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29 luglio 2012

Un mecenate ad Ercolano: rivivono gli scavi grazie a David H. Packard

Un innovativo progetto di respiro internazionale ha potuto far rinascere a vita nuova l’antico sito archeologico di Ercolano grazie al contributo del gruppo americano David H. Packard.

L’idea di base è stata affidare tramite la Soprintendenza di Pompei ed Ercolano ai privati proprio la gestione del sito archeologico di Ercolano, mediante la fondazione umanitaria Packard Humanities institute, una joint venture iniziata nel lontano 2000 patrocinata dall’allora sovrintendente Pier Giovanni Guzzo.

E così poco alla volta, silenziosamente i primi concreti risultati. Innanzitutto eliminato il problema più grave, quello che affligge qualsiasi contesto archeologico, ovvero los carso smaltimento delle acque piovane che minavano pericolosamente muri terrapieni e affrschi, per non parlare delle strutture lignee in situ ancora conservate perfettamente. poi la questione dei cani randagi, una volta per tutte risolta anzi definitivamente stroncata.

Infatti, tra le strade dell’antica Herculaneum oggi come oggi è impossibile avvistare un meticcio affamato e bramoso di affetto, come invece succede a pochi chilometri di distanza con la sua gemella illustre Pompei. Perchè tutto è decoro, pulizia, igiene, e gli scavi ora sono il fiore all’occhiello della cittadina alle pendici del Vesuvio che finalmente gode di un gran ritorno di immagine.

Ma come è stato possibile attivare questo progetto di così ampio respiro? Tutto ha inizio con l’erede informatico dell’industria di Palo Alto, David W. Packard, che circa 12 anni fa decide di raccontare al suo amico archeologo Wallace Hadrill la  volontà di finanziare un monumento italiano per salvaguardare le sua conservazione. Non si tratta di una mera operazione di marketing finalizzata alla pubblicità del suo immenso patrimonio basta sulle stampanti, ma di un interesse sincero, frutto di anni e anni di studio filologici condotti all’Ucla , l’università della California. Così con 80 milioni di euro di fondi pubblici, partì il progetto di Packard, ma in poco più di dieci anni il piatto è ben più ricco e si parla di 16 milioni di euro aggiunti, dando così vita a un progetto di respiro molto più ampio.

Il risultato? E’ sotto gli occhi di tutti: Ercolano è ufficialmente rinata e le prossime realizzazioni saranno concentrate sulla  creazione della messa a norma di tutto l’impianto elettrico dell’area degli scavi ercolanesi.

Resta tuttavia un pizzico di amaro in bocca per tutti coloro che vivono di archeologia e ricerca, soprattutto nel sud Italia. Da un lato lo splendore ritrovato di Ercolano offusca il lento degrado pompeiano, che purtroppo al girono d’oggi non ha ancora trovato il suo mecenate.

(credits photo www.decumani.com)

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