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25 agosto 2012

Rientro accademico parigino: progetti e incertezze sul futuro

Anche se questo caldo afoso rende difficile immaginarlo, siamo ormai vicini alla fine dell’estate. Molto presto le università riapriranno i battenti, italiane e non: nel caso di Parigi sono state preparate delle settimane intere per permettere ai nuovi studenti di integrarsi e imparare a muoversi all’interno dell’università.

Naturalmente l’inizio del nuovo anno accademico non coincide per tutto l’ateneo: Paris 4 la Sorbonne, per esempio, riapre il 24 settembre mentre per gli iscritti all’Essca, una scuola di commercio internazionale post laurea, mancano solamente 2 giorni per il rientro. L’Université Pierre et Marie Curie ha addirittura organizzato un’intera “Welcome Week” dal 10 al 14 settembre, per aiutare le matricole a localizzare e saper utilizzare luoghi come la biblioteca universitaria o l’ufficio dei servizi sociali.

Tale sforzo a favore dell’inserimento dei nuovi arrivati è senz’altro ammirevole, e al di là dell’utilità immediata ha uno scopo più profondo: cercare di democratizzare sempre di più la società universitaria. Tutti sanno che l’università pubblica francese ha sempre potuto vantare alti livelli di eccellenza, ma sempre più studenti terrorizzati dall’idea di non essere preparati a sufficienza o semplicemente molto motivati si affidano ai cosiddetti “cours de prerentrée”, ovvero dei corsi di sostegno pre-universitari per “affrontare serenamente il rientro universitario e non trovarsi smarriti dopo i primi 10 giorni” –così recita lo slogan di uno di questi corsi.

Chi li segue sono soprattutto gli studenti di medicina e di diritto, spaventati all’idea di non farcela al punto da essere disposti a pagare cifre non esattamente irrisorie –per esempio, il corso citato qui sopra costa ben 400 euro. Questo fenomeno si verifica ormai da diversi anni e, secondo il giornalista Olivier Rollot, presenta diversi effetti negativi.

Olivier Rollot è direttore esecutivo del polo comunicazione “Headway Advisory”, che si dedica esclusivamente ai problemi educativi relativi all’insegnamento superiore; secondo lui, attraverso questi corsi di sostegno si crea già una forte discriminazione verso gli studenti con meno risorse economiche. Poiché infatti questi corsi sono tutti a pagamento, è ovvio che solo certe famiglie potranno permetterseli per i loro figli, cercando così di avvantaggiarli sugli altri. Ecco quindi che il lavoro di uguaglianza e democratizzazione –concetti assai cari alla Francia- fatto all’interno dell’università comincia a vacillare.

Non solo: il successo di questi corsi denota anche una certa sfiducia nella stessa università, come se nei corsi di laurea in medicina e giurisprudenza non venissero forniti sufficienti elementi per aiutare gli studenti ad apprendere le materie, come se la semplice università pubblica non fosse più abbastanza. È il privato che cerca di farsi strada a spese del pubblico, sono i soldi che tentano di fare la differenza al posto del merito individuale.

L’università pubblica ha senz’altro bisogno di un rinnovo, rinnovo che potrebbe arrivare con la legge quadro 2013 della quale si sta discutendo già adesso: un aiuto da parte del governo per “garantire il buon funzionamento e l’effettiva autonomia degli stabilimenti di insegnamento superiore” come ha spiegato il primo ministro Jean-Marc Ayrault su la Libération. L’intenzione è di stanziare finanziamenti alle università che si trovano in maggior difficoltà e di aumentare il numero degli alloggi per gli studenti, riforme che naturalmente sono attese con ansia da molti. Il risultato lo vedremo dopo le assise dell’insegnamento superiore e della ricerca, che si terranno tra metà ottobre e fine novembre e che prepareranno il disegno di legge.

Fonte foto: http://www.paris-sorbonne.fr/l-universite/en-images/

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