• Google+
  • Commenta
26 giugno 2012

Quando la mostra scompare: Mirò a Verona e altri episodi

A pochi giorni dall’inaugurazione prevista per il 22 giugno 2012, è stato annunciato l’annullamento della mostra “Mirò poesia e luce” che avrebbe dovuto aprirsi al Palazzo della Gran Guardia a Verona con una selezione di 80 opere dell’artista, tra cui dipinti a olio di grande formato, terracotte, bronzi e acquarelli.

Gli organizzatori “24 Ore cultura” e Arthemisia Group dichiarano che non si è trovato l’accordo con il Comune di Verona sui costi di gestione della sede e dunque le opere dell’artista spagnolo resteranno a Roma dove saranno esposte al Chiostro del Bramante fino al 23 agosto. La cancellazione dell’evento ha portato con sé una scia di accuse e polemiche fra Arthemisia Group, che lamenta costi eccessivi, niente sponsor e la mancata concessione di vendere serate private in Gran Guardia, e il Comune pronto a dare battaglia in Tribunale.

Non è la prima volta che l’amministrazione del Sindaco Tosi, che dopo la rielezione ha tenuto per sé la delega per l’Assessorato alla Cultura, si trova a fronteggiare una spiacevole situazione di questo genere. Nel 2008 era stata annunciata la mostra-evento di Marco Goldin “Il Louvre. Capolavori a Verona”, anch’essa programmata al Palazzo della Gran Guardia. In quell’occasione l’organizzatore Linea d’Ombra aveva reso nota l’impossibilità del museo francese di accordare i prestiti promessi per mancanza del tempo necessario, e ancora una volta la colpa veniva data alla burocrazia comunale.

In entrambi i casi le perdite ammontano a migliaia di euro già investiti nella macchina organizzativa e in pubblicità, senza contare i danni all’immagine di un comune che in quattro anni ha dovuto annullare due grandi mostre destinate alla più importante sede espositiva cittadina.

Il caso di Verona non è comunque isolato. Era di pochi mesi fa un annuncio relativo alla mostra “Celti d’Italia e d’Oltralpe” programmata a Palazzo Reale di Milano dal 19 marzo 2012 e cancellata dall’amministrazione comunale e dalla Direzione di Palazzo Reale a un mese dalla data d’apertura, dopo oltre un anno e mezzo di lavoro della Direzione, del Comitato Scientifico, dell’ente organizzatore e delle realtà accademiche e museali coinvolte.

Altrove invece più che la burocrazia è stato il timore di uno scandalo il motivo dell’annullamento. Nel 2007 a Bologna il titolo-choc di un’esposizione, «La Madonna piange sperma», è stato sufficiente per cancellare dalla programmazione estiva del Comune una mostra di giovani artisti, con tanto di proteste della Curia, dichiarazioni imbarazzate degli organizzatori e acceso dibattito politico. Nello stesso anno a Milano la mostra «Arte e omosessualità» programmata al Palazzo della Ragione, è stata cancellata dal sindaco Letizia Moratti e dalla giunta del Comune dopo un braccio di ferro con Vittorio Sgarbi e gli organizzatori di Artematica.

Viviamo in un paese in cui la politica interferisce, spesso pesantemente, sulle manifestazioni culturali, e questa non è una novità. La burocrazia e gli interessi di parte fanno il resto. Il rischio è non solo quello di compromettere il progetto di una mostra per cui sono già stati spesi soldi pubblici ed energie, ma di rivelare un sistema che usa l’arte come strumento per creare consenso e adattabile alle necessità del momento.

Google+
© Riproduzione Riservata