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12 giugno 2012

Non solo economia. Anticorruzione o espressione del governare

Una delle tendenze attuali accanto alla parola economia ospita la parola giustizia. Il disegno di legge della neo ministra Severino non può passare inosservato, seppure inserito in un contesto in cui le priorità sarebbero altre. Se la cornice non può prescindere dal quadro il paese necessita di riforme strutturali, tra le quali una materia quale quella giudiziaria non può essere considerata di minore rilevanza.

Gli aspetti del disegno di legge presentato dalla Severino che sembrano essere al contempo i più spinosi e per questo i più discriminanti rispetto al passato, sono quelli riguardanti la questione della candidabilità, il traffico d’ influenze e la concussione. La ratio del testo della ministra è, anzi era, rivolto verso l’ idea di un’ attacco totale alla corruzione nelle sue varie forme. A priori decidendo per l’ incandidabilità di chi abbia una sentenza definitiva di condanna a più di due anni per reati gravi; in fieri per chi tenti attività di lobbing e possa per questo essere indagato dalla magistratura inquirente.

Con alcuni ammorbidimenti per evitare il veto del pdl, la ministra cerca senza dubbio di riscrivere un ambito lasciato per troppo tempo ai giochi della politica. L’ attacco alla corruzione avviene in entrambe in versi, dalla politica alla pubblica amministrazione e viceversa. Coloro che da magistrati prestino il proprio lavoro ad altre istituzioni, non lo possono fare per più di cinque anni consecutivi e nell’ arco della carriera per al massimo un decennio complessivo. Prima di un incarico nella Pubblica Amministrazione poi, politici e politicanti dovranno aspettare un anno.
Altro importante tassello viene dall’ aver posto un freno alla proliferazione dell’ arbitrato e quindi della figura del giudice arbitrale, nato per semplificare i processi civili ma luogo di guadagni esponenziali ed a volte illegittimi. L’ arbitrato necessiterà in effetti ora di una previa autorizzazione e sarà praticabile entro un tetto massimo di compenso per il dirigente pubblico che svolga il ruolo di arbitro. Anche gli altri punti tentano di inserire delle clausole di trasparenza per magistrati e dipendenti e dei blocchi per vagliare le attività a rischio corruzione nel loro corso.

Il governo nei panni del ministro tenta di stabilire uno stato di diritto nella giungla della materia giustizia che quanto più complessa tanto più è vittima di usurpazioni. La minaccia di dimettere il governo è stata emessa sebbene si trattasse di una formula politica. In questo senso il governocomincia a mostrare il savoir- faire tipico dei buoni governanti alcune delle cui espressioni sono state la minaccia di dimissioni sul disegno stesso e la scelta svolta in coerenza con le altre politiche di governo e con un’ immagine pubblica da rispettare.

Uno dei motivi che spingono in questo momento a pressare sulla riforma della giustizia è proprio il simbolo che essa ha, una sorta di tabula rasa rispetto al passato, una discriminante rispetto alla politica della lascività che  nella risposta alla lettera della Bce e nei raid della finanza ha avuto i suoi prodromi..

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