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21 agosto 2012

Rollkur: cos’è e come spaccare la bocca del cavallo

Rollkur
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Il lungo percorso intrapreso nel mondo degli abusi sui cavalli, ci ha portato in tantissime realtà del nostro globo, coinvolgendo competizioni, “discipline” e metodi di qualsivoglia natura e peculiarità.

I criteri di intervento, abbiamo osservato, erano dei più curiosi e bizzarri e il più delle volte potenzialmente generatrici di briosità… la quale svaniva non appena ci si rendeva conto che ciò che accadeva era reale, e reale era la sofferenza provata dai nostri amici cavalli.

L’elemento che poteva magari saltare agli occhi di un neofita, era l’ambientazione il più delle volte di secondo ordine, e quindi maggiormente soggetta alla noncuranza dei controlli, approssimazioni nelle tecniche di addestramento e superficialità e faciloneria nello svolgimento delle specifiche competizioni.

In effetti ciò è in parte vero, infatti in ambienti di maggior spicco, con strutture organiche ben radicate e conformate a livello mondiale, con milioni di appassionati e addetti ai lavori, e quindi con livelli di generale professionalità ben più elevati, ci si aspetta che il fattore violenza sia assente o quanto meno considerevolmente controllato e profondamente condannato. Ma come ben sanno i più avvezzi al mondo delle competizioni delle maggiori discipline equestri (es. dressage o salto ostacoli) molte sono le tecniche coercitive utilizzate per l’addestramento o lo sviluppo di determinate caratteristiche psicofisiche del soggetto sportivo quadrupede.

Rollkur: massima e spasmodica curvatura del collo e della nuca

Oggi vorremmo porre all’attenzione del magnanimo lettore, la cosiddetta tecnica dell‘iperflessione o rollkur, che tanto ha fatto discutere e che tanto (informalmente) divide i quanti operano nel settore. Con rollkur si indica una tecnica di addestramento che prevede la massima e spasmodica curvatura del collo e della nuca, fino a far toccare il muso del cavallo con il petto. Tale tecnica è molto usuale sia nel salto ostacoli, ma potremmo dire senza remore che è molto più preponderante nel settore del dressage nel quale a differenza del salto ostacoli, non vi è distinzione tra “lavoro in piano” e l’ultima finalità agonistica.

Tale procedimento non dovrebbe però ingannare coloro che non sono a conoscenza di tale tecnica, infatti , l’assenza di gesti di ribellione acclarati, frustate scroscianti, catene o quant’altro (almeno formalmente) non sminuisce la sofferenza percepita dal malcapitato cavallo. Da studi scientifici infatti emergono grosso stress a carico delle funzioni cardiache e a livello ghiandolare, per non parlare delle grossissime tensioni a livello muscolo scheletrico.

Il tutto si completa con grossi problemi di natura mentale/psicologica dati ad esempio da un ristretto campo visivo che comporta maggior timore del mondo circostante, la durevole violenza (la quale dura difatti per tutto il tempo del lavoro, e il più delle volte si protrae anche in box) porta alla distruzione del rapporto di fiducia tra uomo e cavallo e la posizione sostanzialmente innaturale comporta sin dalle prime fasi grosse difficoltà nell’affrontare training già di per se profondamente ostici e complessi. L’ulteriore fattore aggravante della trattazione risiede nel coinvolgimento anche di grandi nomi olimpici come Anky Van Grunsven o di cavalieri come lo svedese Patrik Kittel, che in campo prova a Odensee, arrivò a far diventare la lingua blu al suo cavallo tramite il metodo rollkur!

Le condanne per l’uso della tecnica del rollkur

Il 12 aprile 2008, la FEI condannò la rollkur solo come “abuso mentale”, distinguendo successivamente tale pratica dal LDR (low, deep and round) nel quale individua la variabile discriminante non nella posizione innaturale assunta dal cavallo, ma dalla presenza o meno di “forza” da parte del cavaliere per il suo raggiungimento. Insomma come si è potuto notare la vicenda è molto complessa e le varie concause sembrano portare a nulla di esplicativo. Non staremo qui ad indagare o a fare il processo ad esempio alla Van Grunsven o quanti fanno “bella faccia a cattivo gioco” solo per evitare accuse e attacchi forse almeno questa volta legittimi.

Rimandiamo il lettore ad un video esplicativo che si spera possa far sorgere quell’interesse per una maggiore conoscenza del fenomeno, senza implicazioni di ideologie esterne e convinzioni inficianti nel proprio processo di formulazione concettuale. Ancora una volta fieri testimoni non di applausi scroscianti o problematiche in voga nel panorama mediatico, resteremo sempre fedeli alla denuncia di queste ed altre “scorrettezze” che deturpano ormai troppo frequentemente quel campo della metafisica, che vede l’incontro tra un uomo e lo spirito nobile e sempre fedele, dei nostri eternamente amici con coda e criniera!

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