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30 Giugno 2012

Parkinson: la diagnosi si fa al telefono

Il telefono che sostituisce il medico. Sembra quasi una barzelletta e invece è realtà: il progetto, già lanciato in Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada, Spagna, Brasile e Argentina, prevede che l’analisi della voce possa indicare la presenza o meno di primi segnali del morbo di Parkinson, una tremenda malattia invalidante che non ha ancora una cura e per la quale una diagnosi precoce è molto importante perché permette un tempestivo trattamento capace di rallentarne significativamente il decorso.

A permettere questo primo screening è un software che attraverso la dettagliata analisi della voce e del suo timbro è in grado di accorgersi dell’insorgere della malattia. L’idea nasce dalla mente del matematico Max Little, ricercatore presso il Massachusetts Institute of Technology, che allenato all’ascolto grazie al suo primo lavoro di compositore di musiche per videogiochi è stato in grado di percepire una serie di caratteristiche vocali comuni ai malati di questa patologia degenerativa del sistema nervoso centrale.

Come riportato da Wired.uk, tra il 70 e il 90 per cento dei pazienti presenta indebolimento e tremore della voce nonché mancanza di respiro fin dalla fase iniziale della malattia. Lo studio su cui si basa il progetto, che si chiama Parkinson’s Voice Initiative, ha visto analizzate solamente 43 voci di volontari ma per poter raggiungre un grado di precisione maggiore è necessario aumentare il numero del campione che si spera arrivi a diecimila tra malati e non (chi volesse contribuire può andare sul sito http://www.parkinsonsvoice.org/). Sulle 263 registrazioni effettuate per il primo software sono state riscontrate ben 132 diversi tipi di alterazioni ma l’algoritmo va perfezionato per poter essere in grado di distinguere quando l’alterazione è dovuta alla patologia e non ad altri fattori come ad esempio il fumo. Nonostante questo, utilizzando anche solamente dieci dei marcatori vocali riscontrati, il software è stato in grado di diagnosticare la malattia nel 99 per cento dei casi.

La speranza è quella di riuscire a creare un sistema di diagnosi da remoto, economico, efficace e non invasivo che possa anche seguire il paziente controllando la degenerazione della malattia in modo puntuale e senza necessità di continui spostamenti.

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