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Transizione ecologica: significato e cos’è lo sviluppo sostenibile

Flavia de Durante 23 Febbraio 2021
F. d. D.
15/10/2021

Significato transizione ecologica, cos'è, perché è necessaria, di cosa si occupa, come attuarla e che vuol dire sviluppo sostenibile.



La Terra è in grave sofferenza e serve un cambiamento: capire davvero cos’è la transizione ecologica e cercare di concretizzarla attraverso lo sviluppo sostenibile sembra l’unica soluzione.

Da Greta Thunberg alle più importanti associazioni ambientaliste, dai medici ricercatori ai grandi settori della produzione industriale: tutti gridano all’allarme. Avere consapevolezza dell’emergenza ambientale in cui ci troviamo, è quindi il primo passo da cui partire per contribuire alla salvezza del pianeta.

In Italia, una luce si inizia a vedere a Febbraio 2021, con l’istituzione nel governo Draghi del Ministero Transizione Ecologica guidato da Roberto Cingolani.

Ma questo è un tema globale. Il cambiamento non può partire solo dalle istituzioni, devono muoversi tutti i cittadini.

Ad ogni modo, da adesso nel nostro paese sarà un Ministro a guidare i provvedimenti per raggiungere gli standard di ecosostenibilità necessari per adeguarci al resto d’Europa e del mondo. Il dicastero della Transizione Ecologica italiano potrà partire da 68,9 miliardi del Recovery Plan destinati proprio alla “rivoluzione verde”.

Il ministero chiesto da Grillo è già presente in altri 5 Paesi: ecco cosa vuol dire e a cosa serve.

Significato transizione ecologica: cos’è, definizione, perché è necessaria e di cosa si occupa

“Il nostro pianeta è rotto.” ha affermato Antonio Guterres, segretario dell’ONU, a Dicembre 2020. L’intervento era volto a sensibilizzare i paesi grandi produttori e a spingerli all’azione contro l’inquinamento.

Parlare del significato di transizione ecologica vuol dire comprendere come riorganizzare completamente le abitudini quotidiane tendendo ad azzerare le emissioni.

In questa definizione è racchiusa la necessità di cambiamenti concreti nello stile di vita dei cittadini di tutte le società e nelle basi del settore economico e produttivo: servono strategie basate sulla responsabilità.

L’obiettivo è mirare ad una “crescita verde”, cioè promuovere la crescita economica rispettando le risorse del patrimonio naturale.

Il concetto di transizione nell’ottica dello sviluppo sostenibile nasce nei Paesi Bassi all’inizio degli anni 2000. Lì i ricercatori, gli imprenditori e rappresentanti delle ONG hanno proposto piani per mettere in pratica lo sviluppo sostenibile in tutti gli aspetti della vita, come energia, agricoltura, trasporti.

Attuare simili modifiche sostenibili rappresenta un patto con la natura. Questo tutela la salute attuale e futura dell’uomo, degli animali e quella dell’ambiente.

Uno dei primi a spiegare cosa significa Transizione ecologica é stato Rob Hopkins, cofondatore del movimento inglese “Transition Towns”.

Proprio nei suoi discorsi si chiarisce come il bisogno di un rinnovamento nasca da un grave punto di partenza: il petrolio, risorsa principale per la nostra società, sta finendo.

Ma questo è solo il principio. Si uniscono poi decine e decine di problemi “a cascata” che, negli anni, hanno contribuito all’esplosione della grave crisi climatica e ambientale contro la quale adesso bisogna lottare.

Alcuni sono:

  • inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo
  • scarso utilizzo di fonti rinnovabili
  • innalzamento delle temperature e conseguente alterazione degli ecosistemi

Di fatto, l’evoluzione infinita di un sistema che ha alla base risorse limitate è impossibile. Proprio per questo bisogna attuare dei cambiamenti radicali e mirare allo sviluppo sostenibile.

Cos’è lo sviluppo sostenibile e come si attua: i passi

Come spiega il WWF, lo sviluppo sostenibile è “La capacità della nostra specie di riuscire a vivere, in maniera dignitosa ed equa per tutti, senza distruggere i sistemi naturali da cui traiamo le risorse per vivere e senza oltrepassare le loro capacità di assorbire gli scarti e i rifiuti dovuti alle nostre attività produttive.”

I passi da fare in questo senso, nell’immediato, sono:

  • favorire l’economia circolare, che non elimina i prodotti di scarto ma che li riutilizza
  • rispettare i sistemi naturali e le loro capacità massime, limitando l’azione umana
  • promuovere la mobilità sostenibile
  • introdurre progetti per l’energia che investano sulle fonti rinnovabili pulite come eolica e fotovoltaica

I nuovi obiettivi europei proprio a proposito delle emissioni di CO2 puntano alla riduzione dal 40% al 55% entro il 2030. Sarà indispensabile fare il tutto per tutto per raggiungerli.

Un “semplice” cittadino, invece, cosa può fare per contribuire? Basta poco. Risparmiare energia elettrica, fare con attenzione la raccolta differenziata, preferire una spesa biologica e “green”, evitare gli sprechi in generale.

© Riproduzione Riservata
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Flavia de Durante Studentessa di Lettere Moderne all'Università degli studi di Salerno. Profondamente ecologista e ambientalista, mi occupo di volontariato animalista. Mi interessa esplorare il mondo circostante in tutte le sue sfumature ed in particolare l'animo umano e i rapporti interpersonali. Amo da sempre la lettura e mi diletto a scrivere sin dalla prima adolescenza. I temi che maggiormente mi interessano sono quelli legati alla cultura, alla storia, al costume, all'ambiente, all'attualità. Vedo nel settore del giornalismo non solo la possibilità di trasmettere dati ed informazioni, ma anche una grande opportunità di acquisire nuove e varie conoscenze. La curiosità e la voglia di sapere sono i motori principali che mi hanno spinto a intraprendere questo percorso. Leggi tutto