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4 luglio 2012

“Il PSC dei comuni era privo di indicazioni”

Sembrerebbe che gli studi contenuti nel PSC (Piano Strutturale Comunale) dell’alto ferrarese, condotti ad opera della stessa Università di Ferrara, non contenessero segnalazioni in merito al rischio liquefazione in detta area, ne’ rimandassero a studi più approfonditi da condurre per la redazione dei POC e PUA.

È quanto denunciano i geologi Raffaele Brunaldi (Consigliere Ordine dei Geologi dell’Emilia Romagna) e Mariantonietta Sileo. A loro dire sembrerebbe che la relazione geofisica redatta dalla citata Università nell’ambito degli studi condotti per il PSC conterrebbe rassicurazioni in merito al rischio liquefazione.

Anche il capannone o la casa meglio costruita viene a cedere se a ridosso di fratture superficiali rilevanti o se non si è tenuto conto di variazioni delle caratteristiche portanti dei terreni a seguito di sollecitazioni sismiche, come la liquefazione.

Occorre fare una precisazione tuttavia a partire da che cosa si intende per liquefazione.

La liquefazione è quel fenomeno per cui, alcuni tipi di terreni, in presenza di falda idrica, subiscono un sostanziale decremento delle caratteristiche meccaniche a causa di sollecitazione dinamiche cicliche (passaggio di onde sismiche causate da un terremoto).

Tale fenomeno è strettamente correlato alla tipologia dei terreni (sabbie monogranulari), alla presenza di falda idrica entro certe profondità e a sollecitazioni sismiche al di sopra di una certa intensità.

Quanto descritto lascia facilmente intuire che l’innescarsi di tale fenomeno non è poi così probabile ed è relazionato alla concomitanza di tutte le caratteristiche descritte. Per tale ragione la suscettibilità a liquefazione è una caratteristica nonché una pericolosità geologica estremamente variabile da sito a sito non facilmente descrivibile in studi ad ampia scala quali i PSC.

Ciò non vuol dire che in tali studi non debbano essere valutati e segnalati ambiti di pericolosità da liquefazione, tutt’altro. È obbligo di chi redige studi finalizzati alla pianificazione urbanistica segnalare tutte le pericolosità descrivibili alla scala di studio del Piano, rimandando a studi specifici di dettaglio per gli interventi su scala locale.

Tuttavia l’assenza di tali ammonimenti nei Piani urbanistici di vario titolo non esimono i professionisti incaricati per gli studi finalizzati alla singola costruzione dall’individuare tutte le pericolosità geologiche del sito ed effettuare le opportune stime e verifiche.

Ciò, allo stato attuale, nel caso della liquefazione, è chiaramente evidenziato nel D.M. 14 gennaio 2008.

L’omissione dei contenuti negli studi condotti dall’Università non dispensa pertanto i tecnici incaricati dall’effettuare tutte le verifiche ed analisi ritenute necessarie.

Ma la verità che si cela dietro questa denuncia dei geologi emiliani affonda le sue radici nella cultura del maggior profitto al minor costo possibile. Una cultura ben diffusa nel nostro Bel Paese, di cui si fanno le spese alla prima tragedia per poi dimenticarsene fino alla prossima, tanto, nella maggior parte dei casi coinvolgerà qualcun altro… qualcuno che non siamo noi.

Risparmiare su questo significa risparmiare sul valore della vita.

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