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29 luglio 2012

Aids: un rimedio c’è?

Una nuova ricerca potrebbe costituire un importante soluzione per i giovani. Un metodo adeguato per combattere le infezioni virali, nello specifico quella da Hiv. Lo studio nasce da un gruppo di ricercatori italiani che ha lo scopo di annientare il virus  responsabile dell’Aids. Il germe riesce ad eclissarsi nel sangue, a rendersi totalmente invisibile per cui non rintracciabile. Le cellule, una volta infettate, non sono più funzionali e diventano una piccola sede per il virus. Piano, piano si diffonde in tutto il corpo senza essere visto. Agisce incontrastato e non c’è possibilità di fermarlo. Nemmeno davanti ai farmaci sono visibili ma è come se si nascondessero sotto un manto che li protegge.

Eppure una soluzione sembra emergere grazie allo studio di alcuni ricercatori dell’Ospedale e dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. La ricerca è già stata pubblicata sulla rivista scientifica Pnas.

Molti virus, tra cui quello dell’Aid, sono in grado di riprodursi inserendo il proprio Dna nelle nostre cellule. Queste stesse vengono danneggiate perché infettate; l’aspetto positivo è che si disattivano, rispondendo a un meccanismo di difesa, in tal modo non permettono alla malattia di espandersi: la trattengono e la bloccano. L’aspetto negativo, invece, è che esse, disattivandosi per difendersi, aiutano il virus a nascondersi. È difficile, se non impossibile, combattere qualcosa che non può essere visto.

La ricerca condotta dal San Raffaele con l’aiuto di Antonello Mai dell’Università Sapienza di Roma affermano: “Affrontare questo problema oggi è possibile, tramite una strategia: bisogna spegnere un particolare enzima (Hdac4). In tal modo l’anomalia della cellula sarà visibile”. I virus vengono visti e quindi è possibile localizzare il problema. Continua il ricercatore: “Al momento sono già presenti farmaci che sono in grado di fermare questo enzima. Medicinali che possono maturare tramite ricerche con lo scopo di curare  l’Hiv”. Potrebbero essere adoperati in accostamento con le terapie antivirali”.

“Non si può parlare di una vera soluzione contro l’Hiv – ha notato Guido Poli, responsabile dell’Unità di Immunopatogenesi dell’Aids – risulta certamente un’innovazione, un buon risultato ma esso non è sufficiente. La ricerca ha portato ad individuare il virus all’interno del corpo, ma non è capace di rimuovere le cellule infettate. in cui il virus è temporaneamente spento. Un miglioramento definitivo, in sostanzam non c’è perché nel momento in cui si sospende la cura, la malattia può riattivarsi, come tra l’altro spesso avviene”.

La scoperta definisce Maria Vittoria Schiaffino: “Ha una probabile conseguenza sulla terapia genica, perché l’uso di farmaci che limitano l’enzima potrebbe impedire che le cellule disattivino i vettori virali utilizzati a scopo terapeutico, prolungandone così l’efficacia”.

Purtroppo da una recente ricerca è stato notato che il virus dell’Hiv tende ad espandersi, soprattutto, nelle regioni povere in particolare nell’Africa sub-sahariana. Il virus si estende perché i farmaci non riescono a resistere al germe. Il timore è stato lanciato da uno studio condotto su Lancet sottoscritto dai ricercatori: Silvia Bertagnolio, dell’Organizzazione mondiale della Sanità, e Gupta Ravindra, dell’University College of London. Il virus si sta diffondendo senza incontrare ostacoli, infatti, i farmaci sembrano inefficaci. In Africa, negli ultimi dieci anni, la malattia si è particolarmente diffusa specialmente nell’ Africa orientale, con un tasso del 29% annuo, mentre in Africa meridionale è stato del 14%, sostengono i ricercatori. In Gran Bretagna e negli Usa il tasso si insinua intorno al 10%.

La ricerca è stata realizzata su un campione di 26.000 individui che risultavano sieropositive. La verità emersa è scioccante e angosciante: “Senza un valido irrobustimento degli aiuti nazionali e internazionali – osservano gli studiosi – l’aumento della resistenza ai farmaci anti-Hiv potrebbe causare il decennale impegno condotto da i vari Paesi in crescita per far ridurre il numero dei decessi causati dall’Aids e da malattie ad essa collegate”.

Gli scienziati addirittura sostengono che non si tratta dell’inefficacia del farmaco ma dell’incapacità del paziente. Si registra una certa superficialità nel problema che non va affrontato con le giuste premure. Non riescono a capire che cosa dovranno affrontare; la loro, forse, è una scarsa conoscenza della malattia, ma anche vista come una mancanza di volontà nell’informarsi. I ricercatori sostengono ciò perché l’efficacia della cura è rimasta invariata, l’inefficacia potrebbe quindi derivare proprio da un’inadempienza del paziente che non segue le cure prescritte.

Progressi importanti, ma aumenta il contagio nei paesi poco sviluppati. Alla riunione internazionale tenuta a Washington con oltre ventimila partecipanti, tra esperti e sieropositivi, si è cercato di capire quale fosse lo stato attuale della malattia, come si poteva combatterla per porre fine a un male che sembra incurabile e soprattutto quali fossero i risultati raggiunti. Gli scienziati hanno affermato convinti che la situazione attuale è buona e che la svolta è finalmente giunta: “La medicina ha offerto i mezzi fondamentali per diminuire fortemente le recenti infezioni da Hiv, anche se non è stato ancora individuato un vaccino, e i paesi ne sono ancora alla ricerca”, ha asserito il dottor Anthony Fauci, tra i più importanti esperti del virus, di fama mondiale, alla conferenza di Washington. “La soluzione non sarà facile trovarla ma ora ci sono tutte le premesse affinché esso possa succedere. Non sappiamo quando, ma tutti siamo convinti che ciò accadrà. Tutti noi vogliamo chiudere questo capitolo, vogliamo mettere un punto ma purtroppo c’è ancora tanta strada da percorrere in tanti paesi e in tante regioni. I presupposti ci sono per fermarla ora bisogna solo sperimentare, ricercare affinché una risoluzione possa avvenire nel più breve tempo possibile”.

Dei segnali di speranza ci sono e anche lo stesso senatore Ignazio Marino, presidente dell’organizzazione non profit, che si impegna nell’ assistenza sanitaria di base nella Repubblica Democratica del Congo, è dello stesso parere. “Siamo vicini ad una svolta, manca poco anche se nei paesi poveri, almeno per il momento, resta alto il contagio”.

“I risultati raggiunti contro la pandemia sono straordinari”, sostiene il senatore, “e i nuovi risultati elaborati dalle Nazioni Unite lo dimostrano. Il passaggio da uno stadio all’altro è già avvenuto: da malattia mortale in malattia cronica che va affrontata con le dovute cure e attenzioni. Il risultato è stato raggiunto da ricerche decennali. Ora si prospettano nuovi obiettivi: cercare di impedire il passaggio del virus dalla madre al neonato. Lo scopo sarà raggiungibile non nell’immediato ma nei prossimi tre anni; in un futuro prossimo ricco di speranze. Altro obiettivo sarà garantire i farmaci ARV a 15 milioni di persone entro e non oltre il 2015″.

“La fiducia riposta nei risultati raggiunti”, sostiene a malincuore Marino, “si fronteggia però con le dinamiche reali, in cui la situazione è tragica, specialmente nei paesi poco sviluppati, come la Repubblica Democratica del Congo, dove la trasmissione è aumentate e le cure non sono facilmente trovabili”.In queste parti del mondo il 15% dei pazienti che hanno assolutamente bisogno della terapia Arv non la riceve in toto, ad usufruirne è, infatti, solo l’11 per cento. Non tutte le strutture sanitarie sono in grado di offrire la cura e la percentuale delle madri sieropositive che possono avvalersi di tali farmaci antiretrovirali, per prevenire il contagio del virus ai loro figli, è bassissima del solo 6%”.

I numeri. In tutto il mondo sono 34,2 milioni gli individui che hanno contratto il virus Hiv e, sebbene il numero delle ultime infezioni stia con lentezza diminuendo, ogni anno sono 2,5 milioni i nuovi casi censiti. Un anno fa sono stati impiegati 16,8 miliardi di dollari contro l’Aids destinati ai paesi più bisognosi, quindi alle zone più colpite. Tuttavia è necessario un altro investimento di oltre sette miliardi per aumentare in modo rilevante, entro il 2015, il numero di persone che riescono a ricevere i farmaci per continuare a vivere. Oggi che ne usufruisce sono solo otto milioni di individui.

Aumento contagi negli adolescenti di colore. Angosciante è un nuovo dato emerso: sono aumentati il numero dei giovani di colore che hanno contratto l’infezione, sia omosessuali che bisessuali. A mostrarlo una ricerca condotta dallo studio dell’HivTrials Network (Hptn) rivelati nella conferenza di Washington. Da tale studio affiora che il tasso totale delle nuove infezioni tra gli americani di colore, omosessuali e bisessuali, è del 2,8 per cento, quasi il doppio, in più, confrontandolo con i bianchi.

Si registra per persone con un’età che si aggira intorno ai 30 anni o meno. Ma questa nota porta alla constatazione che il numero dei neri che hanno contratto il virus sia paragonabile ai numeri riscontrati nella popolazione dei paesi dell’Africa sub-sahariana. La ricerca è stata eseguita su un campione di oltre 1500 uomini in sei città americane: Atlanta, Boston, New York, Los Angeles, San Francisco e Washington, tra il 2009 ed il 2011.

Immagine tratta dal sito: http://scienzaesalute.blogosfere.it

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