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21 luglio 2012

Categorie di unicità in un mare di separatezza – Max Stirner

Categorie di unicità in un mare di separatezza
Categorie di unicità in un mare di separatezza

Categorie di unicità in un mare di separatezza

Categorie di unicità in un mare di separatezza

Unico ho ereditato il mio corpo vivendo lo consumo ( M. Stirner)

Osservando le innumerevoli vite standardizzate fino allo spasimo ed all’ agonia attraverso ogni genere di soluzione come il vivere virtuale, il vivere vite degli altri o l’ arginare le proprie vite entro i canoni della struttura che ci circoscrive, come non provare almeno un sano desiderio di ricerca avida di unicità, al di là di qualsiasi convinzione e nell’ affermazione più totale del relativismo.

Max Stirner s’ inserisce nella riflessione sull’ attualità perché ricordato soprattutto per l’ apologetica della peculiarità. Egli ha avuto il merito o l’ ardore di teorizzare in L’unico e la sua proprietà che l’ Unico come essenza non fosse semplicemente un oggetto di pensiero, bensì Unico come ciò che possiede la propria stessa essenza e si basta, perché ha la Proprietà del sé.

Dal momento in cui apre gli occhi alla luce l’ uomo, trovandosi buttato a caso tra tutte le altre cose del mondo, cerca di trovare se stesso e di conquistare se stesso emergendo dal loro groviglio(..) Tutto ciò che il bambino tocca si ribella alla sua stretta ed afferma la propria esistenza(..) La lotta per l’ autoaffermazione è inevitabile, perché ogni cosa tiene a sé stessa.

In un uno stato di cose quale quello attuale in cui tutto ciò che ci circonda ed a ben vedere anche ciò che noi creiamo nel sociale sembra convergere verso una netta separazione dell’ individuo da sé, la sensazione che ne partorisce è quasi sempre quella di una frustrazione che è frustrazione per la separazione e per il dolore che ne deriva, reiteratamente futile.
Vale allora la pena ricordare, secondo le linee filosofiche ottocentesche di Stirner, come una delle facoltà del libero arbitrio mentale stia nella libertà da qualsivoglia dipendenza e nell’ affermazione sincera e netta dell’ Io contro qualsiasi ipocrisia.

Eigen è il termine tedesco che significa proprio, esso per la filosofia stirneriana sta ad indicare l’ obiettivo vitale dell’ uomo. Se ciò che è comune a tutti non è individuale per logica conseguenza, contro le aspirazioni di una libertà fittizia per Stirner va allora necessariamente affermata la libertà individuale. Libertà individuale equivale a libertà assoluta ed essa può essere esplicata solo nella consumazione del corpo, unico bene che ci viene conferito, unico elemento che possiamo gestire.

Se il mondo si preoccupa sostanzialmente della vita in termini di diritti, in termini innanzitutto di soddisfazione dei bisogni necessari alla vita reale, dimentica però il godimento di essi, che sarebbe invero il senso vitale che esplicato permette al vivente di fare uso della vita ed, ugualmente, di cercarne la causa entro di essa. L’ errore fatale dell’ uomo potrebbe ed è secondo Stirner insito allora nell’ idea diffusa di dover realizzare universalmente l’ umano. Il singolo individuo non è assimilabile all’ uomo, la comune appartenenza non fa in effeti che aumentare la diversità tra gli individui presi singolarmente poiché ne evidenzia ancora una volta l’ unicità.

Pur non dovendo acquisire le categorie stirneriane come farebbe la filosofia della prassi verso un’ applicazione diretta di esse, possiamo trarre quantomeno un moto di stizza per il presente ed una riflessione per il futuro.

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