• Google+
  • Commenta
29 giugno 2012

World music: Fatou!

Sempre ricco di sorprese, in tutti gli ambiti dell’attività artistica, il teatro Carroponte di Milano. Ieri, 26 giugno, la world music ha preso il sopravvento e ha emozionato tutti i suoi appassionati. Sul palco del teatro Carroponte è salita per esibirsi Fatoumata Diawara, per i fan solo “Fatou”, cantante nata in Costa d’Avorio, cresciuta nel Mali e ora residente a Parigi, considerata la nuova star della world music che ha destato l’interesse dalle più prestigiose riviste anglosassoni del settore come Mojo, Pitchfork e Uncut.

La musica di Fatou, che ha richiamato l’attenzione di illustri colleghi come Damon Albarn, Tounami Diabate, Herbie Hancock e John Paul Jones, è intensa e seducente, in un bell’equilibrio tra tradizione e innovazione, con canzoni che parlano d’amore e temi sociali, in un mix di chitarre acustiche e influssi rock e blues.

Dopo l’ep “Kanou”, l’anno scorso è uscito l’atteso album “Fatou”, accolto da ottimi consensi della critica, che ha pronosticato un radioso avvenire per l’artista maliana. Non poteva che fare questo genere di musica Fatou, dove per world music si intende sia un misto tra le varie culture musicali del mondo intero, come a travalicare a forza di note e melodie i confini e le barriere, ma sia un atteggiamento di totale apertura all’altro tramite la musica, intendendo world music letteralmente come musica di tutto il mondo: l’ideale per una viaggiatrice nella vita come Fatou.

Nelle sue canzoni, sia per quanto riguarda i testi che l’accompagnamento musicale, Fatou rispetta in pieno i canoni della world music, ovvero parte dalle sue radici africane mischiando emozioni e situazioni a tradizioni musicali europee, senza per questo creare contrasti, ma anzi sembra che l’artista abbia colto nella realizzazione del suo album tutto ciò come un’occasione per creare una nuova armonia sia concettuale che musicale.

Fatoumata Diawara è un grande esempio di come si possano mischiare tradizioni musicali diverse, senza per questo rinunciare alle proprie radici: con le non si corre il pericolo di veder sfumare la tradizione della musica afro in un pop rock occidentale, con le sue canzoni riesce a raccontare la sua terra natia che si è incontrata in un abbraccio con l’occidente: più che un pericolo di contaminazione di culture con pericolo di perdita di una di esse o entrambi, si tratta di un prendersi per mano e iniziare un nuovo cammino insieme

 

Google+
© Riproduzione Riservata