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12 giugno 2012

Scavi e restauri per i mosaici romani in Sicilia

Nei dintorni della celebre villa romana del Casale nei pressi di Piazza Armerina (Enna), nota in tutto il mondo per i mosaici pavimentali dichiarati patrimonio dell’Unesco, gli archeologi scoprono nuovi resti che potrebbero aprire prospettive inedite sulla storia del sito.

L’architetto Guido Meli, direttore del Parco archeologico di Piazza Armerina, spiega in un comunicato che nel territorio a sud della villa sono state rinvenute le colonne di un portico, una scoperta che potrebbe “modificare la storia fin qui conosciuta della villa, pensata isolata nel territorio, e invece oggi possibilmente attorniata di edifici di certo pregio che fanno pensare ad un vasto e ricco insediamento abitativo”. In un’altra zona limitrofa, dove qualche tempo fa era venuta alla luce una vasca absidata rivestita dai mosaici, è stata ritrovata una pavimentazione musiva a disegni geometrici di circa 80 metri quadri.

L’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Sebastiano Missineo, ha dichiarato in un’intervista apparsa su Il Giornale dell’Arte che «il ritrovamento sarà oggetto, così come richiesto dal direttore Meli, di un intervento di somma urgenza, finanziato dall’assessorato, per una più completa indagine e conservazione dei reperti. È chiaro che a questo punto, dopo l’apertura definitiva della Villa sarà necessario proseguire le campagne di scavo, che certamente potranno far scrivere una nuova pagina della storia di uno dei beni più importanti del patrimonio culturale siciliano» .

La scoperta avviene a poco meno di un mese dall’inaugurazione della villa restaurata, prevista per il 4 luglio, e va ad aggiungere nuove testimonianze alle tracce di ville e terme romane riccamente decorate da mosaici che costellano il territorio dell’isola. Se Piazza Armerina rimane il sito più noto su cui, dopo molte polemiche, sono stati investiti finanziamenti per il restauro e per ulteriori campagne di scavo, molte altre aree presentano criticità dal punto di vista conservativo e della valorizzazione.

Proprio nei giorni scorsi vertici politici e tecnici della Sovrintendenza si sono riuniti per discutere del futuro della villa romana del Tellaro nei dintorni di Noto (Sr), un altro prezioso scrigno di mosaici tardo romani raffiguranti scene narrative di straordinario naturalismo. Venuto alla luce nel 1971 e aperto dieci anni fa, il sito è già in pericolo a causa di una copertura che non garantisce protezione dall’esposizione solare e dalle infiltrazioni di umidità.

Il direttore della Villa del Tellaro, Lorenzo Guzzardi, ha sottolineato, su La Sicilia, l’importanza di «garantire un intervento di manutenzione sui mosaici, che ne hanno gran bisogno. Bisognerebbe valorizzare e bonificare l’intera area che è stata notevolmente ampliata. Abbiamo chiesto al comune interventi per attuare il diserbo della zona. Per la copertura tanto criticata, bisogna dire che è rimasta sempre provvisoria è mai del tutto completata». Un’altra proposta è quella di spostare a Noto l’intera pavimentazione musiva, una pericolosa decontestualizzazione che ha ricevuto numerose critiche da più parti.

Altri mosaici romani sono in pessimo stato di conservazione (la villa di Terme Vigliatore), restano solo in parte esplorati (la villa di Patti) o potrebbero essere valorizzati più adeguatamente considerando la loro vicinanza con i più frequentati itinerari turistici dell’isola (i resti di case romane a Palermo e le terme nell’area archeologica del teatro antico e antiquarium di Tindari). E l’elenco potrebbe continuare.

Salvaguardare tali siti e creare un circuito capace di creare un collegamento fra loro sarebbe una pratica virtuosa e auspicabile, certamente più utile e lungimirante di eventi culturali di grande impatto ma breve durata.

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