• Google+
  • Commenta
8 agosto 2012

Un libro scritto da uno studente per raccontare lo stato dell’Università made in Italy

Ha chiare le idee sullo stato in cui versano le università italiane e su cosa significhi oggi essere uno “studente universitario” e forse ha anche pronta qualche soluzione per “invertire la rotta” facendo un passo indietro per farne qualcuno in avanti, verso un futuro con qualche certezza in più.

Simone Colapietra è un ragazzo di 21 anni, originario di San Severo, provincia foggiana, che a 5 esami dalla Laurea in Economia e Commercio presso una imprecisata università del nord Italia (resta il mistero su quale essa sia ma ci piace il mistero quando si parla di scrittori e libri), ha deciso di lasciare momentaneamente i panni dell’economista per metter su quelli dello scrittore/saggista dando vita al suo primo lavoro editoriale “Il fallimento dell’Università Italiana” (edito da Cerebro e in libreria al costo di  10 euro, disponibile anche in e-book al prezzo di 4,99 euro).

Lo incontriamo su Facebook per parlarci del suo punto di vista e dei contenuti del suo libro.

Sei molto giovane, il tema scelto per il tuo libro è argomento serio e per tanti studenti universitari rappresenta una realtà anche in un certo senso “drammatica”…Come nasce questo tuo primo lavoro editoriale?

Il libro è il frutto di lunghe meditazioni su problemi pratici che fanno capo alle novità introdotte dalla riforma-scempio del 3+2. Alla fine mi sono accorto di avere materiale sufficiente per scrivere un libro, così ho approfondito le mie ricerche ed è venuto fuori questo saggio.

Il titolo che hai scelto è sicuramente di impatto ma non sembra lasciare molto spazio all’ottimismo.

Beh, se l’università continua così non c’è molto da sperare, tuttavia le mie sono critiche costruttive,
cerco di proporre delle soluzione alternative. Per mia natura sono ottimista, però se il sistema non cambia avremo grossi problemi. Ritengo sia un sistema fallimentare.

Allora dimmi, quali sono le possibili alternative/soluzioni che proponi nel tuo libro? Cosa serve secondo te oggi agli studenti universitari italiani per poter tornare a sperare?

Anzitutto do un consiglio che può sembrare brutale: chi a scuola non ha mai amato lo studio e non ha nessun ramo disciplinare che lo appassiona, è meglio che non vada all’università. Come scrivo nel libro, ci sono delle professioni che, paradossalmente, sono in sottoccupazione, mancano cioè di personale qualificato, sono specialmente lavori artigianali. Tutti puntano ormai al lavoro in giacca e cravatta o in camice bianco, sfracellandosi poi contro il muro della disoccupazione.
Il secondo consiglio riguarda più i governanti che gli studenti: si deve tornare al vecchio ordinamento. L’università di oggi ha una struttura intrinseca che è un controsenso. Per esempio nel libro, il sistema dei crediti viene seviziato e dimostro anche che è un sistema sbagliato, un errore sostanziale e intrinseco insomma.

Secondo te quindi le “riforme” di questi anni sono state non solo insufficienti ma anche    controproducenti per l’università italiana?

Assolutamente sì! L’università italiana, checché se ne dica, dava un’ottima preparazione agli studenti. Mi riferisco al vecchissimo ordinamento. Basti pensare che molti docenti universitari che si sono laureati negli anni ’70, hanno poi perfezionato gli studi all’estero a dimostrazione di quanto l’università dava delle conoscenze in grado di competere con le università estere.

Certo negli anni 70 è vero anche che il mercato del lavoro era altra “roba” e chi faceva l’università aveva quasi il posto fisso assicurato al termine del proprio percorso di studio…

Questo è vero ma il mercato del lavoro è legato all’università e se siamo arrivati a una situazione simile è anche per colpa dell’università. Nel libro c’è un capitolo dedicato proprio ai voti di laurea
nel quale spiego un fenomeno oggi molto diffuso: le aziende tendono a scartare i laureati magna cum laude…un vero e proprio controsenso!

Ma secondo te, c’è un reale interesse delle università italiane ad entrare in contatto con il mondo del lavoro?

Sì, ma solo a fini speculativi. Nel libro parlo molto duramente dei master che ritengo solo degli strumenti per far arricchire le università.

Questo giudizio critico sull’università, peggiora se si parla di università del sud?

Io credo che ogni università sia un mondo a se. È possibile che ci siano università del nord che sono pessime se confrontate a certi atenei del sud. La geografia non ha un grosso peso, anche se credo che il nepotismo accademico sia più diffuso al sud.

Simone, siamo arrivati al termine di questa intervista. Vuoi aggiungere altro?

Vorrei fare un appello ai giovani come me, appello che faccio anche nel mio libro: non essere delle “pecore”,  cioè di non uniformarsi al branco e di non fare in modo passivo le cose!

Diciamo che questo è un ottimo consiglio che può essere dato ai ragazzi, non solo per quanto concerne il mondo universitario ma in generale, durante l’arco di tutta la vita: essere attenti alle cose, partecipare e avere un forte senso critico per poter ripartire nell’ università e non solo.

Esatto!

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy