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13 giugno 2012

Parabola di un paese in declino

Ultimo appuntamento nella basilica di S. Maria delle grazie a Milano per la carrellata di conferenze e interventi della rassegna “L’Italia dopo l’Italia” organizzata dagli Editori Laterza. L’interessante manifestazione ha visto anche quest’anno la partecipazione di importanti personalità del giornalismo e della società civile italiana.

Ultimo relatore di eccellenza, per un finale di tutto rispetto, il direttore del Corriere della sera, Ferruccio De Bortoli. Titolo del suo intervento La classe dirigente: poteri esclusivi e poteri diffusi. De Bortoli muove il suo intervento iniziando con una considerazione che si articola sulla debolezza etica e sulla fragilità costitutiva della classe dirigente italiana. Sottolinea come sono di ampia presenza editoriale sull’argomento libri, inchieste e ricerche, nonchè l’essere stesso di questa fragilità e debolezza sotto l’occhio mediatico di tutti ogni giorno.

Nonostante ciò, secondo De Bortoli tre aspetti sono poco sottolineati, anzi quasi ignorati da questa esposizione universale che sembra dimenticare, nel suo continuo mettere in piazza, le cose che davvero contano. Forse anche in questo caso si sta parlando dell’obesità di informazioni della società attuale che porta ad una disinformazione dettata dalla conseguente indifferenza come reazione naturale del soggetto odierno che preferisce l’oggettualizzarsi pur di non rispondere alle sue responsabilità di soggetto pensante, cose insomma che il filosofo Baudillard aveva già intuito una trentina di anni fa? Qui non è più buona neanche la scusa della nottula di Minerva!

In ogni caso tre sono gli aspetti che De Bortoli mette in evidenza nel suo intervento. Il primo: un paradosso! Una classe che corre nel suo preoccuparsi più a regolare i rapporti tra i suoi membri che ad occuparsi della cosa pubblica. La stessa classe che ha saputo esprimere nel secondo dopoguerra personalità di grande iniziativa e coraggio: siamo stati in grado di affrontare tragedie come la ricostruzione, la lotta al terrorismo politico e mafioso, la crisi della lira, e ora? Secondo punto, l’elaborazione e la trasmissione delle idee.

Non vi sono più visioni d’insieme che abbiano un minimo di originalità, temerarietà, prospettive per la costruzione quotidiana del domani. De Bortoli sottolinea come una classe dirigente si distingue nell’avere al suo interno regole certe e condivise, ma soprattutto la capacità di dare vita ad un pensiero nuovo, oggi totalmente assente.

Terzo punto: la business comunity ha perso la sfida educativa al mercato, ha reso praticamente assente la libera iniziativa e la concorrenza è solo un fantoccio da sventolare, roba che se fosse uno spaventapasseri non gli darebbero importanza neanche le più miti colombe! La classe dirigente dell’economia italiana si è persa, secondo De Bortoli, nell’inseguire interessi particolari, presa a falcidiarsi in lotte intestine che hanno portato alla privatizzazione di monopoli pubblici annidandosi, quando era il caso, in comode concessioni statali.

Un neoprovincialismo insomma che ci ha chiusi ai grandi mercati: dopo ci si comincia a lamentare della caduta del Made in Italy?!? Ma soprattutto è la stessa classe dirigente che continua a rimanere lì, senza dare un minimo segno di pentimento o rimorso, e giace nel suo lento invecchiare, insieme al paese che sta morendo con esso e per causa sua 

 

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