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12 agosto 2012

Buon compleanno Bianca Pitzorno

Bianca Pitzorno. Data di nascita: 12 agosto 1942. Segno zodiacale: leonessa. Temperamento: tosto e coraggioso delle donne sarde. Talento: fuori dal comune. Fantasia: inesauribile. Settant’anni di storie appassionanti, di ricerca e di pensiero: una delle scrittrici che rendono la letteratura italiana un’esperienza che vale ancora la pena, e la letteratura sarda, in particolare, il traino contemporaneo della cultura e della coscienza nazionale.

Festeggiamenti speciali? Secondo quanto riportato da La Nuova Sardegna, “nulla di esagerato. Sto in Sardegna, ad Alghero, con la mia famiglia e con la bambina di mio nipote che si chiama come me e compie tre anni. Bianca piccola è l’unica nostra discendente”.

Alghero è una parola magica. Luogo incantato, a cui Giuni Russo ha dedicato un’intensa canzone. Giuni Russo: cantante indimenticabile, grande amica di Bianca, a cui la scrittrice, nel 2009, ha dedicato una biografia. Per la verità, la stessa autrice – in virtù dell’amicizia, dell’affetto e dell’ammirazione che la legano all’artista scomparsa prematuramente nel 2004 – ha definito il genere della sua opera, addirittura, una “autobiografia“. Infatti, la voce narrante è solo un sottofondo leggero, impercettibile, ed alla fine della lettura si ha l’impressione di aver vissuto accanto a Giuni, di averla conosciuta, senza mediazioni.

Un tocco d’amore che ha trasformato la relazione d’amicizia in un ritratto vivo, nella rivelazione di un’esistenza dai tratti incantati, romanzesch: “con un lapsus ho parlato di aver scritto un’autobiografia, di aver scritto le sue memorie. Ho voluto restituire la sua storia come la raccontava lei, mantenenendo lo stile colloquiale, dell’oralità, della spontaneità, quello delle ciacole tra donne, dei racconti che ci scambiavano, quel ‘ragionar per isfogar la mente’ di cui parla Dante” (video della presentazione bolognese del testo, presso il Centro di Documentazione delle Donne).

Unica: è un’altra parola chiave. Unica è l’ispirazione eclettica di Bianca che ha tracciato fili e ponti tra stili e narrazioni, non solo letterari, ma, sempre, capolavori di comunicazione. Non tutti, forse, ricorderanno che dal 1970 al 1977 è stata funzionaria alla Rai di Milano, autrice televisiva, tra i tanti programmi ideati, de Il Dirodorlando, un quiz di ambientazione medioevale e taglio surreale, in onda il sabato pomeriggio, che faceva dai 13 ai 15 milioni di spettatori a puntata.

La giornalista Noria Nalli, in un post sul blog WORD SHELTER, qualche mese fa ha scritto: “ero pic­cola, ma ricordo benis­simo l’atmosfera, la pas­sione per i gio­chi pro­po­sti e la magia degli acrostici. L’idea di com­porre una frase usando le ini­ziali di una parola mi sem­brava un eser­ci­zio diver­tente ed inconsueto. Come è nor­male per i ragaz­zini, cer­cavo le com­bi­na­zioni più stram­pa­late e buffe. La parola “mae­stra” poteva diven­tare infatti M angia Angu­rie E S paghetti T rai­nando R ino­ce­ronti A ddor­men­tati. La mamma M anda A M onte M olte Azioni, men­tre il papà P rende A rma­dilli P er Addomesticarli. Insomma fu un colpo di ful­mine, intenso, ma fugace. La tra­smis­sione durò poco e la scuola non mi spinse mai ad appro­fon­dire quella nuova e par­ti­co­lare attitudine. Venne poi il liceo, l’università, la fami­glia, i figli. A que­sto punto i miei cari acro­stici si sono riaf­fac­ciati nel mio imma­gi­na­rio. Acqui­stai “Il manuale del gio­vane scrit­tore crea­tivo” di Bianca Pitzorno, per mia figlia e tra le pagine ritro­vai i mei amici di un tempo, che ave­vano man­te­nuto lo stesso spi­tio gioioso“.

Scrittrice, autrice, ed al contempo educatrice, capace di entrare nel mondo dell’infanzia e dell’adolescenza capendo e sapendo interloquire col “discorso dei bambini“. In “Storia delle mie storie” è lei stessa a spiegare che “ciò che definisce un libro per bambini è un insieme di fattori che possono essere approssimativamente definiti come ‘il suo discorso’. Un discorso che “interessa” il bambino, e non necessariamente l’adulto, nel suo nucleo più profondo. Che trova un’eco nella sua esperienza più interiore, nel suo sistema di valori, nei suoi sforzi, se non nel suo modo di organizzare mentalmente il significato della vita”.

Nel 1996 ha ricevuto la laurea honoris causa in Scienze della Formazione all’Università di Bologna e questo traguardo è il premio che più considera importante. Il tutto, senza mai perdere originalità e la propria soggettività, anzi, difendendo questa differenza a spada tratta: “è assurdo anche dire che sono l’erede di Rodari, siamo diversissimi per stile e struttura narrativa“.

Che bello crescere con Bianca! è un’esclamazione sincera ed anche il titolo di un pezzo di Beatrice Masini per Il Sole 24 Ore. In una frase, la giornalista, ha saputo cogliere il punto: “da una certa soddisfazione potersi figurare plotoni di nuove bambine che ormai da qualche decina d’anni marciano sul mondo a braccetto di Lavinia e Polissena, Costanza e Prisca, nutrite dalla contagiosa certezza che si ha il diritto di essere se stesse sempre, di fantasticare sempre, di cambiare le cose quando non funzionano“.

 

Sì, sono perlopiù bambine e ragazzine, di tutti i tempi e fuori dal tempo, per libri che hanno girato il mondo e che hanno superato i due milioni e mezzo di copie vendute – caso rarissimo di qualità che prende sottobraccio la quantità. C’è nei romanzi di Bianca Pitzorno una precisione senza fronzoli, un vocabolario ricco e accurato, il gusto della parola scelta, mai compiaciuta, sempre necessaria; e la passione per il ritmo rapinoso del feuilleton che ancora e sempre è un motore di storie straordinario“.

Del resto, del suo interesse per la genealogia e per la differenza femminile Bianca Pitzorno non ha mai fatto segreto. A Bologna, nell’estate del 2009,  in occasione della presentazione del volume su Giuni Russo, la scrittrice sarda ha affermato: “bisognerebbe poi soffermarsi a ragionare su cosa significa che una scrittrice scriva di esperienze femminili; che una storia sia scritta da una donna scrittrice“, concetto sviluppato, nell’edizione del 2010 del Festival della Letteratura di Mantova, durante un incontro sul volume “Vita di Eleonora d’Arborea. Principessa medioevale di Sardegna“.

Anche il suo impegno politico ed umanitario è chiaro. Ambasciatrice dell’Unicef negli anni 2000, oggi, dichiara senza ipocrisia: “sono contenta di essere vecchia. Ma sono molto scoraggiata. Non mi piace questa Europa della finanza. Ammiro il nuovo presidente francese François Hollande, è il segno che si può fare qualcosa“. Ed in uscita ad ottobre, “Tornatras” contro il berlusconismo, con la prefazione di Giovanna Zucconi.

Alcuni presenti per questa ricorrenza? Mondadori sta riproponendo i suoi titoli più famosi. “Mondadori, che ha pubblicato quasi tutte le sue opere, la festeggia riproponendole vestite di nuovo, aperte da brevi prefazioni (Lipperini, Geda, Mazzucco, e poi verranno Lamarque, Vinci, Ballestra e molti altri) in plotoncini di sei alla volta, i primi titoli già in libreria, la pulizia del bianco di copertina che fa spiccare più vivide contro il dorso di tela rossa da classico le belle illustrazioni di Grazia Nidasio e Quentin Blake“.

Poi, sarà ospite, a settembre, del Festival della letteratura di Mantova. “Leggerò, gli ultimi due giorni, dall’Orlando Furioso di Ariosto, alcuni passi meno noti che ho estrapolato. Sono medaglioni con storie di giovani en travesti come l’avventura esilarante di Bradamante“.

Intanto, sono già in cantiere le sue nuove creazioni, tra cui una storia della mia generazione di donne che hanno vissuto lo spartiacque del ’68“.

In sostanza, un vulcano di forza e creatività. Gioco, ironia ed intelligenza: consapevolezza che l’arte si alimenta, si allena, si pratica, si sviluppa. Grazie, Bianca.

 

Fonte foto (1): www.cubarte.cult.cu

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