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11 luglio 2012

Partire o restare? Quanto arricchisce il progetto “Leonardo”

Esami, tesi, laurea, e poi? Tra le innumerevoli strade intraprese da chi termina il proprio percorso accademico, sempre più spesso, spunta un nome che evoca un importante personaggio del passato e che, in qualche modo, conferisce strumenti e speranze di successo professionale per il futuro di tanti giovani. Si tratta di “Leonardo”, programma settoriale rientrante nel più ampio Lifelong Learning Programme dell’Unione Europea per l’istruzione e la formazione.

In altre parole, è la possibilità di effettuare un periodo di esperienza lavorativa presso imprese o istituti di formazione in uno dei Paesi partecipanti al Programma, e diverso da quello di provenienza. Senza dubbio, una grande opportunità di crescita. Eppure, si potrebbe obiettare, è davvero una scelta saggia decidere di partire proprio nel momento in cui bisognerebbe rimboccarsi le maniche per procurarsi un lavoro stabile? Cosa spinge un giovane a scegliere di compiere una simile esperienza? E, soprattutto, ne vale davvero la pena?

Abbiamo provato a rispondere a queste domande attraverso la testimonianza di Domenico Montemurro, 23enne lucano laureato con lode in Lettere, curriculum Editoria e Giornalismo, presso l’Università degli Studi di Bari. “Il mio sogno per il 2012 – spiega Domenico – era quello di andare all’estero, per cui ho deciso di non immatricolarmi per la magistrale e di partire”. Così, dopo un primo mese a Roubaix, una delle città più povere della Francia, dove ha prestato servizio come volontario presso un centro sociale con bambini immigrati, a maggio scorso ha intrapreso la grande avventura del progetto Leonardo a Bruxelles, grazie ad una borsa di studio vinta presso l’Universita’ degli Studi di Trento.

In cosa consiste, nello specifico, il lavoro che stai svolgendo lì a Bruxelles?
Il progetto per cui sono stato selezionato è un tirocinio in Comunicazione presso la European Science Foundation, una piattaforma scientifica, il cui scopo è organizzare conferenze a livello scientifico per promovuore lo scambio di idee, un’ampia interdisciplinarità e l’interazione tra scienzati provenienti dall’intero globo. Per scienze intendo ogni tipo di scienza, da quelle umanistiche a quelle naturali, nessuna esclusa.

Con quali aspettative sei partito? E, ad un paio di mesi dall’inizio del progetto, puoi già dire se il lavoro effettivo che svolgi risponde a queste tue aspettative?
Onestamente questo non era il tirocinio che avevo selezionato, ma mi è stato proposto di cambiare scelta durante il colloquio. A quel punto, sapendo che avrei avuto maggiori possibilità di vincere la borsa, ho deciso di rischiare. Alla fine devo davvero dire di essere stato fortunato, mi trovo in un posto serio, ed il mio lavoro continua ad appassionarmi ogni giorno di più. Si tratta di curare l’aspetto comunicativo della European Science Foundation, e cioè nel pubblicizzare le conferenze che riguardano la mia «Unit», quella di Bruxelles, mediante il sito della ESF e i vari social media. Oltre a questo ho già avuto la possibilità di partecipare personalmente a qualche conferenza. In giugno sono stato una settimana a Delft, Netherlands, per il Graphene Week, e qui ho svolto davvero il lavoro del “giornalista”, essendo impegnato a raccogliere testimonianze di professori, chairs and ricercatori (lavoro convogliato nella realizzazione di video che potrete trovare qui, ndr).

Il Progetto Leonardo rientra – insieme ai vari Erasmus, Comenius ed altri ancora – tra le politiche dell’Unione Europea volte a favorire la mobilità e la crescita formativa e professionale dei giovani del nostro continente in tutto il territorio comunitario. Ritieni che tali azioni siano sufficienti o si potrebbe fare di più in tal senso?
Dal punto di vista contrattuale, si potrebbe migliorare qualcosa. In primis, la borsa per il progetto Leonardo ammonta a circa 4000 €, ma il Governo italiano ha pensato bene di tassare tale cifra e di considerarla come parte del proprio “reddito”. Secondo, nel contratto di 24 settimane firmato con l’Università non sono previste ferie di alcun genere, così per tornare 3 giorni in Italia sarò costretto a recuperarli lavorando durante il fine settimana. Nonostante ciò, in poco più di un mese posso dire davvero di avere imparato tantissime cose, e questo non potrebbe che farmi apprezzare il progetto Leonardo e la sua assoluta utilità: vivere all’estero per sei mesi e’ sempre formativo, ma farlo lavorando è un’altra cosa. Se l’Erasmus è una continuazione dello studio all’estero, e quindi un trasferimento della vita da studente in un altro Paese, il progetto Leonardo ti catapulta improvvisamente in una vita diversa, quella del lavoro, e credo che tutto ciò aiuti molto noi giovani a capire se ci troviamo sulla giusta strada o se sia il caso di attuare qualche leggera deviazione.

Il grande Renzo Piano ha affermato:”Secondo me i giovani devono partire, devono andar via, ma per curiosità non per disperazione, e poi devono tornare (…)”. Condividi, o temi un po’ il tuo ritorno in uno Stato in cui i giovani si trovano a combattere con un diffuso senso di sfiducia? E credi che questa esperienza, oltre ad arricchirti a livello umano, possa darti gli strumenti per tornare in Italia e cercare, nel tuo piccolo, di migliorarla?
Spero di poter imparare davvero tanto nei restanti 4 mesi di progetto ma, a differenza di tanti altri stagisti che incontro in questa magnifica città, non ho alcuna intenzione di sbavare dietro questo o quell’altro per ottenere un’assunzione a fine progetto. Bruxelles è magnifica, ne sono letteralmente innamorato, ma non è casa mia e sono certo che a fine Ottobre la lascerò. E’ vero che dovremmo pensare tutti in maniera “transnazionale” e considerarci “cittadini europei”, ma credo che si possa aiutare l’Europa anche e soprattutto contribuendo allo sviluppo delle sue periferie. E la mia terra, il Mezzogiorno, è una di queste, in cui, però, vedo tanto lavoro da fare e in cui spero un giorno di vivere con un’occupazione adeguata al mio livello di studi. Se continueremo ad arrenderci al ricatto del sistema che obbliga migliaia di giovani ricercatori ad andare all’estero, non vedo come il nostro Paese possa risorgere. Purtroppo la non latente sfiducia che si respira in Italia è sistemica ed indotta: se i giovani sono sfiduciati, sono pronti ad andare via, se i giovani vanno via chi ha sempre comandato – male e nei propri interessi – potrà continuare a farlo senza trovare la minima opposizione, governando un popolo impoverito delle proprie migliori risorse umane.

Alla luce di tutto ciò, hai già elaborato dei progetti per il futuro?
Il mio futuro, purtroppo, è ancora poco chiaro, ma mi resta un altro mese per individuare il miglior corso di laurea magistrale per la continuazione della mia carriera. Certo è che, dopo questa esperienza lavorativa, spero di poter abbandonare una volta per tutte la mia condizione di studente a tempo pieno trovando almeno un lavoretto part-time, magari presso qualche redazione giornalistica. Credo che a novembre sarò davvero pronto per affrontare una sfida di tale portata, e se così dovesse essere, lo dovrei principalmente a questi sei mesi di lavoro che il progetto Leonardo mi ha permesso di svolgere.

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