10 immagini che sono state lo spunto per attraversare la storia politica di De Mita e dell’Italia.

Tutto è cominciato in un paesino dell’Alta Irpinia Nusco, là dove De Mita ha trascorso l’infanzia, ed il primo ricordo risale all’epoca in cui aveva 7 anni ed ascoltava alla radio le vicende della guerra per poi discuterne con il nonno, il quale gli faceva notare come con la guerra non si acquistava nulla, anzi c’era solo tutto da perdere.

Poi c’è stata la Laurea in Giurisprudenza all’Università Cattolica di Milano e qualche anno dopo è iniziata la carriera politica; nel 1963 De Mita viene eletto deputato per la prima volta e 5 anni dopo entra a far parte del Governo come Sottosegretario dell’Interno.

Parole di elogio per Alcide De Gasperi e per Aldo Moro, ed in merito al rapimento e poi all’uccisione di quest’ultimo da parte delle Brigate Rosse nella primavera del 1978, De Mita sostiene che seppur non abbia mai votato contro una possibile trattativa tra lo Stato ed i sequestratori, all’epoca credeva che comunque non si erano presentate le giuste condizioni per poter intavolare una trattativa seria.

Dall’aprile del 1988 al luglio del 1989 Ciriaco De Mita è stato il Presidente del Consiglio dei Ministri; tanti i ricordi positivi di quel periodo, ma una macchia ha segnato la sua Presidenza e probabilmente il resto della sua attività politica; infatti, pochi giorni dopo essere stato nominato Presidente del Consiglio, le Brigate Rosse uccisero Roberto Ruffilli, Senatore della DC e uomo di fiducia di De Mita, che nel Governo che stava nascendo aveva un ruolo di primo piano, a tal punto da essere definito nel volantino di rivendicazione delle Brigate Rosse, “uomo chiave del rinnovamento, vero e proprio cervello politico del progetto demitiano”.

La chiusura dell’incontro non poteva non riguardare l’attuale situazione politica dell’Italia, governata dai tecnici, e caratterizzata da una notevole sfiducia nei partiti. Il politico di Nusco ha sostenuto che “non esiste l’antipolitica, ma solo una politica diversa; le persone, oggi, hanno una grave percezione del grado di inutilità delle parole dei loro rappresentanti”.

La vecchia classe dirigente deve essere meno legata alle parole e maggiormente interessata ai progetti; De Mita, a conclusione dell’intervista, afferma che il ricambio è un accrescimento e l’attuale classe politica non deve temerlo, anzi esso deve essere una gratifica sia per chi ha preceduto sia per chi segue, come nel rapporto tra maestro e discepolo evidenziato da Giotto e Cimabue.


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