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30 luglio 2012

Agricoltura e paesaggio: quel che resta di un’eccellenza italiana

Celebrato da pittori e scrittori di ogni nazionalità il paesaggio italiano è stato per secoli una delle eccellenze del nostro paese, nella sua qualità specifica di coniugare in armonia natura e cultura, città e campagna. La devastante cementificazione degli ultimi decenni, che non accenna ad arrestarsi, ha suscitato un dibattito a cui purtroppo rimane ancora indifferente gran parte della popolazione e dei rappresentanti politici.

È dunque una buona notizia la conferenza “Costruire il futuro: difendere l’agricoltura dalla cementificazione”, promossa lo scorso 24 luglio a Roma da Mario Catania, Ministro delle Politiche agricole e forestali, nel corso della quale è stato presentato un disegno di legge «in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo di suolo».

Secondo il rapporto del ministero, negli ultimi 40 anni la superficie agricola utilizzata in Italia si è ridotta del 28% , una cifra preoccupante se si considera che ancora oggi si cementificano ogni giorno 100 ettari di terreno. Il fondatore di Slow-food Carlo Petrini, un uomo che di agricoltura e di eccellenze italiane se ne intende, ha pubblicato un articolo sul quotidiano “La Repubblica” del 25luglio scorso, in cui auspica che quello del Ministro sia un piccolo ma incoraggiante passo verso una consapevolezza che la difesa del suolo e dell’agricoltura italiana sono una priorità.

Nel disegno di legge”, ha sottolineato Petrini, “c’è una proposta quasi rivoluzionaria: l’ultimo articolo del testo propone di abolire l’uso degli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente dei Comuni. Ciò significa spezzare il secondo meccanismo principale che porta alla sciagurata cementificazione del nostro Paese: la continua emergenza economica degli enti locali che quasi non possono più esimersi dal sacrificare le proprie terre fertili per fare cassa. Andranno sicuramente previste delle compensazioni, perché è arduo pensare di togliere una risorsa così importante mentre si fa fatica a garantire i servizi essenziali, ma il meccanismo prima o poi si dovrà rompere”.

La battaglia contro il partito del cemento è, purtroppo, una difficile lotta contro poteri forti ed equilibri consolidati, descritta da Salvatore Settis nel suo ultimo libro Paesaggio, costituzione, cemento (Einaudi 2010). I casi di clamorosi tentativi, spesso riusciti, di cementificare anche i paesaggi più celebri e affascinanti della penisola sono all’ordine del giorno. Della Conca d’oro, la distesa di agrumeti intorno a Palermo, rimane ormai poco mentre l’abusivismo edilizio avanza giorno dopo giorno nell’indifferenza generale, ed è di poche settimane fa un’inchiesta de “L’Espresso” sul progetto di trasformare in 66 mila abitazioni duemila ettari di terreno nella campagna romana, oggi anch’essa in gran parte divorata dal cemento.

La salvaguardia dell’ambiente costituisce un problema anche per la Corte dei Conti, che lo scorso 4 luglio, in un comunicato stampa concernente l’indagine su “gestione del fondo per la tutela dell’ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio”, ha rivelato dati preoccupanti. I contributi erogati al Fondo, inizialmente 120 milioni di euro, e successivamente elevati a 315,05 milioni di euro, sono stati assegnati senza che, in sede di concessione, il Ministero dell’Economia e delle Finanze abbia stabilito “alcun termine per la conclusione degli interventi, pur a fronte della completa erogazione del contributo”. In tema di rendicontazione solo il 12% dei beneficiari indicati da Commissioni parlamentari ha fornito relazioni conclusive (123 su 1.714 contributi).

Ancor più critico è un altro dato: dall’esame dell’elenco per categorie dei contributi concessi è stata rilevata la scarsa aderenza dei contributi stessi alle finalità enunciate di tutela dell’ambiente e di promozione dello sviluppo del territorio e, in relazione alla metodologia utilizzata per la concessione dei contributi, la Corte dei Conti segnala “la violazione delle regole in materia di trasparenza e di previa determinazione di criteri e modalità per la concessione di contributi pubblici”. Insomma, da un lato si continua a costruire e dall’altro non si tutela ciò che rimane. Un connubio perfetto per cancellare quel che resta del nostro territorio.

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