• Google+
  • Commenta
16 giugno 2012

La storia dei Pink Floyd in Piazza Maggiore

La seconda serata della Repubblica delle Idee, il festival che il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari ha organizzato a Bologna, è stata anche una serata di grande musica: in Piazza Maggiore, infatti, Ernesto Assante e Gino Castaldo hanno raccontato, in un paio d’ore, la storia dei Pink Floyd, uno dei gruppi più famosi di tutti i tempi, autori di dischi che hanno fatto la storia della psichedelia, del progressive e del rock in generale.

Per spiegare chi sono e cosa rappresentano i Pink Floyd per la musica contemporanea i due critici di Repubblica hanno deciso di procedere narrando la storia del gruppo in maniera lineare, in ordine rigorosamente cronologico, dai primi concerti all’UFO Club di Londra nella seconda metà degli anni ’60 fino al 1979 e a The Wall, l’ultimo capolavoro. Tra questi due estremi hanno trovato posto tutti gli album e le vicende che hanno caratterizzato la storia della band: si è dunque parlato dei primi singoli e dello storico album d’esordio The Piper At The Gates Of Dawn, incisi sotto la leadership di Syd Barrett, poi allontanato dal gruppo a causa dei suoi problemi con l’LSD, di dischi di transizione ma a modo loro importanti e amatissimi dai fans come Ummagumma, Atom Heart Mother e Meddle, di Wish You Were Here e del suo significato profondo (è questo il disco, hanno detto Assante e Castaldo, in cui i Pink Floyd si confrontano una volta per tutte con il “fantasma” di Barrett, della cui influenza, non solo musicale, il gruppo non era mai riuscito a liberarsi del tutto) e di The Wall, che ha segnato la dissoluzione definitiva della band. Si è parlato però soprattutto, e non poteva essere altrimenti, di The Dark Side Of The Moon, di gran lunga il disco più famoso e venduto dei Pink Floyd, che è stato letteralmente sviscerato dai due giornalisti.

Ovviamente, per raccontare i Pink Floyd, non potevano bastare le parole di due critici pur competenti e appassionati come Assante e Castaldo: sul maxischermo di Piazza Maggiore sono stati quindi proiettati dei video, tratti da concerti ma non solo, in cui il pubblico ha potuto riascoltare alcuni dei pezzi più significativi del gruppo, da Shine On You Crazy Diamond (proposta, naturalmente in maniera parziale, in due versioni, la prima con David Crosby e Graham Nash ai cori, la seconda eseguita dai soli Pink Floyd durante il tour del 1994) ad Another Brick In The Wall, passando per Echoes (anche qui solo una parte, quella finale), The Great Gig In The Sky, Wish You Were Here ed altre ancora. Per chiudere la serata è stata scelta la versione, eseguita al Live 8 quando i Pink Floyd si sono riuniti nella formazione storica con Roger Waters, di Comfortably Numb, canzone tratta da The Wall, da sempre tra le favorite dei fans.

Nel complesso, è stata senz’altro una bella serata: Assante e Castaldo, lungi dall’esporre freddamente i fatti che hanno caratterizzato la storia del gruppo, si sono rivelati due narratori coinvolgenti e piacevoli da ascoltare, anche perché, essendo a loro volta fans dei Pink Floyd, probabilmente per loro più che una serata di lavoro questa è stata una piacevole occasione per condividere con il pubblico la loro passione per la band e per la sua musica. Anche quando la loro attenzione si è spostata dall’aspetto strettamente musicale a quello dei rapporti interpersonali tra i membri del gruppo, quando cioè si è accennato al “licenziamento” di Syd Barrett e ai contrasti, sempre più marcati nel corso degli anni, tra Roger Waters e David Gilmour (pochi invece sono stati i riferimenti a Richard Wright e a Nick Mason), l’interesse del pubblico non è mai venuto meno. A voler essere pignoli, però, qualche lacuna si trova: per esempio, a fronte di uno spazio francamente smodato dedicato a The Dark Side Of The Moon, disco senz’altro bello e importante ma di cui ormai anche chi non è fan dei Pink Floyd sa tutto, a The Wall è stata riservata appena una decina di minuti verso la fine e non è stata detta neanche una parola su Animals, album meno conosciuto ma bellissimo  che meriterebbe di essere riscoperto e apprezzato come merita. Niente di così grave da inficiare la buona riuscita dell’evento, sia chiaro, ma di certo un maggiore equilibrio non avrebbe guastato.

Google+
© Riproduzione Riservata