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18 giugno 2012

Veronesi e la possibilità che l’uomo sia immortale: ecco perchè

Umberto Veronesi
Umberto Veronesi

Umberto Veronesi

La Repubblica delle Idee è ormai conclusa, ma sono stati innumerevoli gli incontri organizzati a cui centinaia, per non dire migliaia, di persone hanno partecipato come Umberto Veronesi.

Venerdì 15 la sala Stabat Mater dell’Archiginnasio era gremita di gente, accorse per poter vedere l’incontro tra il vice direttore del giornale Cresto Dina.

Il titolo dell’evento è quanto mai esplicito: ”L’arte della vita: l’uomo può essere immortale?”.

Tra i due si è svolto un dialogo che aveva tutto l’aspetto di una chiacchierata tra amici, ma i temi toccati sono tutt’altro che i classici ”argomenti da bar”.

Il professore ha inizialmente parlato della sua cieca fiducia verso il progresso della scienza, e della sua unione con la civiltà. Egli crede, infatti, che con l’avanzare di una, progredirà l’altra.

Solo attraverso un progresso scientifico si potrà avere un progresso civile.

La scienza per il professore lavora per l’umanità e ha un debito con l’uomo e con la Natura, quindi deve ergersi a difesa di entrambe.

Mentre la tecnologia è governata da sole logiche di mercato, non potrà mai lavorare per l’uomo o per la natura, ma solo per il profitto. Nonostante la tecnologia sia uno strumento della scienza, secondo Umberto Veronesi, quando esce dal campo puramente scientifico diventa pericolosa per l’uomo.

Umberto Veronesi a “L’arte della vita: l’uomo può essere immortale” sull’eutanasia

Il professore si è espresso anche sull’argomento eutanasia, ritenendo l’autoaffermazione di sé una cosa sacra e altrettanto sacra la decisione di un uomo di voler smettere di vivere in una condizione particolare. Il professore ha espresso il suo favore ad una forma attiva di eutanasia, ma si è interrogato molto sulle conseguenze giuridiche e sui modi in cui bisogna agire. L’esempio che fa è quello della legislazione olandese, la quale permette l’eutanasia attiva, ma solo se il paziente ha determinate problematiche e si accerta che non ha subito condizionamenti dall’esterno, da uno stato di depressione e sopratutto sia mentalmente lucido.

Verso la fine dell’evento, il direttore scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia Veronesi ha dimostrato di avere una grandissima conoscenza anche su argomenti filosofici e religiosi. Secondo il professore, la scienza si fonda sul dubbio e sulla ricerca delle relative risposte, la religione al contrario si fonda sulla certezza e sul fondamentalismo (per il professore il vero credente è solo il fondamentalista). La religione è inconciliabile con le scienze. Il ”successo” delle religioni è dovuto al fatto che da la possibilità all’uomo di fuggire alla paura della morte trovando la soluzione nella vita ultraterrena e l’immortalità dell’anima.

Veronesi ripudia l’immortalità dell’anima o la resurrezione, ma crede che attraverso i caratteri scritti all’interno del DNA, possiamo divenire immortali. I miei caratteri genetici saranno ereditati da mio figlio, dai suoi figli e dai figli dei suoi figli, una parte del mio DNA, e quindi di me, sarà presente in tutte le persone che discendono dalla mia famiglia. Un’altra forma di immortalità è accettata da professore, quella delle idee. Io posso anche biologicamente morire, ma le mie idee i miei insegnamenti no, poiché resteranno per sempre nelle menti di coloro che mi hanno ascoltato o mi hanno letto.

In un certo qual modo Veronesi è riuscito a rispondere all’interrogativo posto dal titolo dell’incontro: l’uomo può essere immortale? Si, le sue idee, i suoi insegnamenti e le tracce genetiche del suo DNA saranno immortali e presenti negli uomini per sempre.

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