• Google+
  • Commenta
15 agosto 2012

La sineddoche sul Lavoro

Lo Statuto dei lavoratori per troppo tempo è stato confuso come una sineddoche con l’ articolo 18.

Traslando la parte per il tutto si tralascia quello che dello statuto dei lavoratori era la ratio da inserire nel contesto economico e sociale degli anni Settanta.

L’ articolo 18 dello Statuto implementa la cd. Tutela reale del lavoratore disciplinando il caso di licenziamento illegittimo perché effettuato senza comunicazione dei motivi di tale licenziamento, perché ingiustificato o discriminatorio, sempre riferito alle unità produttive con più di 15 dipendenti.

In tali casi si dispone da parte del giudice di disporre la reintegrazione del posto di lavoro. Posto che la questione è divenuta più che complessa perché il punto più di tutti critico riguarda l’ ingiustificato motivo, laddove ora motivazioni economiche e giurisprudenziali richiedano rapidità nell’ esecuzione del licenziamento e laddove inoltre l’ idealtipo di lavoro stabile non esiste più, la questione è piuttosto da ricercarsi all’ origine dello Statuto. Esso  aveva in effetti  in sé il seme di un potere sindacale e di una difesa del lavoro come principio fondativo e permanente della società. Quello che si sta cercando di modificare è quindi  ben più dell’ art. 18,  perché si mina involontariamente o meno alle ragioni della Carta dei lavoratori.
Con la denominazione di  Statuto dei lavoratori  ci si riferisce alla  nota legge  n. 300 del  20 maggio  1970, titolata sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento“. Di essa è  il nucleo di esso che manca poiché essendo passato ora  in primo piano il problema dell’ acquisizione di un primo lavoro, la regolamentazione dello stesso non è nelle priorità quasi neanche del lavoratore. Il valore del lavoro per lo Statuto era quello di una civilizzazione  finale, in netta inversione di rotta rispetto al corporativismo fascista ( fissazione di limiti al lavoro, divieto di caporalato, democratizzazione dell’ opera) e dopo il passaggio dal lavoro rurale a quello industriale.

La lotta sindacale ebbe nel 1970 solo il suo baluardo ultimo nel segno di Gino Giugni perché le estremizzazioni politiche condussero a numerosi episodi conflittuali. Anche le campagne collettive per il riconoscimento del  salario unico, per il rispetto dei contratti e per arginare la facoltà di  licenziamento, divenuta frequente per i ripiegamenti produttivi dovuto a cali di  mercato e per i non infrequenti  fallimenti  delle aziende erano il contesto alla base dello Statuto stesso.

È di questo che, pare, non resti più traccia alcuna, una memoria che non si ricorda e non insegna.

FONTE FOTO: partitodemocratico.it

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy