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10 giugno 2012

Torture e tacchetti

I mondiali sono un evento importante. Ci unisce tutti. Per una volta soltanto, gli italiani sono davvero uniti sotto un unica bandiera. Dal momento che il giocatore sfiora il pallone, niente ha più importanza, il gioco diventa così importante che nulla deve fermare il suo corso.

Neanche la morte di povere e indifese creature.

Per permettere il proseguimento dell’organizzazione dei mondiali e della partita Polonia-Ucraina, il governo ucraino ha portato avanti una vera e propria mattanza nei confronti di cani e gatti randagi. I numeri sono impressionanti, le statistiche parlano dell’uccisione di trentamila animali. E i modi sono al limite della follia.

Bruciati vivi, pressati, schiacciati, seppelliti vivi, fucilati, avvelenati, bastonati a morte. Tutto ciò, tutta questa barbaria per una partita di pallone.

Ma dove sono le notizie? Dov’è la gente indignata scesa in piazza? Com’è possibile che per queste cose, per oscenità del genere, nessuno si faccia sentire? Si è letto sporadicamente e se ne è sentito parlare ancora meno.

È bastato il fischio di inizio e tutte quelle povere creature sono scomparse dalla mente delle persone.

Oltre il danno, la beffa.

Dov’è finito il rispetto per l’Art 13 del Trattato di Lisbona, che recita : “L’Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti”

Perché nessuno è stato punito?

Sono stati pochi, davvero pochi i personaggi del mondo dello sport e non che si sono interessati di questo argomento. Ma il dimenticatoio a quanto pare ha una profondità considerevole.

Il calcio, da questo momento, non è più quello di una volta.

Non si può seguire un pallone macchiato di sangue.

 

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