Democrazia e/è trasparenza

Redazione Controcampus 10 Luglio 2012

È necessario ridare forza e incisività al diritto all'informazione.

Questa la convinzione che ha animato tra l’aprile e il maggio 2012 la nascita del FOIA, un Comitato che annovera esponenti di associazioni, giornalisti, politici e professori universitari unitisi per sensibilizzare l’opinione pubblica e richiamare l’attenzione dei legislatori sulla necessità di un’estensione del diritto di accesso agli atti della PA sul modello anglosassone (come da acronimo, appunto, il Freedom Of Information Act).

Quello che è esplicitamente negato dalla legge italiana – l. 241/1900 – costituisce la ragion d’essere della disciplina in vigore in gran parte dei paesi occidentali”, affermano. Ed è vero. La principale differenza nella disciplina dell’accesso agli atti della pubblica amministrazione riscontrabile tra Italia e altri paesi (80 circa) è proprio lo spirito stesso della legislazione: esso non rappresenta da noi la possibilità di un controllo generalizzato dell’operato della PA quanto una garanzia a tutela di posizioni soggettive individuali. Come lo stesso Consiglio di Stato ha avuto modo di chiarire nel 2003, il diritto d’accesso non è si articola nella prospettiva di un controllo diffuso bensì è subordinato alla possibilità di vantare una specifica posizione soggettiva, qualificata e differenziata, diretta, concreta ed attuale, nelle diverse forme del diritto soggettivo, dell’interesse legittimo e dell’interesse diffuso.

Se la campagna del FOIA è meritoria sotto molteplici aspetti, essa pecca quantomeno nell’assimilare due diritti il cui spirito è però tanto differente da potersi ritenere la coincidenza quasi unicamente nominalistica, senza considerare poi l’effetto slogan di un discorso mediatico che, come spesso accade, tende a convincere piuttosto che a spiegare. Da una parte c’è, infatti, una generica tutela garantita a chiunque nella possibilità di prendere visione di degli atti della PA; dall’altra, la scelta è stata quella di una tutela più forte riservata a chi può vantare un qualche interesse giuridicamente rilevante, e dunque dimostrabile, all’ostensione dell’atto.

Ma il problema posto è quindi l’estensione ed il rafforzamento di un diritto o, invece, l’introduzione di un nuovo diritto, con la relativa riconfigurazione di nozioni quali democrazia, informazione, istituzione, ecc.? Pare essere piuttosto una rivoluzione culturale quella che questo Comitato auspica: l’affermarsi del principio per cui la democrazia è, innanzitutto, trasparenza. Se però il principio di trasparenza è fondante nel discorso democratico, non necessariamente esso ne è il fulcro, tanto più se inteso come possibilità di controllo diffuso. La questione potrebbe inoltre essere letta come un prolungamento di quella fusione progressiva del modello nostrano della “separazione dei poteri” nel “check and balances” anglosassone (ciò che avviene ad esempio con l’introduzione di autorità indipendenti).

Vero resta che, e qui la forza retorica del discorso, l’attuale panorama sembra giustificare una diffidenza verso le istituzioni che, allora questo sì, chiede a gran voce un rafforzamento della democrazia diretta e del principio di trasparenza. Discorso condivisibile dunque fintanto che non lo si pone come un “ça va sans dire” e se ne esplicita il presupposto (una forte diffidenza verso la democrazia rappresentativa e le istituzioni). Non si tratta cioè di trasformare la disciplina italiana, dipinta nell’analisi comparativa tra i vari modelli come quasi “incivile” (con quel po’ di esterofilia che spesso caratterizza queste discussioni), quanto dell’opportunità di riformulare il principio democratico tramite l’introduzione di un nuovo diritto.

Potremmo così tradurre gli slogan di questa campagna: un tempo era parso preferibile concentrare e rafforzare il diritto di accesso in capo a quei soggetti aventi un interesse giuridicamente rilevante, e quindi dimostrabile; oggi la lettura della condizione Italiana dovrebbe invece portare a riconsiderare quel bilanciamento giuridico inizialmente operato dal legislatore nella direzione dell”introduzione di un ulteriore diritto che permetta il singolo di tutelare non solo se stesso bensì la collettività. Il dilagare dei fenomeni quali corruzione e concussione giustificherebbe la riconfigurazione del rapporto tra pubblico e privato: un ripensamento che però non ha tanto che fare con una sorta di progresso civilizzante bensì con ciò che s’intende con istituzione e quale e quanto spazio (o potere) debba questa avere in un sistema democratico.

Quanto alle preoccupazioni economiche, derivanti da una potenziale sommersione della PA da richieste immotivate, così sono state liquidate dal FOIA: “secondo la Corte dei Conti, la corruzione costa all’Italia circa 60 miliardi all’anno. Il diritto all’informazione aiuta a combattere la corruzione e quindi fa risparmiare. Negli Stati Uniti, dove la legge sul diritto all’informazione è utilizzatissima dai cittadini (nel 2011 sono state presentate più di 600.000 richieste di accesso a documenti del governo federale), il costo totale annuale per l’applicazione della legge è di circa $416 milioni annui, cioè di meno di $1,4 per ogni cittadino. A noi italiani la corruzione pubblico-privata costa 1.000 euro a testa all’anno. Anche una piccola diminuzione della corruzione ripagherebbe ampiamente i costi di applicazione della legge”.

Tolti dal bilancio dei pro e contro le questioni più “pratiche”, due in definitiva quelle che restano. La prima ha a che fare con la componente simbolica del diritto; non è difficile ipotizzare che l’introduzione di un diritto di accesso generalizzato possa costituire di per sé una riconfigurazione del principio democratico. Non bisogna poi però confondere quella che è la dimensione simbolica e culturale che l’adozione di una nuova legge assume con quella che, invece, è la sua effettiva potenzialità di tutela. E qui il secondo punto. Se nella sostanza la sola esistenza di questa possibilità vale a ridisegnare la nozione di pubblico, e dunque di democrazia, sarà solo nella realizzazione delle procedure di ostensione da parte della PA (sanzioni legate al mancato adempimento, tempi e modi, ecc.) a potersi valutare la sua effettiva valenza. Non dimentichiamo infatti che un recente orientamento giurisprudenziale ha già rafforzato questo diritto, ponendo l’accento sull’irrilevanza della natura privata o pubblica del soggetto cui è imposta l’ostensione, e che a livello di principio l‘accessibilità totale è già prevista nella normativa vigente (l.15/2009; l.150/2009; l.183/2010).

Non è allora sempre vero che, come dice il saggio, sia meglio dare regole da infrangere che non darle affatto. L’effimera illusione della trasparenza dell’operato della PA, più ancora che la negazione di un accesso diffuso agli atti della PA, giustifica il problema democratico posto da questo Comitato. Citando Erich Fromm: la democrazia può resistere alla minaccia autoritaria soltanto a patto che si trasformi, da “democrazia di spettatori passivi”, in “democrazia di partecipanti attivi”, nella quale cioè i problemi della comunità siano familiari al singolo e per lui importanti quanto le sue faccende private. Perché al di là della legislazione, e delle procedure approntabili, questa è forse la condizione principale per trasformare il mito della trasparenza in una vera forma di controllo democratico.

Selene Parigi

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L’università a portata di click è cosi che ci piace chiamarla. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto