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27 luglio 2012

La fabbrica dei sogni è destinata a sparire?

Nel 2002 il film Gangs of New York di Martin Scorsese è stato girato a Cinecittà, con scenografie costruite da artigiani e professionisti locali. Dieci anni dopo la sede dei più celebri Studios italiani versa in una situazione molto incerta.

Si tratta di un patrimonio pubblico in gestione ai privati di Cinecittà Studios, che hanno elaborato un piano di riorganizzazione produttiva “necessario per essere competitivi” con importanti partnerships per i servizi di post produzione e nel settore dei mezzi tecnici di ripresa digitale. Inoltre, secondo un avviso pubblicato su alcuni quotidiani nazionali, all’interno dell’area di Cinecittà saranno create nuove strutture: “su aree limitrofe oggi sgombre ed abbandonate verrà realizzato il primo grande teatro di posa digitale in Italia, attrezzerie moderne, uffici ed attività di accoglienza” .

Non la pensano così i lavoratori, secondo cui con il pretesto di un nuovo teatro di posa si intende aprire una fase di speculazione edilizia con la costruzione di hotels, beauty farm e ristoranti. Solo una parte dei lavoratori rimarranno negli studios mentre gli altri saranno in parte destinati a parchi a tema e in parte altrove.

Già nel 2010 i lavoratori di Cinecittà avevano firmato un appello per impedire la cementificazione di un’area che rappresenta il meglio della produzione cinematografica nazionale e internazionale e ha ospitato più di 3.000 film con le loro scenografie. “Cinecittà non può diventare terreno di nuove speculazioni edilizie e finanziarie” si leggeva nella petizione, ”questa città non ha bisogno di nuovi centri commerciali in quartieri già congestionati da queste iperstrutture. Roma ha bisogno di un’industria cinematografica forte, di investimenti veri e di un piano industriale serio che ne rilancino lo sviluppo e ne potenzino la capacità produttiva e occupazionale; che ne conservino l’immenso e storico patrimonio audiovisivo attraverso la creazione di un vero e proprio museo del cinema dotato anche di strutture teatrali da situare nell’area della centralità urbana metropolitana di Torre Spaccata come originariamente previsto dal vigente PRG. Facendone in tal modo un polo attraente anche dal punto di vista turistico-culturale”.

Da allora nulla sembra cambiato. Il pericolo è ancora incombente e la speculazione rischia di compromettere la vocazione originaria di Cinecittà, quella di industria produttiva. Nelle scorse settimane i lavoratori hanno intensificato le iniziative di protesta con scioperi e presidi di occupazione ed è fallito il tentativo di mediazione del MiBAC che il 10 luglio aveva incontrato le delegazioni sindacali. Il Ministero infatti aveva chiesto di interrompere, fino all’incontro con l’azienda, le diverse iniziative di protesta, ma l’assemblea dei lavoratori ha votato all’unanimità il proseguimento delle iniziative di lotta. “Di fronte a tale prospettiva – si legge in un comunicato del Ministero – non sembrano sussistere le condizioni affinché il Mibac possa continuare ad impegnarsi per favorire il dialogo fra le parti“, ma “continuerà a esercitare con attenzione i compiti di vigilanza e tutela che gli competono“.

La specificità culturale di Cinecittà, laboratorio eccezionale di maestranze specializzate poco conosciute che trasformano una sceneggiatura in un film, va salvaguardata. E la battaglia continua.

Fonte dell’immagine: http://it.wikipedia.org

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