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26 agosto 2012

La letteratura del futuro è in Dna!

Il progredire della scienza a ritmo sempre più elevato comporta scoperte e novità che molti di noi non ci saremmo mai aspettati. Eppure il futuro che molti anni fa l’uomo poteva solo immaginare si sta avvicinando sempre più, e sebbene il teletrasporto e i viaggi nell’universo, spesso presenti in cartoni e film fantascientifici, siano ancora abbastanza lontani dalle nostre prospettive, non possiamo non ammettere che gli scienziati dei nostri giorni stiano facendo tutto il possibile per rendere reale almeno una parte delle fantasie dell’uomo moderno.

Uno di questi scienziati ci è riuscito: si chiama George Church ed è un genetista della Harvard University di Cambridge (Usa). Allo studioso, infatti, è stato riconosciuto il merito di aver tradotto, insieme al suo team, un intero libro in linguaggio Dna.

Bisogna però sottolineare che non è la prima volta che siamo testimoni di traduzioni di questo genere: già nel 2003, infatti, un gruppo di ricercatori creò dei microrganismi al cui interno fu trascritto un motivetto musicale della Disney, mentre successivamente, nel 2010, il biologo statunitense Craig Venter creò la prima cellula sintetica, che portava la sua firma incisa nel Dna.

Nonostante ciò, possiamo affermare che il dott. Church sia stato il primo a trascrivere un intero libro, precisamente il suo: il genetista, infatti, ha recentemente pubblicato la sua opera, intitolata “Regenesis”, composta da 53.426 parole e 11 illustrazioni più un programma Javascript, ed ha pensato bene di tradurlo in Dna. Grazie a questa soluzione, il libro sarà in ottime condizioni almeno per i prossimi 400mila anni e non occuperà molto spazio, visto il peso ridotto al minimo: complessivamente, infatti, il Dna-book pesa intorno ai 5,27 megabit.

Le cellule utilizzate dallo scienziato non sono viventi, poiché pare che queste tendano a respingere il Dna estraneo: in alternativa, il genetista statunitense ha invece utilizzato un liquido viscoso di dimensioni minuscole, in grado, secondo gli esperti, di contenere tutte le informazioni presenti su internet.

Il metodo applicato dall’équipe non è stato affatto semplice: i ricercatori, infatti, grazie ad una stampante modificata appositamente per l’esperimento, hanno potuto posare i frammenti di Dna su un chip di vetro. Il file del libro in formato digitale è stato suddiviso in piccole parti, ognuna di 96 bit, mentre il codice binario utilizzato in informatica è stato trasformato in codice quaternario su cui applicare le 4 basi del Dna. Dopo essere stato trasferito sul chip, gli scienziati hanno inserito il file all’interno di un sequenziatore del Dna, che ha poi trasmesso i dati sul computer e li ha copiati su altri chip.

Insomma, il processo ha richiesto molti giorni di lavoro, tuttavia il costo è nettamente diminuito rispetto a qualche anno fa: mentre nel 2001 un procedimento di questa portata costava circa 10 milioni di dollari per ogni base, oggi bastano 10 centesimi. Inoltre, il lato positivo di questa novità è che, se un giorno i metodi di traduzione riusciranno ad essere velocizzati, i miliardi di dati prodotti quotidianamente dall’umanità occuperanno sicuramente meno spazio.

fonte immagine: www.poptech.org

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