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2 giugno 2012

Sopra il palco, la gente in festa. Sotto il palco, la terra trema

Scosse, scosse continue, tremende e atroci. Sciacalli che rubano, anziani che piangono e bambini che, per loro fortuna, non capiscono e credono di essere in un grande campeggio. Circondato di macerie e caos. Sono dieci giorni che lo sciame sismico travolge l’Emilia e la vita delle persone. Le lacrime della gente che vede spazzata via la propria esistenza dice molto di più di molte parole dette a reti unificate.

I danni sono incalcolabili, la gente ha paura, le scosse non si fermano. I capannoni si sfaldano come castelli di carte ed è ovvio che succede perché ci sono stati difetti di costruzione. Ma dove non ne troviamo? Quando un lavoro è fatto con i piedi perché la speculazione ( o forse solo l’ignoranza, chi lo sa? ) è il primo pensiero, devi aspettarti che qualcuno risenta del nostro male.

Ma quando quel qualcuno muore, quando quel qualcuno che se n’è andato era un padre, un ragazzo appena ventenne o una madre che fatica per i propri figli, allora spiegazioni non te ne puoi dare. Giustificazioni non ne puoi dare.

A quel punto cominciano i controlli a tappeto, le ricerche, gli spostamenti, le belle parole ed i bei pensieri. Finito il danno, tutto torna normale. Sino al prossimo terremoto, sino al prossimo periodo nero di terrore e dubbio; allora tutto ricomincia come un circolo vizioso, come un serpente che si morde la coda.

Poi accendi la televisione, senti chi dice che “ci stiamo muovendo per…”; “ci impegneremo per…” e sorridi, più che altro per pietà visto che tanto già sai che nulla sarà fatto.

Sorridi fino a che non senti di un incontro che verrà fatto in un capoluogo italiano, che durerà tre giorni e che costerà (secondo fonti multimediali) quasi 10.000.0000 di euro. Soldi che non saranno utilizzati per far smettere gli anziani di piangere.

Speriamo che il palco non crolli sotto il peso dell’ipocrisia.

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