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7 luglio 2012

Vietata vaccinazione antitumorale all’utero in Canada

Vietata vaccinazione antitumorale
Vietata vaccinazione antitumorale

Vietata vaccinazione antitumorale

Vietata vaccinazione antitumorale in Canada, nel frattempo è polemica contro la chiesa da parte delle famiglie.

E’ successo a Calgary, in Canada, dove dopo 4 anni di silenzio dallo stop alla vaccinazione nelle scuole religiose i genitori si sono ribellati pretendendone la reintroduzione.

Nel 2008 i vescovi avevano stabilito che nelle scuole cattoliche non sarebbe più stata effettuata la vaccinazione contro il virus del papilloma umano,  che protegge dai quattro filoni di HPV più associati al cancro del collo dell’utero.

Il motivo della vietata vaccinazione? L’HPV è un virus a trasmissione sessuale e dunque, secondo i rappresentanti della Santa Sede, praticare il vaccino significherebbe giustificare implicitamente che le ragazze abbiano rapporti sessuali, cosa del tutto inconcepibile per le studentesse di un istituto religioso, educate e disciplinate al valore (?!) della verginità e della castità.

Anche se siamo nel XXI secolo. Anche se per un’interpretazione ideologica – come tale relativa e non deterministicamente corretta – si espongono centinaia di ragazze al rischio di un tumore e quindi al rischio di morte.

E così dopo 4 lunghi anni questa settimana un gruppo di genitori, di medici e di ricercatori che si fanno chiamare nel loro complesso “HPV Calgary”, ha iniziato una campagna contro chi vorrebbe rendere vietata vaccinazione, per sensibilizzare gli organi di potere riguardo alla delirante questione e fare in modo che la vaccinazione torni ad essere praticata.

Il gruppo sostiene che non vi è alcuna prova che le vaccinazioni potrebbero comportare tassi più alti di promiscuità, e che il vaccino deve essere garantito dalle scuole perché non tutte le ragazze possono permettersi di acquistarlo in sedi diverse da quelle scolastiche per motivi prettamente economici.

Se sei un immigrato, se non sei ricco, se non hai una macchina, se vieni retribuito in base al numero di ore di lavoro,  è molto improbabile che otterrai l’immunizzazione“, ha dichiarato al National Post il Dr. Ian Mitchell , professore di pediatria e bioetica all’Università di Calgary, aggiungendo:  “Quindi la decisione della commissione scuola cattolica sembra escludere tutte le bambine e le ragazze, ma in realtà colpisce solo quelle appartenenti alle classi più vulnerabili”.

E la questione non è da poco, se si considera che c’è in ballo la vita di moltissime persone, come ha evidenziato Juliet Guichon, bioetico e membro del HPV Calgary, che ha riferito al CBC:  “I medici hanno confermato – e l’hanno chiarito alla commissione – che si possono prevedere con certezza statistica la malattia e la morte che seguiranno la mancata vaccinazione di queste bambine” .

Mary Martin, presidente della commissione cattolica di Calgary, ha risposto alle accuse e alle critiche precisando che le studentesse ricevono informazioni riguardo ai centri extrascolastici che offrono il servizio di vaccinazione e ribadendo che “la preoccupazione reale è che tutto quello che facciamo nelle nostre scuole cattoliche sia congruente  agli insegnamenti della nostra Chiesa“, ha sostenuto fermamente.

Ma la polemica non si arresta e Guichon rincara la dose:  “E’ tangibile ed evidente che le bambine non saltano da un letto all’altro e semplicemente escono per la pausa interagendo con i compagni. Ma è difficile discuterne perché la posizione della commissione non si basa su indicatori reali né su criteri razionali […] Inoltre potenzialmente è possibile contrarre l’HPV anche attraverso una violenza sessuale o degli abusi, ma ciò non è stato minimamente considerato dalla Chiesa e dalle scuole religiose”.

Dato lo scalpore che la vicenda ha provocato e la forza con cui il gruppo sostiene la propria lotta senza mollare la presa, sarebbe stato lecito aspettarsi un cambiamento di rotta da parte della commissione scolastica e dei vescovi. E invece no, perché la religione ha spesso l’arroganza e la presunzione del fanatismo, infatti il vescovo Fred Henry ha affermato durante un’intervista che continuerà a sollecitare le scuole cattoliche perché boicottino il vaccino e non lo somministrino a bambine e ragazze, insistendo sulla contraddizione di fondo che esso creerebbe rispetto ai principi della Chiesa cattolica.

Il governo ha stanziato dei fondi per arginare il fenomeno e permettere la somministrazione del vaccino nelle scuole, ma molte di alcuni distretti si sono rifiutate di aderire al programma per motivi religiosi.

E’ paradossale che la Chiesa difenda la vita di un bambino non ancora nato ma favorisca la morte di una bambina viva e vegeta. E’ inammissibile che il diritto alla vita venga minacciato da un’ideologia di qualsiasi tipo e forma e quand’anche si costituisse nel rispetto di una presunta fede.

E’ inaccettabile che un’idea, una banale convinzione, possa ledere l’esistenza di un umano e un organo statale voglia assumere una funzione inquisitoria riguardo a tematiche strettamente personali quali la sessualità degli individui.

Si registra da ormai più di un decennio un calo del consenso popolare alla Chiesa, e certo episodi del genere, scandalosi quanto inopportuni e assolutamente privi di un qualsiasi senso e rispetto della vita umana, non aiuteranno la Santa Sede ad avvicinare i credenti, che sempre più hanno la sensazione di approssimarsi a Dio quanto più si allontanano dalla Chiesa Cattolica.

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