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18 luglio 2012

E la chiamano Estate

Quante volte ci si sofferma davanti al mare a pensare che se il mondo fosse solo quella distesa verde saremmo tutti felici e soddisfatti, talvolta questo scenario durante il periodo estivo rappresenta l’unico rifugio ad una disperata situazione. Dino e Anna si trovano in questo vortice, protagonisti  di una storia non convenzionale, danno voce ai personaggi del giovane film E la chiamano estate di Paolo Franchi, cui le riprese sono iniziate l’anno scorso e l’uscita è prevista per quest’anno.

Il fulcro di questa opera, si espande intorno alla mancanza del rapporto sessuale mai consumato dai coniugi; ci si pone da subito una domanda: è possibile che il sentimento e il sesso possano viaggiare su binari diversi?

Certo che no. Quella di Dino è una malattia provocata probabilmente dalla sua infanzia sfortunata, dopo che il fratello morirà suicida, la madre sconfitta dal dolore seguirà la stessa strada del figlio. Una volta divenuto grande e sposato, questo peso lo porterà alla negazione di un rapporto completo con la consorte. Tormentato da questa mancanza, il personaggio traduce il disagio in un comportamento trasgressivo che lo porterà a frequentare prostitute e locali per scambisti. Convinto che la sorgente di questa lacuna sia nella moglie, inizia a ricercare gli ex fidanzati di Anna per sapere come fosse stato il loro rapporto, fino addirittura a spingerlo a chiedere agli ex di avere rapporti sessuali con lei. Dino, quindi, idealizza la moglie, che a sua volta è malata pure lei, perché accetta questa assurda situazione fino a quando non scopre la vita segreta del marito, allora si butta in una storia con un ragazzino.

La protagonista, Anna, è magistralmente interpretata dalla sensuale Isabella Ferrari, che in una recente intervista lasciata al settimanale Vanity Fair, discutendo riguardo a questi tipi di rapporti, ha dichiarato: “Un’ altra faccia del rapporto che io pensavo rara, e che invece ho scoperto essere abbastanza diffusa. Come lo scambismo, del resto.”

Le riprese del film si sono svolte interamente a Bari, con qualche giorno di trasferta a Monopoli e sulle spiagge di Ostuni. Prodotto da Pavarotti International Production  e con il contributo di Apulia Film Commission. Il personaggio maschile, Dino, è interpretato da Jean-Marc Barr, attore e regista francese.

Questo film pone allo spettatore delle domande tutt’altro che banalotte; a questo punto è efficace concludere con le parole del regista: “Il progetto è una specie di indagine su un “amour fou” raccontato come un diario o un album di famiglia. Un collage di sapore anti-narrativo  che mescola passato e presente, fatti concreti e mondo interiore, sequenze di crudo iperrealismo e altre caratterizzate da un tono onirico e poetico, alternando pellicola e immagini digitali, nella linea di una ricerca che non ho paura a definire psicoanalitica.”

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