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22 agosto 2012

Bentornato alla ricotta!

Un paese intero che aspetta il ritorno di tutti i suoi conterranei costretti ad imitare i loro avi nell’eterno processo di migrazione dalla povertà alla sperata ricchezza.

Un intero paese che a braccia aperte accoglie nel mese di ferie per antonomasia tutti i suoi cari che vivono il resto dell’anno e della loro vita lontano dai luoghi dell’infanzia.

Avigliano ogni anno accoglie i suoi migranti nella “Festa del bentornato” manifestazione che tradizionalmente prende vita nei giorni a cavallo di Ferragosto. E non è un caso la data, si cerca di scegliere per questa festa sempre un giorno della settimana  ferragostana in cui è sicuro che la maggior parte degli aviglianesi che vivono fuori debbano essere tornati a ritrovare i loro vicoli e la loro piazza.

La manifestazione quest’anno si è per l’appunto svolta il giorno quattordici del mese, in via Porta Potenza, conosciuta in paese con il nome del quartiere di cui fa parte, ovvero “Basso la terra”.

Ad accogliere i migranti di ritorno, ad accompagnare i baci e gli abbracci di amici lontani da mesi, a favorire le risate già spontanee di per sé in queste situazioni il trio comico lucano “La ricotta”.

Il trio cabarettistico, formato dai fratelli Antonio e Giuseppe Cetola e Mario Ierace, formatosi nel 1987, già al suo esordio ha rappresentato un’innovazione nel panorama della comicità italiana degli ultimi anni.

Richiamandosi alla satira del villano, di cui si conosce la nascita in epoca tardo medievale, il trio La ricotta riprende gli atteggiamenti del finto ingenuo sempliciotto di campagna che si trova a doversi confrontare tutti i giorni con un mondo di modernità estrema, dove i vecchi valori del contadino ingenuo che i tre attori impersonificano non può che confondersi e fare la figura del pesce fuor d’acqua che manco a farlo a posta non sa che pesci pigliare.

I tempi comici sono perfetti, le battute taglienti, gli equivoci nelle risposte sembrano usciti fuori davvero dalla bocca di qualche ragazzotto del luogo che ha conosciuto solo capre e campi, ma che alla fine non fa mai la figura del fesso, ma nell’impertinenza delle sue risposte rivela la classica intelligenza del furbo villano: geniale senza dubbio, un’operazione letteraria portata in cabaret, bravi!

 

Fonte foto: recsando.it

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