“L’Airone 2012”: ecco il vincitore!

Redazione Controcampus 14 Agosto 2012

Molisano DOC, schietto e onesto,  nato a Campobasso il 4 Novembre del 1987, residente un po’ nella sua città natale e un po’ nella sua città adottiva, Roma.

Molisano DOC, schietto e onesto,  nato a Campobasso il 4 Novembre del 1987, residente un po’ nella sua città natale e un po’ nella sua città adottiva, Roma. Si diploma al Liceo Scientifico e nel dicembre 2010 consegue la laurea triennale in Letteratura, Musica e Spettacolo alla Sapienza di Roma. Attualmente è a metà della specialistica in Forme e Tecniche dello Spettacolo, sempre nella stessa università.

Chi vi sto presentando?  Andrea Di Iorio,  vincitore del Premio cinematografico l’ Airone 2012 nella sezione Storia e Storie, una manifestazione culturale giunta alla sua VI edizione il cui scopo è quello di valorizzare le opere cinematografiche brevi, realizzate da autori indipendenti amatoriali e che prevedono due giurie: una giuria tecnica ed una popolare. Andrea vince  con il suo cortometraggio intitolato “ Come Andrà a Finire” che, non è solo un cortometraggio, ma bensì una rappresentazione della realtà in generale; dei difetti, dei pregi, delle piccole ossessioni e contraddizioni che sono radicati in ognuno di noi,  ma che allo stesso tempo ci colorano e ci contraddistinguono!

La vita, l’amore, il mondo, le ingiustizie, i paradossi del mondo reale, la voglia di essere in un mondo diverso da quello in cui si vive, la speranza di ricominciare, la forza di rifiutare opportunità importanti in nome dell’onestà, la voglia di non vincere facile ne tantomeno scendere a compromessi, la paura che avvolte ci assale per qualcosa di bello che sta accadendo nella propria vita che, a causa delle tante delusioni non ti fa  riconoscere una gioia improvvisa  che è solo da gustare senza porsi tanti perchè,  i “treni” che ti offre la vita ai quali tu puoi scegliere di salire  e perchè no,  anche di scendere o di aspettare quello prossimo, con la certezza e la speranza che un prossimo ci sia… tutto ciò in 15 minuti!

15 minuti per  suscitare forti emozioni e arrivare al cuore della gente, tanto da dichiararlo vincitore! Questo è il cortometraggio “ Come Andrà a Finire”. I protagonisti sono: Paolo Perinelli, Marco Cassini, Elisa Sensi, Astrid Meloni, Alessio Caruso, Lydia Giordano, Ivan Francioso, Eleonora Ivone. Vincitore a soli 24 anni di un premio noto e con tanta voglia di realizzare il suo sogno, quello di poter diventare un regista, Andrea è un ragazzo semplice e intelligente, professionista serio e testardo, proveniente da una famiglia rispettata e stimata, man mano sta cercando di realizzare i suoi sogni sperando di poterli identificare in un suo futuro lavoro  che, oramai di questi tempi sembra che sia solo una stupida utopia.

Difficile non notare i grandi pregi che caratterizzano Andrea, soprattutto nella modestia con cui conduce il suo lavoro e l’ importanza che dà ad ogni minimo dettaglio. A questo punto non mi resta che dirgli, Bravo e Grazie per averci dato l’opportunità di conoscerti  meglio attraverso questa  intervista e che con te possiamo sperare e sognare in un futuro nel quale,  le proprie passioni e i propri sogni, possano essere il nostro lavoro di ogni giorno!  A  voi tutti,  buona lettura..

Quando nasce la tua passione per il cinema?

Da quando ero piccolo, dal vedere i film di Robin Williams. E’ da lì che ho scoperto quanto sarebbe stato bello raccontare delle storie.

Come nasce l’idea del cortometraggio?

Prima del corto o del lungometraggio c’è l’idea. L’idea può arrivare in qualsiasi momento, quando meno la si aspetta. Poi più idee, magari alcune che ti ronzavano in testa da diverso tempo, avute in momenti diversi, si sommano a quella centrale e nasce una storia.

Ci spieghi cosa è esattamente un cortometraggio? Che differenza c’è tra un corto e un film (oltre alla lunghezza)?

Un corto dovrebbe essere, almeno secondo il mio pensiero, un film a tutti gli effetti. Si tratta di raccontare una storia in entrambi i casi, anche se con modalità diverse. Nel caso del cortometraggio la durata inferiore (spesso e volentieri imposta dal fatto che i costi di produzione di un lungometraggio sono elevatissimi) impone una narrazione più serrata e sintetica. Ci sono, però, due modi di approcciarsi al linguaggio del cortometraggio: ci sono registi che preferiscono sottolineare di più la differenza dal lungometraggio, applicando una struttura generalmente definibile con l’utilizzo dell’unità di luogo e spesso anche di tempo. La maggior parte dei corti sono così, ambientati in un unico posto, con pochi personaggi, nell’arco di poco tempo. Nella narrazione è spesso e volentieri evidenziabile l’utilizzo del cosiddetto “finale a sorpresa” (che nel caso peggiore crea un effetto simile a quello di uno spot pubblicitario). Io preferisco invece sottolineare di meno la differenza tra un corto e un lungo, anzi, nel caso di “Come andrà a finire” l’ho voluta quasi totalmente eliminare, intendendo sin dall’inizio la storia come quella di un lungometraggio “ridotto”. Gli ambienti sono tanti, i personaggi anche, e non c’è un finale a sorpresa. Molti che l’hanno visto mi hanno chiesto infatti: “Perché non fai il lungo da questo stesso soggetto?”. Ed era proprio quello a cui avevo pensato. Ora infatti sto scrivendo un lungo che parte dallo stesso soggetto, con situazioni e personaggi nuovi.

Che differenza vi è tra un “short movie” e un “cortometraggio”? 

Li ho sempre intesi come la stessa cosa, ma i corti stranieri sono molto diversi dai nostri, anche perché ci sono budget più alti.

Quanto è difficile realizzare un corto? Ci vogliono attrezzature particolarmente costose?

Il noleggio delle attrezzature è costoso, se si vuole avere un risultato professionale, ma affrontabile, soprattutto se si dispone di una produzione che ti finanzi. Nel mio caso il corto è prodotto da me, ma ho cercato di controllare i costi, anche perché il cast tecnico e quello artistico hanno apprezzato il progetto sin dalla sceneggiatura, venendomi incontro. Li ringrazio molto per questo. Anche perché senza dei bravi collaboratori un regista non può raccontare la sua storia. C’è bisogno di bravi attori, di un bravo direttore della fotografia che esprime con la luce la sensazione che in scrittura lo sceneggiatore aveva intenzione di dare; un bravo fonico che sappia catturare in maniera vera le voci e i suoni del film, un bravo truccatore, e così via, a seconda della grandezza della troupe.

La posizione delle luci, i gesti degli attori, i loro movimenti, gli sguardi, le parole, anche semplicemente un sospiro, sono tutti aspetti molto importante da tenere di conto. Quanto tempo ci hai impiegato per realizzarlo?

I giorni di riprese sono stati tre, per ridurre i costi. Ma tutto quello che c’è stato intorno è durato esponenzialmente di più. A cominciare dalla pre-produzione, che riguarda la scrittura della sceneggiatura e la preparazione del piano di lavorazione (per incasellare attori e scene rispettive tra di loro), per finire alla post-produzione, che passa per la fase del montaggio, del missaggio audio, della musica, fino alla correzione colore. In tutto, quindi, ci sono voluti diversi mesi. La posizione delle luci, i gesti degli attori, i loro movimenti, gli sguardi, le parole, sono decisi per metà in precedenza e per metà dettati da quello che il set stesso ispira. Federico Fellini diceva che “Il film si fa da sé”, intendendo che la serie di coincidenze, imprevisti, la compresenza di più persone a lavoro, fa in modo che il risultato sia sì quello che avevi immaginato, ma allo stesso tempo qualcosa di diverso, con una sua vita, frutto di tutto quello che è successo nel momento in cui si girava.

A fine Luglio al premio cinematografico l’Airone, sei stato il primo classificato, il vincitore. Il pubblico era davvero contento per questa vittoria, come hai preso questa dimostrazione di affetto che si è presentata al “ Pectonarum Movies”, presso Pettoranello?

Sono contentissimo perché nel caso dell’Airone si tratta di un Premio del Pubblico, e per un regista non c’è premio più grande del sapere che quello che fa piace al pubblico. Tanti film possono vincere dei premi, ma quel che conta alla fine è il pubblico: è per quello che il cinema esiste. Nel caso del Pectonarum Movies sono rimasto soddisfatto per il fatto che il premio era al miglior corto d’autore molisano, quindi che mi sia stato riconosciuto un merito all’interno della stessa terra in cui sono nato, e magari anche perché il corto è stato girato a Roma con una troupe eterogenea proveniente da varie parti d’Italia, il che dimostra come il Molise in questo caso si sia intersecato con artisti provenienti da posti diversi. Il cinema è collaborazione.

A chi ti sei ispirato? Perché?

Ispirazioni dirette non ne ho avute. Ho scritto quello che mi veniva in mente, ma sono sicuro che inconsciamente sono arrivate tutte le influenze dei registi che stimo.

Ci sarà un sequel?

Un sequel diretto non credo, ma quella che io chiamo “espansione” del corto in un lungometraggio ci sarà quasi sicuramente. Non so ancora in quale forma definitiva, ma ci sarà.

Nei concorsi a cui hai partecipato avrai conosciuto diversi aspiranti registi, quali sono le caratteristiche che vi accomunano e le differenze?

A seconda delle età, i punti di vista cambiano. Io sono l’unico ventiquattrenne, spesso i miei colleghi sono più grandi di me, di qualche anno o anche di una decina d’anni, perché arrivare a fare un lungometraggio è molto complesso e quindi spesso si lavora ai corti anche fino a trenta-trentacinque anni, se non di più. Ci sono tante persone talentuose in giro, ma non vengono dati loro i mezzi (perché il nostro cinema, a differenza di quello di tanti altri paesi, non è considerato produttivo in Italia) per esprimersi.

Quali sono i registi che ami maggiormente?

Mi piace in generale il buon cinema, indipendentemente da chi è l’autore, ma se devo proprio fare dei nomi che mi hanno cambiato l’idea di cinema e di vita, dico Woody Allen, Louis Bunuel, Roman Polanski, Billy Wilder, e tra gli italiani su tutti Ettore Scola.

Parlando un po’ del protagonista, ti riconosci in alcuni aspetti di “Giovanni”? Se ti trovassi tu al posto di “Giovanni” in una videoteca e vedessi  un dvd della tua vita che reazione avresti?

Inizialmente sarei stupito e incredulo proprio come Giovanni. Poi probabilmente reagirei diversamente… Giovanni è così abituato ad accettare i lati negativi della vita che quando poi la felicità arriva davvero neanche la riconosce, anzi, è talmente assuefatto dalla negatività che si sente persino in colpa! E finisce così per attribuire il merito di tutto a un “deus ex machina” che non si sa se funziona o no (il dvd) e non a se stesso, o magari al caso fortunato.

Il messaggio che vuoi dare, che tra l’altro è molto profondo, fa parte del tuo pensiero?

Il messaggio che ho cercato di dare rispecchia in linea di massima il mio pensiero, pur lasciando aperta la possibilità al pubblico di interpretare secondo la propria sensibilità e il proprio modo di pensare nella vita di tutti i giorni.

Pensi che il film della tua vita stia sviluppando il giusto soggetto o manca qualcosa? In caso, cosa ci mancherebbe?

Manca sempre qualcosa. Si è sempre insoddisfatti di alcune cose, che si vorrebbe correggere o evitare del tutto. Bisognerebbe imparare ad essere più felici quando si raggiunge un obiettivo, saper accettare il proprio merito e non attribuirlo a tutti i costi al destino o ad altre forze superiori a noi. Bisognerebbe prendere in pugno tutte le occasioni della vita, anche quelle che capitano per caso, se sono positive, perché potrebbero non ricapitarci. Se devo dire qualcosa che manca in questo momento, sicuramente tanti viaggi, e ovviamente… un lungometraggio!

Qual è l’ultimo film che hai visto? E l’ultimo libro letto?

L’ultimo film che ho visto è stato “Gloria – una notte d’estate” del regista newyorkese John Cassavetes, altra mia grande ispirazione. L’ultimo libro, “Mosè e il monoteismo” di Sigmund Freud.

Ti è piaciuta questa intervista?

Moltissimo. Mi ha dato modo di parlare di alcune degli argomenti a cui più tengo.

Data la tua risposta della quale ti ringrazio, se ti chiedessi di poterci salutare con una citazione, tu diresti…

Truffaut diceva: “Sono l’uomo più fortunato del mondo, realizzo i miei sogni e sono pagato per farlo. Sono un regista”. Io aggiungerei, “Ancora non sono pagato, ma sono fortunato lo stesso”.

Grazie!

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto