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2 giugno 2012

Dove finiscono le parole? Balzac e la monotonia della modernità

« Il genio dipende solo da se stesso; è il solo giudice dei propri mezzi perché è il solo a conoscerne la fine »

Lucien de Rubempré attraverso i suoi amori si rende manifesto di letteratura ed insieme protagonista de Le illusioni perdute di Balzac. Lucien sacrifica tutto, la famiglia, la vita anteriore alla grandezza delle parole, conferendo ad esse un notevole valore di scambio. Decide di investire nella parola attraverso il lavoro fatto su di essa ed attraverso il suo potere creativo trasformato in poetica.

Come ricorda Schehr, oggi la denuncia del mondo fatta attraverso Lucien ci ricorda cosa succede quando l’ idealismo si trasforma in delusione, in disappunto, cosa succede quando il meccanismo del mondo letterario si sottomette ai dettami ferrei del mercato, in definitiva quanto Balzac sia moderno o quanto noi siamo rimasti indietro.. «  quello che ci costa la nostra vita..il nostro monumento costruito con il sangue..diventa per gli editori un affare buono o cattivo.. »
Per il mondo dell’ editoria e per il mondo del giornalismo, per le parole libere non c’ è spazio se esse non sono redditizie «  vedo i giornalisti nei ridotti dei teatri..mi fanno orrore..il giornalismo è un inferno, un abisso di iniquità, di menzogne, di tradimenti, che non si puo’ attraversare e da cui non si puo’ venir fuori puri se non protetti come Dante dal divino lauro di Virgilio ».


Le illusioni perdute è un’ opera che puo’ descrivere senza tanti fronzoli quello che viviamo di giorno in giorno, una tragicomica che disvela quanto lo spirito di un uomo, di qualsivoglia uomo che incappa nell’ orbita del capitalismo, possa ritrovarsi entro la spirale del più totale fallimento, Lucien il nostro modello- uomo non manca nessun degli appuntamenti lungo la china del precipizio in cui era destinato a cadere. Esperisce il mondo dell’ editoria, del giornalismo, del teatro, della lussuria e del lusso e li affronta con leggerezza in una condensazione di eccessi eccezionale.

La psicologia del mondo, la corruzione sono dentro e fuori di lui come una dissolvenza di relativismo copioso che quotidianamente non manca di stupire. Ambizione e voluttà si confondono. Come non riconoscervisi, come non ammettere l‘ attualità di tutto cio’? la tendenza all’ autoillusione, l’ inseguimento della felicità in ogni sua forma, la fede in un destino anche quando la negatività sia autoevidente. In effetti il fatto stesso di avere delle illusioni da perdere marca l’ atteggiamento vivido e speranzoso che muove all’ azione.

Oggi come ieri il mondo delle parole è lasciato al marketing, a loro, agli illusi, resta la speranza, un‘ illusione da poter frustrare fin quando ce ne sia ancora una. Coloro che restano prigionieri della caverna platonica non concepiscono il mondo del capitale fatto di simboli e linguaggi propri.

Per i protagonisti di Balzac come per i tanti perdutamente illusi le parole sono lo strumento per superare l’ ostacolo lungo il cammino del loro destino. Come dire loro che forse non c’ è più posto per le imprese ideali?

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