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4 giugno 2012

Intervista a Pierluigi Pizzi

Dal 28 al 30 maggio si è tenuto a  Firenze il workshop internazionale “Dalla scenografia costruita alla scenografia virtuale”, organizzato da Verona Accademia per l’Opera Italiana nell’ambito delle attività della rete europea enoa (European Network of Opera Academies) e in collaborazione con il Teatro della Pergola, Maggio Musicale Fiorentino e il Teatro Studio Krypton di Scandicci. In occasione del workshop abbiamo intervistato Pierluigi Pizzi, regista scenografo e costumista di fama internazionale.

Come si coniuga un’opera scritta secoli fa con un’estetica moderna?

Un’opera scritta secoli fa oppure oggi, nel momento in cui viene presa in esame per una nuova interpretazione, subisce il confronto col momento in cui si rappresenta, perché se ne possa valutare l’interesse e l’attualità. La lettura che si può fare di quest’opera, a qualunque epoca essa appartenga, non può essere che un  fatto soggettivo. Spesso mi accade che una stessa opera, riletta in momenti diversi del mio percorso di scenografo e di regista, mi abbia suggerito riflessioni differenti, il che significa che il fatto di coniugare i valori di un’opera del passato col presente passa sempre attraverso il filtro del contemporaneo. Questo spiega perché certe messe in scena del passato, riproposte oggi abbiano tutt’altra valenza e pretendano un ripensamento. L’estetica in definitiva muta continuamente come il punto di vista dell’interprete.

Qual è il rapporto tra etica ed estetica nel suo lavoro?

Il rapporto è univoco. L’etica appartiene alla propria educazione e formazione, al proprio modo di porsi come artisti e nel nostro caso come interpreti di opere. I valori etici non possono essere dissociati da quelli estetici, perché la mia personalità non può prescinderne. Nel mio lavoro la ricerca della Bellezza è un elemento fondamentale e costante. Il senso del mio lavoro nasce proprio dall’unione di queste due filosofie.

Che consigli darebbe a un giovane scenografo che si avvicina oggi al teatro d’opera?

Essere curioso. La curiosità gli permette di indagare fino in fondo un’opera, di interrogarla con la sua sensibilità per cercare di afferrarne i significati e di coglierne l’eventuale attualità. Documentarsi. Occorre che ogni opera sia posta nel suo tempo, nel suo contesto storico, ma anche artistico e letterario, per darle la giusta collocazione. Mettere in atto un meccanismo di immaginazione dal quale scaturisca un’idea interpretativa attraente e stimolante, attraverso cui l’opera prenda forma e si adegui alla personalità dell’interprete. Avere rispetto assoluto dell’opera, che si può leggere in tanti modi, anche trasgressivi e provocatori, ma senza stravolgerne il senso. Se si accetta l’impegno di rappresentare un’opera, si deve avere l’umiltà di rispettarne i valori e non di alterarli, altrimenti è meglio rinunciare.

Quali allestimenti ha in programma nei prossimi mesi?

Attualmente sto progettando una nuova produzione di Sonnambula di Bellini, per il mio tardivo debutto al Teatro Bolshoi di Mosca, nel marzo 2013. In autunno porterò in scena al festival Verdi di Parma La battaglia di Legnano. Molte riprese in programma: Gioconda di Ponchielli a Roma e a Parigi. Attila quest’estate a Caracalla. Ancora Verdi a Bilbao: Un giorno di regno e La traviata.

Come immagina la scenografia del futuro?

La scenografia legata strettamente alla regia è in continua evoluzione. All’interno del mio stile rappresentativo, cerco continuamente nuove possibilità. Si tende a sfruttare le risorse della tecnologia, passando anche attraverso il cinema, il digitale. Personalmente mi sento legato al linguaggio poetico proprio del teatro, con mezzi espressivi incentrati sulla presenza viva dell’uomo, in scena a diretto contatto col pubblico. La mia scena è sempre meno illustrativa e più concettuale, volta soprattutto alla creazione di atmosfere drammatiche, aiutate dall’uso sempre più sofisticato della luce. E’ la mia un’evoluzione per sottrazione: da anni mi propongo di arrivare all’essenza della cose e, avendo sperimentato praticamente tutto in tanti anni di carriera, oggi preferisco proposte più espressive che spettacolari.

Lei ha curato anche allestimenti di mostre e musei. Ci parla di questo aspetto del suo lavoro?

E’ una delle mie grandi passioni. Tutto il mio lavoro passa attraverso l ‘Arte e la sua conoscenza. Ho avuto il privilegio di essere chiamato ad allestire importanti mostre e musei e porto avanti, parallelamente al mio lavoro di teatro, questa appassionante attività. Ho in preparazione una grande esposizione al Chateau de Versailles, basata sulle collezioni che Louis XIV ha raccolto con una predilezione per l’antico. Questi tesori, nel tempo dispersi, si ritrovano ora per far rivivere lo splendore del Grand Siècle e dell’amore per il Classicismo. A Roma ci sarà una mostra su Carlo Saraceni, a Palazzo Venezia, e un’altra dedicata alla collezione di Vittorio Sgarbi. Intanto mi dedico al ripensamento del Museo degli strumenti musicali, su incarico di Rossella Vodret. La noia, cos’è?

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