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Barbablu, il nuovo libro di Amélie Nothomb

Redazione Controcampus 31 Agosto 2012
R. C.
09/05/2021

"Tomber amoureux est le phénomène le plus mystérieux de l'univers".

Tomber amoureux est le phénomène le plus mystérieux de l’univers“.

Chi ogni anno si prepara alla lettura di Amélie Nothomb sarà felice dell’arrivo di settembre che porta con sé la rentrée littéraire e dunque la pubblicazione delle opere più attese, tra cui, quest’anno, Barbablu, l’ultimo romanzo breve dell’autrice belga.

Chi conosce già la scrittrice sa che la sua produzione si compone, sostanzialmente, di due generi: da un lato le opere autobiografiche e dall’altro testi più complessi, difficilmente classificabili, che si avvicinano allo  stile “noir” reinventato in chiave  metafisica.

Tratto distintivo di questi ultimi è la presenza di dialoghi o trame in cui la logica cartesiana, che domina la nostra cultura,  affronta sé stessa, ed è messa in scena attraverso l’espediente di una dialettica funambolica, scambi di battute tra coppie, coppie di vario genere, secondo tutte le combinazioni affettive.

Binomi di ragioni contrastanti e affini che si mischiano, che competono, che declamano un vincitore o una vincitrice, ma che, alla fine, comunque, trascinano il singolo interlocutore nell’ombra oscura della violenza, della dipendenza e della complicità malvagia che si annida nella brama di “uccidere” simbolicamente l’altro, contagiandolo o semplicemente cannibalizzandolo metaforicamente, per quell’oscuro vortice umano che può trascinare le relazioni nella perversione,  trasformandole in malattia.

Questo complicato rapporto affettivo ed intellettivo, questa profonda vita psichica del potere, questo è – mi pare – ciò Amélie Nothomb indaga e mette in scena nelle sue elaborazioni. Un modo di sfatare, un fatto di rigenerazione, una gestazione psichica.

In Italia, è stato da poco pubblicato Uccidere il padre, opera nella quale Nothomb dà prova di una grande abilità scrittoria, soprattutto nel rinnovarsi e nel fare tesoro delle lezioni della più grande tradizione letteraria europea: echi di Durrenmatt e Beckett nelle sue pagine. In questa penultima opera, Nothomb ha giocato con la magia delle parole e le loro sfumature, barando e combinandole fino a far emergere la tradizione edipica ed i clichés classici, ribaltandoli, ribellandovisi.

Mettendo così in discussione il malinteso che sta alla base della nostra cultura e del suo vizio al potere e di deliri di (im)potenza. La sfida al padre normativo più o meno interiorizzato, il tutto con una libertà di spirito e di espressione che ricorda la baldanza con la quale nella realtà calza il cilindro nero che la contraddistingue.

Con Uccidere il padre Amélie Nothomb traccia una linea di demarcazione nella sua produzione, e forse nella sua esistenza, il passaggio che trasforma il dolore in consapevolezza: ad esempio, nella consapevolezza che il sacrificio non è forzatamente un passaggio politico sacro e che la perdita dell’innocenza a causa di un nemico “ineliminabile” comporta una violenza necessaria, quella della difesa, quella della comprensione, quella della definizione dei limiti e dell’identità.

Barbablu è uscito in Francia il 23 agosto e per trovarlo nelle librerie italiane ci vorrà ancora un po’ di tempo, allora qualche anticipazione.

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Come emerge dal titolo, questa volta l’autrice si è confrontata con la rilettura del mito letterario di Barbablu, fiaba trascritta da Charles Perrault nel XVII secolo e  più volte ripresa e traslata. L’origine del personaggio di Barbablu è dunque popolare, appartiene alla tradizione orale europea, ma non solo (anche africana ed americana) ed  affronta il tema dell'”orco” e dell’incontro del male lungo il cammino: l’incontro con un male di cui non ci si può disfare per il solo fatto che un Barbablu nelle nostre vite esiste.

Qui, come nella fiaba originale, è questione di un uomo che cela un segreto e lo custodisce in una camera oscura che deve rimanere inaccessibile alle sue compagne, perchè, come nella fiaba originale, appunto, il protagonista della storia è un seduttore che colleziona amanti, figure che nel tempo spariscono nel nulla, senza lasciare alcuna traccia.

La storia di Nothomb è però ambientata nel presente e la ricerca del suo Barbablu riguarda una coinquilina con cui condividere un vita agiata, il gusto per l’arte in ogni sua forma, insomma la raffinatezza in ogni espressione estetica. “La colocataire est la femme idéale“..

Sarà Saturnine la nona coinquilina e con lei si risolverà un mistero che ha a che fare con le grandi questioni dell’umanità: cos’è l’amore e in che misura i nostri abissi e le nostre paure ci distruggono e ci rendono complici al punto di non poterci più perdonare, compiendo un “male” di cui diventiamo schiavi.

Il rapporto con il “mostro” dentro e fuori di noi è molto complesso e lo si incontra a partire dalla nascita, dalla famiglia ed è poi riversato nel pubblico trasfigurandosi nella politica.

Il mostro che incontriamo, magari nelle relazioni più prossime, quelle che a volte scegliamo noi stessi, ci obbliga a porci una serie di interrogativi tutt’altro che stereotipati: il “mostro” è un uomo rifiutato dalla società o è sulla sua identità che è concepito l’ordine del sistema? Come affrontiamo l’orrore della nascita? Orrore della nascita legato al terrore della morte?

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E ancora: qual è il rapporto che l’essere umano può instaurare con l’ambiguità? Qual è la capacità di sopportarla e gestirla?  Il mito dell'”orco”, del resto, è in bilico tra forze antagoniste e contraddittorie. “L’orco nero implica l’orco bianco che ne è il contraltare” afferma Arlette Bouloumié nel Dictionnaire des Mythes Littéraires, ed aggiunge:  “l’orco sarebbe la valorizzazione negativa di Gargantua, il sole celtico. Gargantua è un orco buono,  nonostante ciò si tratta di una figura insaziabile.

Di più, il personaggio dell'”orco” partecipa dell’ambivalenza del sacro, non a caso nel libro di Nothomb sono quasi ossessivi i riferimenti alla religione ed alla potenza assoluta di Dio, tanto che Saturnine arriverà a chiedere al suo Barbablu se egli si sente Dio, allora egli risponde “solo quando amo“. Come se l’idea o la pretesa d’amore legittimasse tutto, senza limiti. Mentre è proprio in amore che si incontrano i limiti più grandi.

Ma il sentimento senza limiti mette di fronte all’attrazione e alla repulsione rispetto alla tentazione del potere, tentazione che è al contempo malefica e benefica.  In effetti, il mito dell’orco è strutturato anche nel binomio “amare/odiare”.  L’amore può trasformarsi nell’odio come necessità di appropriarsi della bellezza altrui. Una pulsione che consiste nella volontà divorare l’altro, un desiderio di possesso che esprime il tentativo di identificazione e di appropriazione, pretesa avvertita come rassicurante, per instaurare e coltivare una relazione di dominio e controllo.

E in tutto ciò qual è la responsabilità o, comunque,  quali sono gli effetti della nostra formazione e della cultura dominante?  Il mito dell’orco cerca di tradurre la reazione umana davanti agli altri esseri umani e soprattutto davanti alle ideologie che sono i veri baratri dell’intelletto.

Fonte foto: photo.parismatch.com

Pochi giorni prima dell’uscita del suo nuovo libro, Amélie Nothomb ha rilasciato un’intervista su Radio France Inter ed ha messo l’accento sulla questione del significato di “amare”. Ci sono dei limiti nell’intimità di due persone che provano dei sentimenti l’una per l’altra? E quando ciò che si pretende essere amore si trasforma in inferno? In odio? In cannibalizzazione metaforica dell’altro?

Quando non si preserva quel legame di libertà che va messo al mondo giorno per giorno, quando il proprio modo di rapportarsi all’altro non sperimenta la cura e non la pretende e non nutre la realtà, allora qualsiasi relazione d’amore diventa distruttiva e perversa. Un abuso di desiderio che usa i tabù come alibi per agire violenza, perchè la violenza, che sempre nasce dalla paura, dà l’illusione di avere potere: chi dà la morte, in fondo, cerca di arginare l’impotenza di non poter dare la vita.

Saturnine si domandò se fosse possibile nascondere un segreto terrificante senza esserne colpevoli. Le sembrò di sì“.

Spunti non facili, elementi più che vivi, più che quotidiani. Abbattendo ogni tabù, dunque, il pudore dell’ipocrisia, Amélie Nothomb mette tutto sul piatto, il piatto di un orco e della sua vittima , di una vittima che non è poi così vittima, almeno finché  a ciascuno ed a ciascuna è data la possibilità di scegliere, possibilità di trovare il coraggio di cercare, praticare e rendere la libertà con amore.

 

Fonte foto (1): http://t1.gstatic.com

© Riproduzione Riservata
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Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La Storia Controcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione. Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani. Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto